Usa-Cina, Xi Jinping
vola da Trump. I dossier sul tavolo e le incognite
Si
erano incontrati a Pechino a metà maggio. Si rivedranno quasi
quattro mesi dopo a Washington, passati più di nove anni dal loro primo summit.
Sarà il terzo faccia a faccia in meno di un anno e, secondo gli osservatori,
difficilmente da Xi Jinping arriveranno 'concessioni'
per Donald Trump. I colloqui, in programma per giovedì, si terranno mentre
per il tycoon si avvicina il voto di Midterm. L'attenzione è concentrata su una
possibile proroga della tregua commerciale, concordata nell'ottobre dello
scorso anno e in scadenza a novembre, dopo l'incontro di domenica a New York
tra il vicepremier cinese He Lifeng, zar dell'economia, e il segretario al
Tesoro Usa, Scott Bessent.
Una
nuova guerra di dazi e controdazi, di misure sui
minerali critici, una nuova guerra commerciale, evidenzia David Pierson nella
sua analisi per il New York Times, colpirebbe i consumatori americani a ridosso
delle elezioni ed è un rischio che Trump non può permettersi, mentre tenere a
bada il tycoon consentirebbe a Xi di avere il tempo
necessario per lavorare al rilancio dell'economia cinese, per 'ricomporre' i
vertici militari dopo le epurazioni nel contesto della lotta alla corruzione e
per continuare a 'insistere' su potenza industriale, tecnologica e militare.
Secondo
i media americani, l'intelligenza artificiale sarà in cima all'agenda.
Difficile non si parli di Iran. Sul tavolo, anche il dossier Boeing. Dopo
l'atteso faccia a faccia, è la conclusione dell'analisi del Nyt,
la Cina potrebbe acconsentire ad aumentare gli acquisti di prodotti agricoli,
ma le aspettative sono basse su questioni come sicurezza dell'intelligenza
artificiale e squilibri commerciali. E, sottolinea ancora sul quotidiano Keith
Bradsher, le restrizioni imposte dalla Repubblica popolare sulle esportazioni
di terre rare restano una delle questioni più difficili da risolvere.
Gli
osservatori si aspettano nuove pressioni da parte di Xi,
73 anni fatti il 15 giugno, su Trump, 80 anni compiuti il 14 giugno, sul
dossier Taiwan, su cui il leader cinese aveva insistito durante il faccia a
faccia di maggio con Trump.
Per
Taiwan, isola di fatto indipendente che rivendica la sua democrazia, Pechino
vuole la "riunificazione" senza escludere l'uso della forza. Il
Wall Street Journal evidenzia come il gigante asiatico continui con il pressing
militare sull'isola, anche se - secondo persone che sarebbero a conoscenza dei
timori di Xi - a preoccupare il leader cinese sarebbe
la possibilità che un'invasione possa trasformarsi in un pantano. Pechino,
sottolinea il quotidiano, sta anche intensificando il lavoro con l'obiettivo di
creare divisioni all'interno della società taiwanese (a fine novembre chiamata
alle urne per elezioni locali), di convincere sempre più abitanti che è inutile
'resistere' al controllo cinese, 'corteggiando' il Kmt
e chi si oppone all'indipendenza, seminando dubbi sull'impegno degli Usa nei
confronti di Taipei (Pechino ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento in
campagne di disinformazione), che ha una manciata di alleati nel mondo e conta
da sempre sugli Stati Uniti come principale sostenitore pur in assenza di
relazioni diplomatiche formali.
Il
leader cinese, continua il giornale, intravede un'apertura alla luce di un
timore crescente a Taiwan, ovvero che il tycoon possa sacrificare il sostegno
assicurato all'isola in nome di relazioni migliori con Pechino.
Secondo
un sondaggio recente della Brookings Institution, rilanciato dal Wsj, solo il 24% degli elettori di Taiwan
considera gli Stati Uniti un partner affidabile. Per Chiu Chui-Cheng
dell'ente governativo di Taipei incaricato di gestire le relazioni con Pechino,
il Dragone continua a considerare il secondo mandato di Trump alla Casa Bianca
come una "occasione rara" per influenzare l'opinione pubblica dell'isola.
"Pensano - ha affermato - che l'imprevedibilità di Trump sugli impegni
americani dia a Xi più margini di manovra".
Così
l'obiettivo di Xi in vista del faccia a faccia con il
tycoon sarebbe, secondo consiglieri politici cinesi citati dal giornale,
portare Trump a esprimersi chiaramente contro l'indipendenza di Taiwan. Se per
il tycoon si avvicina il voto di Midterm, Xi
- nonostante le voci sulle sue condizioni di salute - si prepara a un quarto
mandato senza precedenti alla guida del Partito comunista cinese e, scrive
Pierson nella sua analisi per il Nyt, sembra aver
concluso che il modo migliore per 'gestire' gli Usa oggi sia quello di
coinvolgere Trump in vertici di alto livello, ricchi di immagine e poveri di
sostanza.
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(Servizio
speciale di Adnkronos)