Amori, dolori e bollori di Natalia Aspesi
intervistata da Claudio Sabelli Fioretti
di
Claudio Sabelli fioretti - La Repubblica
MILANO
- Natalia, cominciamo con le domande. Mi raccomando, rispondi bene, non
dire bugie.
“Guarda,
a 97 anni, e dopo aver avuto decine di ictus, ho dimenticato tutto. Ho diritto
di dire tutte le bugie che voglio”.
Anche
in passato eri bugiarda?
“Ero
una giusta bugiarda. Guai a non dire bugie. Sai che noia la verità?”.
Hai
mentito anche nella carta di identità. Hai fatto scrivere “casalinga”. Ma eri
giornalista.
“Non
mi è mai interessato far parte della categoria dei giornalisti”.
E
forse avevi ragione, ma non eri casalinga. Sapevi cucinare almeno?
“Ma
certo”.
(…)
È
vero che non c’è nulla di meno romantico che essere sposati?
“Ho
sempre sognato di sposare uomini che non valevano nulla”.
Appena
incontravi uno che non valeva nulla, zac, tu lo volevi. E lo ottenevi?
“No.
Sono ancora signorina!”.
Tu
hai avuto molti uomini nella tua vita…
“Ma
perché mi fai le domande con quell’occhio?”
Con
quale occhio?
“L’occhio
curioso”.
(…)
Hai
detto una volta che avresti voluto essere una puttanona.
“Chissà,
forse perché erano molto amate”.
Ti
ricordi la prima volta che hai fatto l’amore
“Certo,
ma non ricordo più con chi. Ricordo uno ma non se era il primo o uno dei tanti.
Ricordo che stavo molto attenta, perché non bisognava fare bambini”.
Però
non mi dici con chi.
“Ma
come con chi? Con quegli stronzi dei giovanotti”.
Ma
perché indichi me?
“Dai,
vai avanti”.
A tua
madre piacevano i tuoi fidanzati?
“Mai.
Aveva ragione. Erano tutti orrendi. Ma io appena incontravo uno stupidone mi
innamoravo perdutamente, anche se erano brutti brutti. Una volta mi sono
innamorata perdutamente di un nano. Fu una grande passion
Io so
che la tua grande passione è stato Antonio Sirtori, l’imprenditore a cui sei
stata legata per 38 anni. Lui era veramente un bell’uomo.
“Bellissimo”.
Come
lo conquistasti? O fu lui a conquistarti?
“Fui
io a conquistarlo. Ed ero una vecchia bruttina. Ci siamo conosciuti su un
aereo. Io andavo in Danimarca e lui in Svezia”.
In
seguito andaste molto spesso insieme in Svezia.
“Di
nascosto. Quando seguivo il Festival di Cannes. Lui lavorava là e io lo
raggiungevo”.
E chi
scriveva gli articoli?
“Li
scriveva la mia amica Lietta Tornabuoni”.
Ma
veramente?
“Certo.
Capitava anche a me di scrivere i pezzi per lei, che era serissima però. Stava
con Oreste Del Buono, un altro brutto e nano”.
Ma ce
l’hai con quelli piccoli e brutti? Come me?
“Ma
tu non sei basso”.
Ti
sono mai piaciuto?
“Adesso…
guardandoti… però… Ma adesso non mi interessi, sei vecchio come me. Sei
schifoso…”
È
bello intervistarti.
“Tu
sei stato sempre molto attraente, soprattutto perché eri giovane. Non eri
bello, avevi fascino. Io ti guardavo, tu però avevi sempre delle donne
bellissime e non mi hai mai guardato”.
Io
avevo una grande passione per te. Ma adesso smettiamola. Non ci pagano per dire
queste sciocchezze. Parlami del tuo primo giornale.
“La
Notte, ero entrata e facevo la spiritosa con dei pezzetti orrendi. Scoprii che
mi piaceva moltissimo scrivere”.
Ricordi
il primo articolo?
“Su
una fondamentale mostra di cani a Bellagio. Poi cominciai a scrivere tanto e un
giorno mi chiamò in amministrazione il ragionier Chiappe, uno grassissimo:
‘Volevo dirle che noi non l’assumeremo mai perché non vogliamo donne’. E allora
andai a Il Giorno”
Dove
c’era una sola donna.
“Adele
Cambria. Ma se n’era andata e arrivai io, unica donna. Il direttore mi fece
inviata perché i colleghi non mi volevano in redazione”.
E
perché mai?
“Sostenevano
che il mio bel culone li turbasse”.
(…)
Ti
piaceva la cronaca.
“Moltissimo.
Ero un po’ imbrogliona. Per entrare nei posti in cui era difficile entrare
facevo la svampita, mi presentavo in pelliccia di visone, fingevo di svenire.
Così intervistai Mina prima che sparisse, i Beatles in treno, Elizabeth Taylor
a Cannes, Gino Paoli morente all’ospedale”.
Oggi
avresti fatto Garlasco?
“Orrore!”.
(...)
Oriana
Fallaci?
“Era
una grande merda. Guarda che ne parlo bene”.
Pensa
se ne parlassi male.
“Lei
diceva la verità inventandola. Però diceva la verità. Capisci? Quando mi
mandarono in Vietnam la prima inviata che incontrai fu lei. Mi disse: ‘E tu che
cosa ci fai qui?’ Poi mi fece l’interrogazione. ‘Sai dove è il fiume Mekong’?”.
E tu
lo sapevi?
“No,
naturalmente. E lei mi fece una scenata bestiale”.
Indro
Montanelli, Eugenio Scalfari, Giorgio Bocca. Chi ti piaceva?
“I
miei colleghi non mi sono mai piaciuti. Anche se erano belli”.
Un
tuo ex direttore, Mario Calabresi, si candida a sindaco.
“Sbaglia,
non deve”.
E
perché?
“Perché
non può vincere, nessuno sa chi è”.
Hai
fatto a lungo la critica cinematografica. Ma dicevi: “Io sono solo una
giornalista che va al cinema”.
“L’avrò
anche detto, forse, però era una stupidata. Ma vai avanti”.
La
posta del cuore su Il Venerdi.
“Adesso
non è più la posta del cuore. Ormai mi scrivono solo quelli che hanno 95 anni.
E sono i più giovani”.
Ti
piace vivere?
(…)
“Sì,
mi è sempre piaciuto. Quando mi chiedono se vorrei andare da quelli che fanno
l’eutanasia, rispondo assolutamente no. Io non voglio essere ammazzata. Voglio
che se ne occupi la natura”.
(...)
Tu
sei femminista?
“Detesto
le femministe”.
Se un
uomo fischia dietro a una donna?
“Quando
sei giovane ci sono quei mostriciattoli che ti vengono dietro dicendo ogni
genere di stupidaggini. Ma non è un grande problema”.
Ti
piace la solitudine?
“Moltissimo.
Essere sola, per me, è il massimo. Quando passo del tempo da sola sto
benissimo, ma me ne accorgo sempre dopo”.
Non
ti piace nemmeno la compagnia dei bambini?
“Per
carità, li detesto. Ho cominciato a volere bene a mia nipote quando è diventata
grande. I bambini mi sono antipatici. Stanno sempre attorno alla mamma, con
mille pretese”.
Per
chi hai votato?
“L’ultima
volta, Italia Viva”.
Ti
piace Renzi?
“Parla
bene. Ha capito con chi ha a che fare”.
Non
ti viene voglia di votare per Elly Schlein?
“Ma
quelli della Schlein sono quattro scemi. Perché dovrei votare per loro?”.
Hai
detto che la parola vecchiaia ti offende.
“Ma
dove le hai trovate queste cose?”.
(…)
Hai
raccontato anche che una volta ti hanno detto “vecchia troia”.
“Quello
sì. È normale. Per strada”.
Te lo
dicono spesso?
“No.
Adesso non esco più. Vai avanti, dai, che sono stanca”
(…)
Ottima
sintesi di una partita di calcio. Non ti piace lo sport e non ti piacciono
nemmeno i talk show.
“Non
vedo la televisione da 10 anni. Guardavo Beautiful. Poi mi ha stufato anche
quello”.
Qualche
volta vedevi Lilli Gruber a Otto e Mezzo.
“Col
tonto vittima che era Bocchino e l’orrido killer che era Travaglio. Travaglio
era un vero fascista”.
Era
un montanelliano…
“Sì,
ma un vero fascista”.
Ti
piaceva Montanelli?
“Veniva
sempre a trovarmi nella mia casa al mare perché aveva una morosa, da quelle
parti. Era diventato quasi di sinistra in quei tempi in cui aveva mollato
Berlusconi”.
Hai
avuto un fidanzato gay una volta.
“Ma
non me n’ero accorta. Era un uomo carino. Non mi assaliva”.
Non
era appassionato?
“Poco.
Una sera mi portò a vedere Paolo Poli. Attorno a me c’erano dei bei signori,
tutti molto travestiti. I giovanotti venivano a salutare il mio fidanzato.
Cominciai ad avere dei dubbi. Gli chiesi: “Scusa, ma non è che tu sei gay, per
caso?” E lui: “Sì””.
Sei
una volpe tu, non ti si può nascondere niente.
“Effettivamente
mi sembrava strano”.
E
avete continuato a stare insieme.
“Siamo
rimasti amici tutta la vita”.
Chi
avresti voluto intervistare e non ci sei riuscita?
“Nessuno”.
Donald
Trump?
“Quello
stupido?”.
Il
Papa?
“No”.
Giorgia
Meloni?
“Sì,
lei forse sì”.
Che
domanda vorresti farle?
“Ci
dovrei pensare. Vai avanti”.
Se
uno ti parla di Vannacci?
“Mi
fa schifo”.
Hai
mai avuto un fidanzato fascista?
“No.
Ma non guardavo queste cose da giovane”.
Ti
piaceva Enzo Biagi? Era bravo?
“Piaceva
alla gente perché sapeva mettere assieme le parole, ma non era affatto bravo”.
Hai
mai lavato i piatti?
“Sì,
però quando ero giovane avevamo sempre delle deliziose ragazze che dormivano in
cucina, poverine, ed erano bravissime”.
Hai
detto: “Ho perso 10 anni di sesso”. Quali?
“Facevo
parte di quelle ragazze che non la davano per nessuna ragione perché se la
davano poi non le voleva più nessuno. Dovevano essere vergini”.
E tu?
“Io
mi facevo abbastanza toccare ma non la mollavo neanche morta. Hai capito?”.
Non
mi è difficile capire. Ma non mi hai detto quale è stata la prima volta che hai
fatto l’amore.
“Sai
che ci pensavo l’altro giorno? Non me lo ricordo proprio”.
Come
non ti ricordi? Il primo amore non si scorda mai.
“E io
non me lo ricordo. Forse era il nanetto di cui ero pazza. Ma credimi, non
ricordo”.
Se un
fidanzato ti lasciava tu piangevi?
“Piangevo
molto”.
Hai
detto che con la vecchiaia sei diventata cattiva.
“Non
è vero, però con la vecchiaia mi sono diventate antipatiche le femministe.
Anche io lo sono stata, ma adesso mi fanno ridere”.
Ti
sono mai piaciute le donne?
“Da
giovane mi piaceva una ragazza e siccome c’era il femminismo avevo deciso di
tentare. Però questa qua non mi ha voluto”.
E
allora?
“Allora
mi è passata”.
Hai
ballato con Silvio Berlusconi
“Guarda,
può anche essere, ma proprio non me lo ricordo”.
Ti
stanno molto sulle scatole quelli del Movimento Cinque Stelle, vero?
“Guarda,
una volta dissi che sono talmente vecchia che ho tutto il diritto di fare una
strage se dovessero vincere alle elezioni”.
So
che non lo farai. Anche perché non vinceranno. Chi vorresti che vincesse negli
Usa, in Europa?
“Ma
sono tutte stupidaggini. Adesso c’è la fine del mondo. Vedrai. Buttano la
bomba”
Sostieni
di avere la voce da gobba. Com’è la voce da gobba?
“Come
la mia. Non la senti?”.
Ma
no, non hai la voce da gobba. E poi non esiste la voce da gobba.
“Esiste,
esiste. Non senti la mia voce? È la voce da gobba. Ma andiamo avanti”.
La
tua casa è bellissima. Mi dicono che è in vendita, però. Ti cacciano?
“No.
Stanno solo aspettando che muoia”.
In
questo momento, tu sei più allegra o più triste?
“Sono
come sempre allegra, ma continuo a pensare che in ogni caso devo andarmene”.
Verrà
molta gente al tuo funerale?
“Se
fossi morta 20 anni fa avrei avuto un successo pazzesco. Adesso non sanno
nemmeno chi sono”.
Ma
non scherzare.
“Credimi,
la gente non sa chi sono”.
Una
volta ti ha querelato Vittorio Emanuele.
“Tanto
tempo fa. Avevo scritto che era ignorante anche da bambino, andava male pure
alle elementari. Sai una cosa? Adesso sono stanca”.
Voglio
sapere solo un’ultima cosa. Dici parolacce?
“Continuamente”.
Per
esempio?
“Stronzo”.
Non
guardare me quando lo dici.
“No,
a te non lo dico”.
Altre
parolacce?
“Mi
piace soprattutto stronzo. L’ho insegnata anche alla ragazza ucraina che vive
con me. Adesso stronzo lo dice benissimo anche lei”.
Vai
avanti Natalia.
“Mi
dici una cosa?”.
Cosa
non farei per te?
“Se
io muoio, voi che cosa farete di me?”.
***
(Claudio
Sabelli Fioretti - estratti da Repubblica.it)