Brasile, Lula rieletto presidente. Bolsonaro
contesta l'esito del voto
di
Marcello Campo - Ansa
SAN
PAOLO - Lula ha trionfato alle elezioni brasiliane. "Ringrazio la
generosità dei giovani brasiliani che si sono battuti a difesa della
democrazia", ha detto a caldo, in una San Paolo già in festa. Dopo una
rimonta epocale, l'ultima icona della sinistra mondiale ha surclassato al
ballottaggio il candidato trumpiano Flavio Bolsonaro, confermandosi per la
quarta volta presidente del Brasile. Alla fine ha conquistato il 51,74% dei
voti, contro il 48,2% di Flavio, uno scarto netto, ben superiore al testa a testa
serratissimo previsto alla vigilia. Tuttavia Bolsonaro non ci sta. Il figlio di
Jair ha annunciato che chiederà l'annullamento del voto, a suo giudizio falsato
dalla decisione del giudice di rinviare di due ore la chiusura dei seggi,
misura richiesta anche da lui. "E' impossibile riconoscere il risultato di
questo voto in queste condizioni. Chiederò l'annullamento del voto.
Per
la prima volta nella storia del Brasile un giudice ha allungato le operazioni
di voto, ha cambiato le regole in corso", ha commentato concitato. Una
posizione potenzialmente golpista che però al momento appare isolata: i due
presidenti delle Camere, prima che lui parlasse, avevano già ratificato l'esito
elettorale. Un trionfo, questo di Lula, che lancia un segnale forte anche al
mondo: a pochi giorni dal voto di midterm, la sua affermazione ferma
l'avanzata, sinora inarrestabile, della destra trumpiana in America Latina.
Ma
Lula, che ha ammesso di non avere mai avuto uno smartphone, ha battuto anche
Meta, accusato da più parti di aver interferito sulla campagna elettorale,
tentando invano di frenare la diffusione dei suoi contenuti suoi social. Una
buona notizia anche per la comunità Lgbt, per i i difensori dei diritti delle
minoranze, degli indigeni, degli ultimi che dipendono dalle politiche sociali
pubbliche. E anche per le politiche ambientali a difesa dell'Amazzonia, il
polmone del mondo. Una vittoria storica anche per il modo in cui è arrivata:
mai nella storia della politica brasiliana un candidato uscito sconfitto dal
primo turno era riuscito a ribaltare il risultato nel secondo. E mai un
candidato ha conquistato tanti voti, oltre 64 milioni. Dietro la vittoria di questo
highlander del progressismo mondiale c'è certamente il boom della
partecipazione: l'astensione è crollata di due punti, segno che è stato votato
anche da chi è rimasto a casa il primo turno. Ma stavolta è andato alle urne
forse spinto dalla paura di un altro Bolsonaro alla presidenza.
E
grazie a loro il Paese più cattolico al mondo non sarà guidato per la prima
volta da un evangelico. In tre settimane, grazie a una mobilitazione popolare
nelle strade come in rete - fondamentale il contributo del suo
"esercito" online - Lula è riuscito a recuperare una situazione che
sembrava assolutamente proibitiva: la notte del primo turno era indietro di
circa due milioni di voti rispetto al suo avversario, consapevole di avere la
vittoria in tasca anche perché convinto di incassare i nove milioni di voti dei
candidati esclusi, tutti di centrodestra. Ma anche stavolta, l'anziano leader
(compirà 81 anni tra qualche giorno), come quattro anni fa con Jair, ha battuto
un altro Bolsonaro. Ora dovrà governare un Paese con un Parlamento in mano alla
destra. Punto che ha già affrontato all'insegna del pragmatismo nel suo primo
discorso dopo la vittoria: ""Molti dicono che Lula avrà difficoltà a
governare, ma questo congresso di destra è stato eletto dal popolo, ed è con
loro che lavorerò per approvare le cose", ha tagliato corto. Intanto è già
cominciata la festa: milioni di brasiliani stanotte hanno già festeggiato per
strada il presidente operaio, che perse un dito della mano a 17 anni
schiacciato da una pressa. Invase Copacabana come la Avenida Paulista di San
Paolo con loro magliette rosse, come se il Brasile avesse vinto la sesta coppa
del Mondo, felici e orgogliosi, facendo la L con la mano, simbolo del loro
leader, ancora in sella. Il loro impegno, il loro affetto ha sbaragliato di
colpo tutti quelli che lo davano già politicamente morto. Chi lo giudicava
vecchio e stanco, fuori moda, ed era pronti a relegarlo come una delle tante
figure del Novecento da collocare nel dimenticatoio della storia, stavolta s'è
sbagliato di grosso.
***
(Servizio
speciale di Marcello Campo per l'Ansa)