Trump minaccia L’Avana: “Una volta finito con l’Iran,
prenderò il controllo dell’isola”
WASHINGTON - “Al ritorno dall’Iran, faremo in modo
che una delle nostre grandi navi, forse la portaerei USS Abraham Lincoln,
la più grande del mondo, si avvicini, si fermi a circa cento metri dalla costa
e loro diranno: ‘Grazie mille, ci arrendiamo’”. Sorride nel corso di un evento
a Palm Beach, in Florida, mentre ipotizza di “prendere il
controllo” di Cuba. Donald Trump ha però aggiunto che qualsiasi
eventuale azione avverrebbe dopo la conclusione delle operazioni in Medioriente
perché “mi piace portare a termine il lavoro”.
Il 1°maggio, peraltro, il capo della Casa Bianca
ha annunciato nuove sanzioni nei confronti de L’Avana, dove l’assedio statunitense si riassume così: cibo,
elettricità, carburante. Il resto, a Cuba, viene dopo. O non
viene affatto. Spesso non servono neanche le parole perché a parlare sono gli scaffali
vuoti delle bodegas statali, i quartieri
al buio per giorni interi e le pompe di benzina spente. Nel mirino di Washington
sono finiti entità e soggetti che sostengono l’apparto di sicurezza
dell’esecutivo o che sono considerate complici di corruzione o gravi
violazioni. Le nuove sanzioni prendono di mira in particolare le banche
straniere che collaborano con il governo cubano e impongono
restrizioni all’immigrazione. Trump ha firmato un ordine esecutivo con le nuove
misure, bollati come come “illegali” dal governo
cubano. “Il governo degli Stati Uniti è allarmato e sta rispondendo con
nuove misure coercitive unilaterali, illegali e abusive contro Cuba”, ha
dichiarato il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla,
mentre un’enorme corteo ha sfilato davanti
all’ambasciata americana all’Avana, per le celebrazioni dell’1
maggio, promettendo di essere tutti pronti a “difendere la patria”,
secondo quanto riporta Afp.
Nei giorni scorsi il governo di Diaz Canel ha
accusato gli Stati Uniti di “fabbricare pretesti” per attaccare l’isola,
respingendo le affermazioni del segretario di Stato Marco Rubio
sulla presunta presenza di militari e servizi di intelligence di Paesi
“avversari”. Parrilla ha definito le accuse “argomenti deboli e falsi”,
negando qualsiasi coinvolgimento. “Cuba è un Paese pacifico: non aggredisce
altri e non permette che il suo territorio sia usato contro terzi”, ha scritto
sui social, rivendicando un “curriculum pulito” nella lotta contro terrorismo
e criminalità internazionale.
In un’intervista a Fox News, Rubio ha
sostenuto che l’isola ospiterebbe infrastrutture legate a Paesi ostili a circa
145 chilometri dagli Stati Uniti, avvertendo che l’amministrazione Trump
non “tollererà” tali attività. Per Rodríguez è “assurdo” che Washington
consideri una minaccia un Paese “piccolo e in via di sviluppo”, sottoposto a
una lunga “guerra economica”. Lo scambio di accuse a distanza si inserisce in
una fase di tensione a causa della pressione crescente degli Stati Uniti
su Cuba, tra sanzioni energetiche e richieste di riforme politiche ed
economiche
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