Sigonella, vietato l'atterraggio a un bombardiere americano. Crosetto: "Ho solo fatto rispettare gli accordi" 

di Piero Barendson

 

ROMA - È il “caso politico” del giorno, anche se dalle parti del Governo si è cercato, più volte e ai più alti livelli, di disinnescare la miccia: il diniego agli Stati Uniti da parte di Roma della base aerea di Sigonella ha subito riportato al centro del dibattito tra i partiti la postura di Palazzo Chigi nei confronti degli alleati, in primis gli Stati Uniti, e soprattutto di come ci si ponga nei confronti del presidente Donald Trump e della guerra in Iran combattuta con Israele.

 

 

I fatti: il Corriere della Sera scrive stamattina che giorni fa (ma la notizia è appunto emersa soltanto oggi) l'Italia, tramite il ministro della Difesa Guido Crosetto, ha negato agli Stati Uniti l'uso della base militare vicino a Catania, cogestita dall’Aeronautica italiana e dalla Marina statunitense. L'episodio è stato confermato da fonti informate. Il no da via XX Settembre è partito quando si è appreso del piano di volo di alcuni asset aerei Usa, che prevedeva di atterrare a Sigonella per poi ripartire verso il Medio Oriente. Nessuno però aveva chiesto alcuna autorizzazione né aveva consultato i vertici militari italiani: il piano era stato infatti comunicato mentre gli aerei erano già in volo e dalle verifiche è emerso che non si trattava di voli normali o logistici, quindi non compresi nel trattato con il nostro Paese.

 

La richiesta, in particolare - è emerso più tardi da fonti informate -, riguardava l'atterraggio di bombardieri. Non essendo previsto dagli accordi con Washington, il ministro della Difesa ha negato l'ok. Come era stato già preannunciato, per quel tipo di autorizzazione è necessario un passaggio parlamentare, con tempistiche diverse e, per forza di cose, più lunghe.

 

 

All’ora di pranzo, poi, dopo una mattinata di commenti e richieste di chiarimenti, arriva la nota da Palazzo Chigi, dove si è ribadito che “l’Italia agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal Governo alle Camere”. Il comunicato prosegue rimarcando che “la linea dell’Esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica. Ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato”.

 

Da piazza Colonna, tuttavia, si tiene a precisare che “non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione. Il Governo continuerà pertanto ad operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del Governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale”.

 

Questione chiusa? Poco dopo torna sulla vicenda lo stesso ministro Crosetto, che affida a X il suo pensiero: “Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l'Italia avrebbe deciso di sospendere l'uso delle basi agli assetti Usa. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato”.

 

Il titolare della Difesa aggiunge che “il governo continua a fare ciò che hanno sempre fatto tutti i governi italiani, in totale aderenza agli impegni presi in Parlamento e alla linea ribadita anche in Consiglio supremo di Difesa, in continuità con tutti i precedenti Consigli, nei decenni. Gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del Governo (per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento), in assenza della quale non è possibile concedere nulla, e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi. Un ministro deve solo farli rispettare. Tertium non datur”.

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