PUBBLICATA
DA FELTRINELLI
Chi ha ucciso Enrico Mattei? Nella loro inchiesta Calia e
Oddo puntano il dito contro lo Sdece francese
MILANO - Chi ordinò l'omicidio di Enrico Mattei? A oltre
sessant'anni dalla morte del fondatore dell'Eni, una delle pagine più oscure
della storia italiana continua a interrogare il presente. In “Lampi
sull'Eni”. Gli autori Vincenzo Calia e Giuseppe Oddo seguono la
lunga scia dei depistaggi che, dalla notte del 27 ottobre 1962, hanno nascosto i
veri mandanti, gli interessi e le responsabilità dietro la caduta dell'aereo di
Bascapè in cui viaggiava Mattei.
Un'inchiesta rigorosa e avvincente che attraversa decenni
di omissioni, prove occultate e verità negate, riportando al centro una domanda
che l'Italia non ha mai smesso di porsi: chi aveva davvero interesse a
eliminare Enrico Mattei?
Un omicidio politico internazionale quello del presidente
dell’Eni, Enrico Mattei. E le conseguenze di quello che allora venne classificato
come incidente e che molti anni dopo emergerà come un attentato con un ordigno
al tritolo, si sono riverberate fino ai giorni nostri: la politica energetica
italiana sarebbe stata molto diversa se Mattei avesse avuto la possibilità di
stringere un’alleanza strategica con l’Algeria e una pace con le 7 Sorelle
americane benedetta dall’Amministrazione Kennedy.
Fu il pubblico ministero di Pavia, Vincenzo Calia, tra la
fine degli anni ‘90 e l’inizio dei Duemila a trovare le prove che Mattei era stato
ucciso. Ora Calia, che ha continuato da privato cittadino a indagare e a
ricercare dedicando al caso Mattei diversi libri, e il giornalista d’inchiesta
Giuseppe Oddo, già storica firma del Sole 24 Ore, esperto di petrolio e
biografo di Mattei (cui ha dedicato nel 2022 per Feltrinelli il volume «L’italia nel petrolio-Mattei, Cefis, Pasolini e il sogno
infranto dell’indipendenza energetica» con Riccardo Antoniani) pubblicano un
nuovo libro «Lampi sull’Eni-Il piano per eliminare Enrico Mattei» (Feltrinelli),
che fa un passo avanti con una rivelazione decisiva: furono gli apparati
francesi a togliere di mezzo il presidente dell’Eni.
L’inchiesta dei due autori pubblicata da Feltrinelli
parte da lontano e si snoda tra migliaia di carte d’archivio e di documenti
giudiziari riletti sotto nuova luce schivando i depistaggi e le manipolazioni
di testimoni, anche con la collaborazione dei servizi segreti italiani, che per
decenni sono parte integrante dell’affaire Mattei.
In questo modo identificano la Francia come «il Paese che
aveva più urgenza di togliere di mezzo» il numero uno dell’ente petrolifero
italiano. E non invece gli inglesi o gli americani. Un dato fra tutti: William
McHale, il giornalista di Time che volava con Mattei quella notte, era un
agente della Cia sotto copertura che monitorava il presidente dell’Eni: mai gli
americani avrebbero ucciso uno dei loro durante un attentato.
La decisione di uccidere Mattei - rivelano Oddo e Calia -
fu presa negli apparati dello Stato per impedirgli di chiudere l’accordo con
l’Algeria, per la cui firma il presidente dell’Eni era atteso in segreto il 6
novembre 1962 ad Algeri dal capo del governo Ahmed Ben Bella. L’accordo avrebbe
schiuso al gruppo le riserve di idrocarburi del Sahara, dove le società
francesi avevano scoperto importanti giacimenti di greggio e metano e puntavano
a gestirli.
A organizzare l’attentato - sostengono i due autori - fu
verosimilmente lo Sdece, che aveva facilità d’accesso
agli stabilimenti della Morane-Saulnier, la casa costruttrice del velivolo
dell’Eni, i cui aerei erano in uso alle forze armate francesi. Non è invece
chiaro chi sia stato l’esecutore materiale dell’attentato; forse uomini dell’Oas, Organization de l’Armée
Secrète, provenienti o infiltrati dai servizi
francesi. In Italia erano espatriati esponenti di spicco dell’organizzazione
terroristica che si batteva per l'Algeria francese dopo il fallito colpo di
Stato contro de Gaulle.
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