Hacker russi, soldi per informazioni su
Tajani, Lo Voi e Gabrielli
di
Ivan Cimmarusti - Il Sole 24 Ore
MILANO
- Hanno messo un prezzo sulle informazioni di chi dà loro la caccia. Gli hacker
filorussi di NoName057(16) offrono denaro per sapere di più sul procuratore di
Roma Francesco Lo Voi e sul capo della Polizia Postale Ivano Gabrielli, gli
uomini che guidano gli uffici impegnati nelle indagini sul collettivo legato al
Cremlino. In testa a una lista di diciotto obiettivi a livello europeo c’è
anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Di tutti e tre sono già esposti
sul darkweb i dati privati: numeri di telefono, email
e contatti Telegram ancora in uso. Il quarto nome è quello di Paolo
Tassan-Zanin, sindaco di Aviano, la città che ospita la base aerea Nato/Usaf.
La
Procura di Roma ha aperto un’indagine dopo il deposito di una informativa di
reato. La notizia è stata pubblicata sull’edizione odierna del quotidiao Il Sol 24 Ore.
Il
«Tribunale» di NoName: dati privati sul darkweb e informazioni a pagamento
La
pagina su cui è pubblicata la lista si chiama «Tribunale». Un nome che evoca un
giudizio affidato alla platea del darkweb, accompagnato da una richiesta
esplicita: «Qui si trova l’elenco dei cittadini ostili alla Federazione Russa,
sui quali siamo interessati a ottenere informazioni. A pagamento».
Ogni
bersaglio ha la sua scheda: email, numeri fissi e
cellulari, indirizzi Telegram, profili social. La vita privata viene raccolta
in un fascicolo e messa a disposizione di chiunque acceda al sito. Per
raggiungerlo serve Tor, la rete che protegge le connessioni con più strati di
cifratura. È l’unica porta d’ingresso alla pagina: chi la varca può consultare
le informazioni pubblicate.
Il
meccanismo opera su due livelli. NoName offre denaro per raccogliere altri dati
e, contemporaneamente, diffonde quelli già ottenuti. La schedatura diventa così
uno strumento di pressione sulle persone indicate. E può alimentare nuove
azioni cyber, offrendo a chi consulta le schede i recapiti dei bersagli.
Operazione
Eastwood: le indagini di Procura di Roma e Polizia Postale
Con
Lo Voi e Gabrielli la lista tocca il nervo più scoperto. Non sono due nomi
qualsiasi. Per capire perché bisogna tornare all’estate del 2025. Tra il 14 e
il 17 luglio scatta Eastwood, l’operazione internazionale contro il collettivo
NoName coordinata da Europol ed Eurojust. Coinvolge dodici Paesi, Italia
compresa.
In
Italia il filone è della Procura di Roma e della Polizia Postale. I pm e gli investigatori del Cnaipic,
articolazione della Postale, ricostruiscono con precisione il ruolo di una
decina di persone riconducibili alla galassia del collettivo.
Ora
la traiettoria si rovescia. È il collettivo hacker finito al centro
dell’inchiesta a cercare informazioni sul procuratore - che ha condotto
delicate indagini antimafia a Palermo - e sul capo della Postale.
Gabrielli,
in particolare, è un bersaglio che pesa. Nell’ambiente cyber è indicato tra i
migliori investigatori europei del settore, con un profilo di rilievo
internazionale. Ed è uno dei pochi dirigenti delle forze dell’ordine finiti nel
mirino di NoName. Cercarne i dati significa portare la pressione del collettivo
direttamente su chi ne contrasta le attività.
Eurojust,
Europol e giornalisti tedeschi tra i bersagli
La
stessa esposizione investe altre figure delle istituzioni coinvolte
nell’operazione Eastwood. Nell’elenco compare l’austriaco Michael Schmid,
presidente di Eurojust. C’è poi il lituano Edvardas Šileris, direttore del
Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica di Europol. E c’è il
tedesco Benjamin Krause, alto magistrato della procura generale di Francoforte
sul Meno.
Anche
per loro il meccanismo è quello applicato ai bersagli italiani: NoName pubblica
le loro informazioni private e offre denaro per ottenerne altre. La lista
raggiunge così i vertici degli organismi che hanno coordinato l’operazione
internazionale contro il gruppo.
Accanto
ai rappresentanti delle istituzioni compaiono tre giornalisti investigativi
tedeschi: Sergej Maier, di RTL Deutschland, Angelique Geray e Michael Alexander
Martens. L’elenco si estende dunque oltre gli uffici giudiziari e le strutture
di contrasto al cybercrime, fino al mondo dell’informazione.
Tajani,
gli attacchi di Zakharova e i DDoS contro la
Farnesina
Per
Tajani, la pubblicazione dei dati sul darkweb si affianca a uno scontro
diplomatico aperto da tempo. Il ministro degli Esteri aveva evocato il rischio
di interferenze russe nelle elezioni italiane del 2027. Maria Zakharova,
portavoce del ministero degli Esteri russo, lo ha attaccato più volte.
L’8
ottobre scorso Zakharova ha bollato quelle accuse come «malsane» e ha accusato
Tajani di giocare la «carta russa». Quello stesso giorno il sito della
Farnesina è stato colpito dagli attacchi DDoS di
NoName.
I DDos sono azioni informatiche che puntano a rendere
irraggiungibile un sito sommergendolo di richieste, fino a sovraccaricarlo. Nel
caso del ministro, quindi, agli attacchi contro il portale dell’istituzione si
affianca l’esposizione dei recapiti personali, accompagnata dall’offerta di
denaro per raccogliere ulteriori informazioni.
NoName
e la guerra ibrida: l’ipotesi di una regia russa
NoName
è legato al Gru, il servizio segreto militare russo, ed è responsabile delle
campagne DDoS che stanno investendo l’Europa. Con la
lista dei diciotto, la pressione raggiunge direttamente le persone: esponenti
del governo, magistrati, responsabili della lotta al cybercrime e giornalisti.
L’elenco
aggiunge un elemento a uno scenario già carico di tensione, segnato in questi
giorni dai falsi allarmi bomba sugli aerei europei e dalle azioni cyber contro
i frigoriferi della grande distribuzione nell’Unione europea. È il quadro della
guerra ibrida contro l’Italia e l’Europa, nel quale minacce informatiche,
intimidazioni e altre forme di destabilizzazione si sovrappongono.
Su
questo insieme di episodi pesa l’ipotesi di una regia russa che possa risalire
fino ai vertici del Cremlino. Il possibile coordinamento resta un’ipotesi.
L’esposizione dei dati privati sul «Tribunale» di NoName è già una realtà.
Mosca, però, nega.
«Siamo
di fronte ad una guerra ibrida, per questo ho chiesto al G7 che si svolgerà
lunedì a Parigi di porre questo argomento al centro del nostro dibattito»,
afferma il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
La
reazione di Tajani alla notizia pubblicata su IlSole24Ore
La
notizia della lista di 18 personalità europee nel mirino degli hacker NoName è
stata anticipata sabato 7 novembre sul quotidiano IlSole24Ore e su
IlSole24Ore.it. Il ministro degli Esteri è così voluto intervenire, confermando
che «da giorni stanno diffondendo i suoi dati personali sul dark web e ha
assicurato che non si farà intimidire in nessun modo», alla luce dell’apparente
legame degli attacchi con il sostegno del governo italiano all’Ucraina.
«Criminali informatici da giorni hanno diffuso i miei dati personali sul dark
web e cercano altre informazioni, di fatto esponendomi a nuove minacce e
intimidazioni», ha comunicato il vicepremier su X, «coinvolgono anche la mia
famiglia, sono pronti a pagare per altri dettagli su di me e sui miei cari. La
mia reazione è molto semplice: non mi faroò
intimidire in nessun modo. Continuerò a lavorare per difendere il mio ministero
e l’Italia, rafforzerò sempre più i legami e la collaborazione con i nostri
alleati per proteggerci insieme».
«La
nostra posizione sull’Ucraina è la ragione politica per cui sono entrato nel
mirino: difendere la libertà di uno Stato sovrano, schierarsi in maniera
limpida a favore di democrazia e indipendenza di una nazione per queste entità
criminali è pericoloso», ha proseguito Tajani, «si muovono anche in reazione
alle attività che da mesi abbiamo messo in piedi per difendere la sicurezza
informatica del ministero degli Esteri». «Alla Farnesina lavoriamo seriamente
contro queste minacce: ho creato dal 1 gennaio una
“direzione cyber” per proteggerci dalle incursioni informatiche di soggetti
spesso collegati in qualche modo a entità statali a noi ostili», ha ricordato
il ministro degli Esteri, «siamo operativi e siamo collegati ai nostri
alleati». «La nostra scelta, la mia missione sono compiute: noi continueremo a
difendere la nostra sicurezza, a difenderci dai criminali informatici», ha
concluso Tajani, «con la convinzione che questo è il modo giusto per tutelare
il popolo italiano e il nostro Paese».
Meloni:
«Solidarietà a Tajani»
«Esprimo
la mia piena solidarietà al Vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, per
quanto emerso sull’attività di hacker filorussi e sulla diffusione sul dark web
di dati personali che lo riguardano. La messa in vendita di informazioni
riservate su esponenti delle istituzioni desta grande preoccupazione e va
affrontata con la massima determinazione.
Altrettanto
preoccupante è la circolazione di immagini false, diffuse anche da esponenti
dell’opposizione. La libertà di espressione non può mai diventare terreno di
disinformazione»
***
(Credits.
Servizio speciale del Sole 24 Ore)