Iran-Usa, Trump: "O ci sarà un grande accordo o non ci
sarà affatto"
Raggiunte intese su molte questioni, ma un'accordo tra Stati Uniti e Iran non è imminente, anche se
i negoziati proseguono. Nel suo ultimo post su Truth Social, il presidente
americano Donald Trump conferma di aver dato mandato ai suoi rappresentanti di
“avviare e portare a termine con successo il processo di firma” degli Accordi
di Abramo da parte dei Paesi coinvolti nei colloqui diplomatici. Trump afferma
inoltre di voler includere anche l’Iran nell’intesa, una volta raggiunto un
accordo per porre fine al conflitto avviato il 28 febbraio con le operazioni di
Stati Uniti e Israele contro la Repubblica Islamica e successivamente sospeso
da una fragile tregua. “O sarà un ottimo accordo per tutti o non ci sarà
alcun accordo. Si tornerà al fronte, ma più forti, e nessuno lo vuole”, ha
scritto il presidente.
Nel messaggio, Trump racconta di aver discusso della
questione con diversi leader della regione, tra cui Mohammed bin Salman Al Saud
dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Zayed Al Nahyan degli Emirati, l’emiro del
Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, il premier Mohammed bin Abdulrahman Al Thani,
il ministro Ali al-Thawadi, il feldmaresciallo
pakistano Syed Asim Munir, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il
presidente egiziano Abdel Fattah El-Sisi, il re di Giordania Abdullah II e il
re del Bahrein Hamad bin Isa Al Khalifa.
Secondo il presidente, a questi interlocutori sarebbe stato
ribadito che, dopo il lavoro diplomatico degli Stati Uniti, “dovrebbe essere
obbligatorio” che tutti i Paesi citati sottoscrivano gli Accordi di Abramo.
Tra questi: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (già membri), Qatar, Pakistan,
Turchia, Egitto, Giordania e Bahrein (anch’esso già aderente).
Nel suo messaggio, il presidente ha descritto l’intesa come
un possibile documento “senza precedenti per importanza e prestigio”,
affermando che rappresenterebbe un passo verso una pace e una stabilità in
Medio Oriente “mai viste in cinquemila anni”. Ha inoltre indicato come priorità
la firma immediata di Arabia Saudita e Qatar, seguita dagli altri Paesi,
avvertendo che chi non aderisse “non dovrebbe far parte dell’accordo”.
Trump ha infine sostenuto che diversi leader regionali
sarebbero pronti ad accogliere l’Iran negli Accordi di Abramo una volta siglato
l’intesa con Washington, definendo lo scenario “storico” e parlando di una
possibile coalizione economica e politica “senza eguali”.
In precedenza
il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva affermato che un accordo
per porre fine alla guerra potrebbe concretizzarsi "oggi", aggiungendo:
"Abbiamo quello che credo sia un accordo abbastanza solido sul tavolo'', un accordo che ''riguarda la capacità di riaprire
lo Stretto'' di Hormuz, ma anche "entrare nei negoziati sulla questione
nucleare" iraniano.
Diplomazia al lavoro
Sul fronte diplomatico, Teheran conferma che i negoziati
con Washington sono ancora in corso ma che la firma di un’intesa non è vicina.
Il ministero degli Esteri iraniano parla di un “accordo di massima” su diversi
punti, mentre restano aperti nodi cruciali su garanzie politiche, gestione
dell’uranio arricchito e sblocco dei fondi iraniani congelati. ''L'obiettivo
dei negoziati è porre fine alla guerra e, in questa fase, non stiamo discutendo
i dettagli della questione nucleare'', ha detto il portavoce del ministero
degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, sottolineando: "Minacce,
pressioni, rappresentazioni e pubblicazioni di caricature sono parte integrante
della politica in quella parte del mondo. Noi proseguiamo il nostro lavoro sul
campo. Osserviamo i fatti, a prescindere dalle percezioni e dalle
rappresentazioni della controparte".
L’agenzia Irna riferisce inoltre che una delegazione
iraniana guidata da Mohammad Bagher Ghalibaf è arrivata a Doha nell’ambito del
“processo diplomatico” per la gestione del dossier con gli Stati Uniti.
Presenti anche il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il governatore della
Banca centrale Abdolnaser Hemmati.
Secondo fonti internazionali, al centro dei colloqui ci sono
la sicurezza dello Stretto di Hormuz, il destino dell’uranio altamente
arricchito e lo sblocco dei fondi iraniani congelati, elementi ancora cruciali
per un’eventuale intesa più ampia tra le parti.
Dallo Stretto di Hormuz all'uranio: i nodi
Secondo quanto delineato da un funzionario americano al New
York Times e alla Cnn, l'accordo - definito un
memorandum d'intesa - porterebbe alla riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo
fondamentale per il 20% del commercio mondiale di petrolio, e inizierebbe a
chiarire destino dell'uranio iraniano arricchito al 60%. La gestione del
materiale è ancora al centro di colloqui, secondo l'anonima fonte.
Le modalità di smaltimento delle scorte restano da negoziare
e saranno oggetto della prossima fase delle trattative. Il presidente americano
Donald Trump è convinto che gli Stati Uniti finiranno per acquisire il possesso
dell'uranio, definito da Trump "polvere nucleare". L'obiettivo della
Casa Bianca è essenzialmente uno:“L'Iran
non può avere armi atomiche”.
Solo con la firma di un accordo, ha chiarito Trump,
produrrebbe la rimozione del blocco navale imposto dagli Stati Uniti.
Secondo la fonte, l'intesa prevede il ripristino della libera navigazione nello
Stretto di Hormuz "sminato e riaperto al traffico": mancano a oggi,
però, i dettagli specifici sulla gestione del braccio di mare. "L'aspetto
fondamentale di questa cornice è che se l'Iran non rispetta gli accordi, non
riceve nulla. Niente polvere nucleare? Niente dollari. Man mano che lo Stretto
si apre, il blocco navale si allenta in maniera proporzionale. È un 'fidiamoci
ma verifichiamo' portato all'estremo".
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(Servizio speciale di Adnkronos)