Trump attacca la Cina e declassifica le indagini dei servizi
segreti
WASHINGTON - Donald Trump ha parlato alla nazione in prima
serata dalla East Room della Casa Bianca con un discorso di circa mezz'ora
incentrato interamente sulla sicurezza nazionale e sull'integrità elettorale.
Con le elezioni di metà mandato alle porte, il presidente ha compiuto una mossa
senza precedenti, annunciando la declassificazione di rapporti d'intelligence
che, a suo dire, dimostrerebbero "scioccanti vulnerabilità" nei
sistemi di voto americani.
Trump accusa Pechino di interferenze contro la sua
rielezione
Il fulcro del discorso è stato il duro attacco rivolto alla
Cina. Trump ha dettagliato le accuse citando numeri ben precisi per dare forza
alla sua tesi:
220 milioni di file elettorali:
secondo il presidente, si tratterebbe della più grande violazione di dati
elettorali della storia, portata avanti da Pechino a partire dal ciclo
elettorale del 2020. I file conterrebbero nomi, indirizzi, numeri di telefono e
preferenze politiche dei cittadini statunitensi.
18 Stati coinvolti: Trump ha affermato che
l'intelligence statunitense era a conoscenza del fatto che l'ingerenza cinese avesse colpito decine di milioni di elettori in 18 diversi
Stati già nel 2020, accusa che secondo lui è stata deliberatamente insabbiata
dai vertici dei servizi di sicurezza.
278.000 non-cittadini registrati:
citando una recente indagine del Dipartimento della Sicurezza Internazionale,
il capo della Casa Bianca ha dichiarato che sono stati individuati circa
278.000 cittadini stranieri iscritti illegalmente nei registri di voto
federali, numero che a suo dire sarebbe molto più elevato a causa del rifiuto
degli Stati democratici di condividere i propri archivi.
Pechino: “Accuse completamente false”
Il governo cinese ha respinto le accuse definendole
"completamente false". Il portavoce del ministero degli Esteri
cinese, Lin Jian, ha dichiarato in una conferenza
stampa che Pechino "non ha alcun interesse nelle elezioni statunitensi e
non vi ha mai interferito" e ha esortato Washington a contribuire allo
sviluppo delle relazioni bilaterali, anziché "utilizzare la Cina come
argomento di campagna elettorale".
“Hanno provato a nascondere tutto”
Il presidente non ha risparmiato accuse durissime
all'apparato di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, sostenendo che i vertici
di agenzie come la CIA e l'FBI conoscessero l'entità
della violazione in almeno 18 Stati già nel 2020, ma abbiano deliberatamente
scelto di tenere nascoste le informazioni per proteggere una specifica
narrazione politica. Trump ha quindi chiesto formalmente ai dipartimenti di
Giustizia e Sicurezza Nazionale di avviare un'indagine interna per identificare
e perseguire penalmente i funzionari responsabili di quello che ha definito un
insabbiamento del "deep state".
Il pressing sulla riforma elettorale
Sfruttando la platea televisiva del prime-time, il capo
della Casa Bianca ha rivolto un duro appello al Congresso, e in particolare al
Senato, per sbloccare l'approvazione del Save America Act. La proposta
di legge, fortemente difesa dal presidente, punta a introdurre l'obbligo
federale di dimostrare la cittadinanza per registrarsi al voto e a limitare
drasticamente il ricorso al voto postale. Secondo Trump, chiunque si opponga a
questo provvedimento "vuole solo imbrogliare" alle prossime
consultazioni di novembre.
La durissima replica dei democratici: "Un attacco alla
democrazia"
Le reazioni dell'opposizione democratica sono state
immediate e durissime, respingendo punto per punto le affermazioni del
presidente e accusandolo di voler utilizzare i canali ufficiali della Casa
Bianca per diffondere teorie cospirative infondate e delegittimare in anticipo
l'esito del voto.
Gli esponenti dem al Congresso hanno definito il Save
America Act un "cavallo di Troia" finalizzato unicamente alla
soppressione del voto di milioni di cittadini americani onesti. Nei corridoi
del Senato, i democratici hanno promesso di dare battaglia "con le unghie
e con i denti":
"Questo provvedimento non ha nulla a che fare con la
sicurezza del voto: è un tentativo deliberato di escludere dal sistema
elettorale donne sposate che hanno cambiato cognome, studenti e cittadini a
basso reddito che non possiedono un passaporto o un certificato di nascita a
portata di mano", ha tuonato l'opposizione, ricordando che votare per corrispondenza
è un diritto fondamentale per milioni di lavoratori e militari all'estero.
I dem hanno inoltre sottolineato come le accuse di voto
illegale da parte di non-cittadini siano "un problema inesistente e privo
di prove", creato ad arte solo per coprire i fallimenti
dell'amministrazione repubblicana sul fronte del carovita e della politica
estera.
Le perplessità dei repubblicani
La scelta strategica del presidente ha sollevato un
polverone a Capitol Hill e all'interno dello stesso Grand Old Party. Molti
repubblicani temono infatti che insistere sulla teoria delle "elezioni
rubate" del 2020 possa rivelarsi un autogol, allontanando gli elettori
moderati e sminuendo la reale portata di problemi quotidiani come l'inflazione.
I numeri del resto mostrano un quadro complesso per la
Casa Bianca, con l'ultimo sondaggio Washington Post-Ipsos che certifica
un tasso di gradimento generale per Trump fermo al 37%, dato che crolla al 33%
sulla gestione economica e addirittura al 29% per le tensioni geopolitiche con
l'Iran.
Molti repubblicani temono infatti che insistere sulla teoria
delle "elezioni rubate" del 2020 possa rivelarsi un autogol"
Dietro le quinte si consuma così uno scontro totale sulla
linea comunicativa. Da una parte l'ex stratega Steve Bannon spinge per
riscaldare la base fedele al grido di "elezioni sicure", convinto che
sia l'unica chiave per mobilitare i conservatori a novembre. Dall'altra, l'ala
moderata dei repubblicani fa muro e chiede a gran voce che il presidente si
concentri sul carovita e sull'economia, nel disperato tentativo di arginare
quella che molti già definiscono come una possibile e preoccupante valanga
democratica alle porte
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(Servizio speciale di RaiNews)