Starmer si è dimesso, Burnham nuovo premier: 'Restituire la stabilità al Paese'

 

LONDRA - Il cambio della guardia a Downing Street è cosa fatta: Keir Starmer si è dimesso formalmente da premier britannico nelle mani di re Carlo III (che le ha accettate) a Buckingham Palace, dove è ha convocato Andy Burnham, proclamato leader del Partito laburista di maggioranza venerdì scorso, e gli ha conferito l'incarico di formare un nuovo governo.

 

"La Gran Bretagna deve mostrare al mondo che può ritrovare la sua stabilità: è questa la sfida che abbiamo davanti", ha detto Burnham nel suo primo discorso davanti a Downing Street dinanzi a una folla di familiari, alleati, funzionari ed esponenti di partito festanti. "Dobbiamo fare meglio" di quanto è stato fatto negli ultimi anni "e lo faremo", ha aggiunto, assicurando di avere "un piano" di lungo periodo, per migliorare il Paese nei prossimi "10 anni", ribadendo di voler rendere "più sostenibili" le condizioni di chi sta peggio. 

 

Burnham ha evocato un nuovo "modello economico" per il Paese, soffermandosi soprattutto sulla necessità di una svolta in politica interna e di decentramento, dopo decenni di ricette neoliberali in cui - è tornato a deplorare - "la politica è stata centralizzata e l'economia privatizzata" a dismisura. Ha quindi parlato di "speranza", di "unità", di "positività" e di "una comune determinazione" a cambiare. Ha anche evocato la necessità di rispettare i paletti di bilancio, "le regole fiscali" di riportare sotto controllo i costi del welfare in modo "equo e sostenibile", d'investire "nel successo" di coloro che sono rimasti indietro "invece che di pagare per il loro abbandono"; ma pure di investire "nelle difesa", di restituire un "maggior controllo pubblico sui servizi" essenziali, di mettere fine alla piaga "dei senza tetto".

 

Quanto alla stabilità, si è detto "acutamente consapevole" del fatto di essere "il settimo primo ministro" dal 2016. "Io - ha poi promesso - presenterò un piano in 10 anni" per il cambiamento del Paese, ma anche misure "tangibili" immediate, "a partire da domani", per "dare ossigeno" e sostenere chi non c'è la fa con "il costo della vita". Sullo sfondo della sua già annunciata intenzione di creare una succursale di Number 10, denominata Downing Street Nord, per rilanciare il decentramento e la devolution, ha infine fatto cenno a un qualche recupero del progetto - cancellato sotto il governo Starmer per ragioni di costi - per l'alta velocità ferroviaria estesa ai treni sulla tratta Birmingham-Manchester.

 

Il nuovo primo ministro ha anche assicurato di voler continuare a garantire il "pieno sostegno" del Regno Unito all'Ucraina, a margine di un discorso d'insediamento dominato dalle promesse di una svolta in politica interna ed economica, con la politica estera lasciata di sfondo. Burnham ha preannunciato una sua telefonata già oggi al presidente ucraino Volodymyr Zelensky (oltre che al presidente americano Donald Trump), fra i suoi primi contatti internazionali da premier. "Gli farò sapere chiaramente che non ci saranno cambiamenti" sul sostegno a Kiev e che "sarà al fianco" dell'Ucraina in guerra con la Russia "esattamente come lo è stato Keir Starmer", ha detto.

 

Burnham, con la first lady al fianco, si è mostrato sorridente, sottolineando la sua maggior empatia naturale rispetto all'ingessato predecessore Keir Starmer. E ha evidenziato il familiare accento del nord dell'Inghilterra, prima di entrare nella residenza ufficiale di capo del governo, contrassegnata dal fatidico Number 10, con incisa sulla buca delle lettere l'iscrizione 'First Lord of the Treasury': uno degli antichi titoli di cui il primo ministro britannico tuttora dispone.

 

Non ha mancato di abbracciare amici e alleati, fra cui molte persone calate a Londra assieme a lui dal nord, come ad esempio l'amico sindaco di Liverpool, Steve Rotheram, storico esponente della sinistra laburista e co-autore di un libro che illustra una sorta di nuovo modello del nord per la politica del Regno, in prima fila con in braccio un nipotino di pochi mesi.

 

Starmer, nel suo discorso di addio in mattinata, aveva rivendicato i successi del proprio governo: "Il mio lavoro è stato fatto, lascio un Paese più forte e più equo di due anni fa", ha detto subito prima di lasciare definitivamente Downing Street per recarsi da re Carlo III a formalizzare le sue dimissioni e passare le consegne. Starmer ha assicurato il suo "pieno sostegno a Andy Burnham". "Me ne vado con buona grazia, con il sorriso sul volto e orgoglioso di quanto abbiamo fatto", ha concluso.

 

Starmer si è mostrato sorridente, al di là di qualche accento di commozione a tratti nella voce, uscendo dal portoncino al numero 10 mano nella mano con la moglie Victoria. Ha parlato in una mattinata di sole davanti a una piccola folla di familiari, fedelissimi e giornalisti che lo ha applaudito insistentemente. Ha quindi rivendicato ancora una volta di aver risollevato il suo partito in sei anni da leader, dopo una sconfitta "disastrosa" alle elezioni del 2019.

 

 

E ha nuovamente difeso il suo record di due anni di governo, evocando, la reputazione "internazionale" che afferma di aver restituito al Regno Unito. Non è mancato un riferimento al sostegno all'Ucraina in guerra con la Russia e alla certezza che "la nostra grande nazione" continuerà a stare al fianco di Kiev. Sul fronte interno, ha parlato di un'economia tornata "a crescere", invocando l'unità come fattore decisivo per completare il rilancio del Paese e garantire più giustizia sociale e più opportunità a tutti. "Auguro ogni successo ad Andy Burnham, egli avrà il mio pieno sostegno", ha infine rimarcato, ringraziando sua moglie, la sua famiglia, il suo team e tutto il Partito laburista.

 

"La politica sarà sempre uno sport di squadra, ringrazio il popolo britannico per l'opportunità che mi ha dato di servirlo", ha concluso, definendo questa opportunità "il più grande onore della mia vita". Starmer, che si è riferito a questo tornante come della "fine del mio viaggio da primo ministro", è intanto già arrivato a Buckingham Palace per incontrare re Carlo e formalizzare le dimissioni.

 

Per il 77enne re Carlo si tratta del quarto insediamento di un primo ministro in appena 4 anni di regno. Nella sua veste di capo dello Stato, ha ereditato come prima capo del governo del proprio regno, alla morte di sua madre Elisabetta II nel settembre 2022, la conservatrice Liz Truss, la più effimera della storia moderna dell'isola, costretta a dimettersi dopo meno di 50 giorni per i disastrosi contraccolpi d'una manovra finanziaria d'esordio fatta di tagli di tasse in deficit.

 

Ha poi insediato Rishi Sunak nello stesso 2022, quindi Starmer, dopo la sconfitta Tory alle elezioni del 2024, e ora Burnham, dopo il cambio di cavallo nella leadership laburista fra l'impopolare sir Keir e l'ex sindaco di Manchester. Il 56enne Burnham, un veterano della politica britannica, già ministro sotto la premiership di Gordon Brown, quasi 20 anni fa, è apparso leggermente emozionato al momento del suo ingresso a palazzo per l'incarico, accompagnato dalla first lady entrante, Marie-France van Heel, moglie d'origine olandese e sua compagna di vita sin dai comuni studi universitari giovanili a Cambridge. L'uscita di scena di Starmer porta intanto a 9 il totale dei primi ministri del Regno in vita, il più anziano dei quali è John Major, successore della defunta Margaret Thatcher

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(Servizio speciale dell'Ansa)