Trump pensa di invadere l’isola di Kharg.
Vi passa il 90% dell'export di greggio iraniano
Kharg
è un’isola di sedici chilometri quadrati nel Golfo Persico, a
ventiquattro chilometri dalla costa iraniana. Gestisce il novanta per cento
delle esportazioni di petrolio greggio dell’Iran. L’amministrazione Trump sta
valutando di invaderla. Lo riferiscono quattro fonti ad Axios. Per ora è ancora solo una valutazione, ma è
considerata molto seria. Gli avvocati del Pentagono sono già stati consultati
sulla legalità dell’operazione. Tre unità dei Marines sono in viaggio verso
la regione.
La strategia è (sarebbe) diretta conseguenza d’un ragionamento lineare: Trump
non può concludere la guerra alle sue condizioni finché l’Iran tiene chiuso lo
Stretto di Hormuz. I prezzi dell’energia continuano a salire. Kharg è la leva più ovvia. “Vuole che Hormuz venga
aperto. Se per farlo dovrà conquistare l’isola di Kharg,
lo farà”, ha detto un alto funzionario dell’amministrazione. Aggiungendo, con
la cautela istituzionale di rito, che la decisione non è ancora stata presa.
Venerdì scorso l’esercito americano aveva già colpito Kharg
con massicci raid aerei. Un avvertimento, ma anche una preparazione del
terreno. Trump aveva descritto l’isola come “completamente indifesa”,
precisando di aver risparmiato solo le tubature: “Ricostruirle richiederebbe
anni.” Lo stesso giorno aveva detto ai giornalisti che non avrebbe inviato
truppe da nessuna parte, aggiungendo: “Se lo stessi facendo, di certo non ve lo
direi”.
Secondo le indiscrezioni di Axios, non tutti nella catena di
comando sono convinti. Il contrammiraglio in pensione Mark Montgomery ha
sollevato una obiezione concreta: conquistare Kharg
non significa controllare la produzione petrolifera iraniana. “Se
conquistiamo l’isola di Kharg, chiuderanno il
rubinetto dall’altra parte”. La sua ipotesi alternativa è più graduale: altre
due settimane di attacchi per indebolire ulteriormente le capacità iraniane
nello stretto, poi cacciatorpediniere e aerei a scortare le petroliere. Senza
invasione.
Una fonte vicina alla Casa Bianca ha sintetizzato la tempistica prevista per
uno scenario offensivo: “Ci occorre circa un mese per indebolire
ulteriormente gli iraniani, conquistare l’isola e poi usarla come leva per i
negoziati.” Nel frattempo arrivano i Marines. Un
corpo di spedizione da 2.500 uomini entro pochi giorni, altre due unità di
dimensioni simili a seguire
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(Credits: Agenzia Dire)