Crosetto: “Non cedere al ricatto iraniano su Hormuz.
L’Italia lavorerà per coinvolgere l’Onu”
ROMA - Il ministro della Difesa Guido Crosetto, in
una intervista al Foglio, spiega la posizione dell'Italia nella guerra in
Medio Oriente. "Non si può lasciare che la stabilità della regione
dipenda dal ricatto del regime iraniano. La risposta non può però essere
solitaria ed episodica o parziale: deve essere larga, credibile, condivisa,
coinvolgendo il maggior numero possibile di Paesi del mondo".
"L'Italia non ha alcuna intenzione di disimpegnarsi
dalla difesa del diritto di passaggio a Hormuz - ha aggiunto Crosetto -
perché da quel tratto di mare passa una parte decisiva della nostra sicurezza,
della nostra economia. Non solo gli interessi italiani o europei
ma di tutto l'Indo-Pacifico e, per l'effetto domino sui prezzi
dell'energia, di tutto il mondo".
Secondo Crosetto, la risposta al "ricatto"
del regime "non può essere fatta all'interno di un'ennesima coalizione
di volenterosi magari solo occidentali. Va fatta dentro una cornice di legittimazione
internazionale che ridia centralità al ruolo delle Nazioni Unite e
passi attraverso una decisione unanime del Consiglio di sicurezza. Più
ampia è la coalizione, minore è il potere di intimidazione di
chiunque e più velocemente si risolverà la crisi in atto", ha
aggiunto.
"L'Italia non partecipa a questa guerra, nessuna
nazione europea partecipa a questa guerra, non è una guerra nostra - ha
poi ribadito Crosetto a "Mattino 5" su Canale 5 -. Ma abbiamo tutto
l'interesse, tutto il mondo ha l'interesse, che Hormuz non sia coinvolta perche' per Hormuz passa oltre il 20% del gas e del
petrolio. Serve un accordo internazionale e noi come Italia saremmo
molto lieti se ci fosse una missione che mette insieme tutto il mondo per
garantire il passaggio dell'energia a Hormuz. Non è invece una cosa fattibile
mandare delle navi che potrebbero essere interpretate come navi che partecipano
alla guerra e non a un corridoio di pace".
"La decisione della partecipazione a una eventuale
missione internazionale - ha ricordato il ministro - spetta al Parlamento non
al ministro o al governo, certo una missione sotto egida Onu potrebbe
mettere d'accordo tutti i Paesi del mondo, dall'India alla Cina agli Stati
Uniti a tutti i Paesi arabi e africani, il che vorrebbe dire agire in una
cornice di totale sicurezza".
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