Indipendence Day
a Villa Taverna. Chi c’era alla festa Usa dopo lo scontro Trump-Meloni
di Piero Bonito Oliva -
"Dire"
ROMA – Un pomeriggio romano a quaranta gradi all’ombra, un
clima subtropicale dominato dall’odore di carne alla brace e una faticosa
messinscena diplomatica a fare da cornice. Il tradizionale ricevimento per l’Indipendenza
degli Stati Uniti a Villa Taverna si è trasformato nel palcoscenico
perfetto per misurare la temperatura dei rapporti tra Roma e Washington,
pesantemente raggelati dopo le recenti e ruvide uscite di Donald Trump nei
confronti di Giorgia Meloni. Con la premier assente ‘giustificata’ per un
vertice sindacale a Padova, i quotidiani si sono scatenati a caccia di
dettagli. Incrociando le cronache di Repubblica e le sferzanti ironie del
Foglio, ne viene fuori il racconto di un pomeriggio vissuto sul filo del
rasoio, dove la geopolitica ha rapidamente ceduto il passo al colore, al gossip e a una sfilata di veti incrociati.
L’ATMOSFERA DA “PARENTI SERPENTI” E IL GIALLO DEL MENU
Il quadro d’insieme offerto da Repubblica restituisce il
clima da “parenti serpenti” vissuto dalla folta delegazione del governo
italiano. Il quotidiano paragona senza mezzi termini l’atmosfera a quella di
certe famiglie litigiose, dove ci si detesta profondamente ma si è comunque
costretti a passare il Natale insieme, trascorrendo il tempo a guardare
continuamente l’orologio. Tra i saloni con l’aria condizionata e il prato, i
ministri si sono ritrovati a masticare hamburger descritti come già freddi e
difficili da ingoiare, mentre l’ambasciatore e miliardario texano Tilman
Fertitta cercava di muovere la sua personale diplomazia marittima per
colmare una freddezza evidente, nonostante dal palco continuasse a ripetere che
l’Italia resta un partner fidato e che i legami si rafforzano ogni giorno.
IL FATTORE MELONI: ARIANNA ACCUSA TRUMP DI “BULLISMO”
A presidiare la trincea di Palazzo Chigi è sbarcata Arianna
Meloni, arrivata di gran carriera in rappresentanza politica e familiare.
Sempre i taccuini di Repubblica registrano un suo sfogo confidato in un
capannello di ministri: l’atteggiamento del tycoon nei confronti della sorella
Giorgia viene liquidato come vero e proprio “bullismo” istituzionale. Davanti
ai microfoni ufficiali, invece, la linea concordata con la premier è stata
declinata dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, che dal palco ha
blindato il principio della pari dignità tra stati sovrani, ricordando
che il ponte con l’America non è mai crollato ma che ora bisogna pensare a
costruire quello con la Sicilia. Ma è Il Foglio a svelare il vero retroscena
pop sul presidente del Senato, intercettato mentre rispondeva alla domanda
cruciale della serata, ovvero se fosse meglio la carbonara o l’hamburger:
“La carbonara tutta la vita”, ha sentenziato la seconda carica dello Stato,
ribadendo poi che la spesa militare italiana aumenterà sì, ma in totale
autonomia.
I DIALOGHI RUBATI: GLI ELICOTTERI DI RENZI E “MARIO” SALVINI
La sfilata ministeriale si è presto trasformata in quello
che Il Foglio definisce un vero e proprio red carpet delle “ministrità”,
con un Giancarlo Giorgetti descritto con il passo spedito del boy
varesotto e una spumeggiante Simona Agnes che, da presidente Rai
designata, sentenziava come la Tv di Stato si debba amare sempre, esattamente
come l’America, Bob Dylan o Faulkner. In questo scenario, l’eccezione più
vistosa è stata quella di Matteo Salvini. Sia Repubblica sia Il Foglio
notano un leader della Lega stranamente meno a suo agio del solito, che cercava
‘rifugio’ nei baci e negli abbracci con la compagna Francesca
Verdini. Ad aggiungere una nota di colore è ancora Il Foglio, che rivela
come l’ambasciatore Fertitta continuasse ostinatamente a chiamare il
vicepremier con il nome di “Mario”. Salvini, dal canto suo, ha tirato dritto
confermando la sua totale scelta di campo pro-USA e confidando il suo sogno
segreto per il post-politica: tornare a fare il dj sulle spiagge di Milano
Marittima.
LA MAMMA DI CASALINO BATTE LA SCHLEIN
Sul fronte delle presenze fisiche, lo sfoltimento tra le
fila delle opposizioni è stato quasi totale. Elly Schlein ha preferito
marcare visita, mentre Il Foglio ironizza sui leader della sinistra radicale,
Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, che avrebbero smarrito l’invito
direttamente nella cartella dello spam. Il Partito Democratico ha così affidato
la propria rappresentanza al capogruppo al Senato Francesco Boccia, il
quale ha confessato a Repubblica il senso minimalista della sua
partecipazione, ridotta al puro adempimento di un dovere istituzionale perché i
presidenti passano ma i popoli restano. L’unico leader di centrosinistra a fare
eccezione è stato Matteo Renzi, autore anche della battuta più fulminea
della serata. Repubblica racconta che, al passaggio in volo nel cielo di Roma
di tre elicotteri militari a stelle e strisce, Renzi ha immediatamente gelato
il ministro della Difesa Guido Crosetto: “Eccoli, sono venuti a
prenderti perché la Meloni non vuole pagare i miliardi alla Nato”.
In questo vuoto generalizzato a sinistra, la vera ed
eccezionale superstar della serata è stata un’altra. Il Foglio mette in
evidenza come gli occhi, le orecchie e gli obiettivi di tutti i presenti sul
pratone fossero per Rocco Casalino, arrivato a Villa Taverna in veste di
giornalista ma accompagnato dalla mamma, diventata l’idolo indiscusso dei
fotografi e capace di oscurare i grandi nomi della finanza e dello sport come Marco
Tronchetti Provera, Paolo Scaroni e Giovanni Malagò. Poco distante, il
vecchio cuore pulsante delle istituzioni continuava a tessere le suas tele, con l’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro
che si definiva sornionamente “solo il vecchio De Gennaro che legge il Foglio
ogni mattina” e l’ex ministro Marco Minniti che, a fitto colloquio con
il capo dell’Aise Caravelli, difendeva l’utilità strategica delle basi militari
come pilastro della potenza americana. Il ricevimento si è chiuso così, tra
fumo di sigarette, droni in cielo e abiti spiegazzati, con il generale Roberto
Vannacci grande assente della serata a causa di impegni a Bruxelles, ma
degnamente evocato da una sfolgorante Laura Ravetto in abito da principessa e
tacchi d’argento. Un party ad altissima tensione che evidentemente qualcosa
l’ha celebrato: l’amore tra Italia e America non si cancella facilmente.
Proprio come le macchie di ketchup
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(Piero Bonito Oliva - www.dire.it)