Presidenza della Bce. È già aperta la corsa alla successione
di Christine Lagard
La corsa per la successione a Christine
Lagarde, che guida la Bce dal 1 novembre 2019, è già
aperta. Il mandato scade nel novembre 2027 ma si registrano una serie di
movimenti, che incrociano la politica comunitaria e quella francese, che
potrebbero anticipare i tempi. Si è parlato più volte, in corrispondenza delle
crisi attraversate all'insegna dell'instabilità politica a Parigi, di una sua
candidatura sia per il ruolo di premier, con Emmanuel Macron presidente, sia di
una sua corsa per l'Eliseo. E' considerata una riserva
della Repubblica, che può essere chiamata a salvare la stabilità politica e, di
conseguenza, economica e finanziaria del suo Paese.
Un altro fatto che si lega alle perenni turbolenze francesi
è il passo indietro anticipato del Governatore della Banca di Francia, Francois
Villeroy de Galhau. Anche il suo mandato scadeva a
fine 2027 ma ha scelto di agevolare una successione particolarmente delicata,
proprio per il contesto e la concomitanza con le prossime elezioni
presidenziali. La Banque de France è considerata un
presidio indispensabile per la stabilità, non solo finanziaria, anche guardando
a quello che è accaduto negli Stati Uniti con la guerra aperta del presidente
Donald Trump al Governatore della Fed Jerome Powell. La scelta del sostituto di
Villeroy de Galhau arriverà entro giugno, con un
candidato più accreditato degli altri: il segretario generale dell'Eliseo
Emmanuel Moulin.
Tornando alla Bce, quattro dei sei membri del comitato
esecutivo hanno il mandato in scadenza nel 2027 e il criterio della nazionalità
resta centrale per provare a ipotizzare la futura composizione del board.
Partendo dal primo tassello che è andato al suo posto. L'Eurogruppo ha deciso
il nome del prossimo vicepresidente al posto di Luis de Guindos, il cui mandato
scade a fine maggio: è Boris Vujcic, Governatore della banca centrale croata.
Un segnale importante, visto che la Croazia è uno degli ultimi Paesi entrati
nell'Eurozona, anche nella prospettiva del dopo Lagarde: anche rispetto alla
scelta del prossimo presidente della Bce la nazionalità è un fattore chiave,
perché va tenuto in considerazione il difficile equilibrio politico tra i 21
membri dell'Eurozona.
Ci sono due nomi particolarmente accreditati. Sono quelli
dell'ex governatore della banca centrale olandese Klaas Knot e quello del
presidente della Bundesbank Joachim Nagel. Tutti e due i profili si prestano
però ad obiezioni che potrebbero coalizzare un fronte sufficiente a bruciarne
le chance di successo. Nel caso di Knot, i Paesi del Sud, Italia inclusa,
potrebbero opporsi per le sue posizioni pregresse, in particolare in
contrapposizione con le politica espansiva di Mario Draghi.
L'ostacolo principale sulla strada di Nagel sono invece i
ruoli chiave ricoperti da altri tedeschi: partendo dalla presidente della
Commissione Ue Ursula von der Leyen e passando per
Claudia Buch alla guida dell'autorità di vigilanza bancaria del Meccanismo di
vigilanza unico e Verena Ross dell'Autorità europea degli strumenti finanziari.
Anche se la Germania non ha mai avuto un presidente della Bce, così come la
Spagna, che potrebbe rivendicare il 'diritto' ad avere più spazio per puntare
su un proprio presidente. In questo caso, il nome di punta è quello di Pablo
Hernández de Cos, oggi direttore generale della Banca dei regolamenti
internazionali. Dei quattro presidenti della Bce che si sono avvicendati
finora, due sono francesi (Christine Lagarde e Jean-Claude Trichet, 2003-2011),
uno italiano (Mario Draghi, 2011-2019) e olandese (Wim Duisenberg, 1998-2003).
Questo dato, anche guardando alla sequenza degli ultimi tre
presidenti (Francia, Italia, Francia) può essere però letto in direzioni
diverse. C'è chi lo segnala per evidenziare che la candidatura di Fabio
Panetta, Governatore della Banca d'Italia dal 1 novembre
2023 e membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea dal 2020 al
2023, porterebbe a una staffetta Francia-Italia difficile da accettare per gli
altri Paesi e chi, al contrario, sostiene che non si vede perché l'Italia non
possa avere due presidenze, come avvenuto per la Francia.
C'è però da mettere sul tavolo un ultimo fattore, che
dovrebbe essere il primo. La Bce ha bisogno della migliore guida possibile,
considerati gli equilibri che vanno conservati ma anche il contesto
particolarmente complicato e la necessità di affrontarlo con competenza,
conoscenza del 'mestiere' e capacità di mediazione: tre caratteristiche che di
certo non mancano a Fabio Panetta. (Di Fabio Insenga)
(Servizio speciale di Adnkronos)
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