Stati Uniti: destituito in piena guerra il capo di Stato
maggiore dell'Esercito, Randy George
WASHINGTON - Nel pieno della guerra in Iran, il Pentagono ha annunciato le
dimissioni del capo di Stato Maggiore dell'Esercito americano, il generale Randy
George. Veterano delle guerre Afganistan e Iraq, 61 anni, era stato
nominato durante l'amministrazione Biden e gli restava circa un anno di mandato.E secondo Washington
Post e Cbs, altri due generali sono stati
destituiti: David Hodne, responsabile del Comando per la trasformazione
e l'addestramento dell'esercito, e William Green Jr, a capo del corpo
dei cappellani militari.
Solo 24 ore prima il presidente Donald Trump
aveva silurato la procuratrice generale Pam Bondi, a cui non avrebbe perdonato, a quanto si
ha appreso, gli esiti insoddisfacenti della divulgazione degli Epstein
Files e una certa ritrosia nel perseguire i critici e avversari.
L'Esercito è il ramo più grande delle forze armate
statunitensi, con circa 450.000 soldati in servizio attivo. Licenziare
un'alta carica delle Forze armate in tempo di guerra è un fatto quasi senza
precedenti. Non c'erano state particolare avvisaglie
di dissidi tra George e la Casa Bianca o il Pentagono, e secondo l'agenzia
britannica Reuters gli stessi vertici dell'Esercito sono venuti a
conoscenza dell'allontanamento di George solo quando è stato annunciato sui
social media dal portavoce del Pentagono Sean Parnell.
Secondo la Cbs, che
aveva anticipato la notizia citando proprie fonti, il segretario alla Guerra Pete
Hegseth vuole nominare al suo posto qualcuno più allineato alla visione del
presidente Donald Trump. Favorito sarebbe il generale Christopher
LaNeve, che era stato nominato a gennaio vice di George e che nel frattempo
ha assunto automaticamente l'interim. Hegseth lo aveva definito "un
comandante eccezionale per un'intera generazione", forgiato "alla
prova del combattimento" e dotato di "diversi decenni di esperienza
operativa". La sua carriera ha subito un'evidente accelerazione
dall'insediamento di Trump.
A febbraio Trump aveva già destituito, senza particolari spiegazioni, Charles
"CQ" Brown, il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate (una carica
più elevata di quella di George), per sostituirlo con Dan Caine. Dopo di lui,
erano stati cambiati i vertici della Marina, della Guardia Costiera,
dell'agenzia di spionaggio NSA e altri ufficiali. I parlamentari
dell'opposizione democratica hanno espresso preoccupazione per una potenziale
politicizzazione dell'esercito, tradizionalmente più libero dalle battaglie
politiche rispetto al resto dell'apparato statale americano
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