Al cinema con Umberto Nobile. Dai ricordi di Sciascia al kolossal "La tenda rossa"

di Paolo Speranza

Grazie a Umberto Nobile milioni di italiani hanno scoperto non solo i misteri delle lontane regioni polari, ma anche la magìa del cinema.

Fra questi Leonardo Sciascia, che a poco più di cinque anni resta suggestionato dalle immagini del documentario sull’impresa del “Norge”, proiettato per volere di Mussolini in tutto il Paese. “Il fascismo aveva di queste tempestività”, commentò anni dopo il celebre scrittore, che conservava una memoria nitida di quella proiezione in piazza, “su un telone assicurato con mezzi di fortuna”, perché una sala cinematografica vera e propria ancora non esisteva (sarebbe stata inaugurata solo nel 1929) nella sua Racalmuto, in provincia di Caltanissetta.

Pur trattandosi di un reportage giornalistico con intenti di propaganda, il filmato sulla spedizione di Nobile suscitava le emozioni di una fiction di grande appeal popolare. Gli ingredienti per il successo c’erano tutti: le immagini mozzafiato, che parlavano da sole; la dimensione epica dell’impresa; tre protagonisti di fama internazionale (con lo scienziato nativo di Lauro c’erano il norvegese Roald Amundsen, esploratore leggendario che per primo aveva raggiunto il Polo Sud, e l’industriale statunitense Ellsworth); e il sentimento corale di patriottismo che il generale Nobile aveva scatenato fra gli italiani della penisola e nelle comunità dei nostri emigrati.

Il successo si ripetè due anni dopo, nonostante l’esito tragico e infelice del volo del dirigibile “Italia”. Prima che le polemiche e una controversa inchiesta finissero col provocare la trasformazione di una disgrazia in una disfatta, con l’allontanamento di Nobile dall’aeronautica italiana e dal Paese, l’attenzione degli italiani e dell’opinione pubblica internazionale era stata calamitata per mesi dall’eroica resistenza dei superstiti della spedizione nella mitica “tenda rossa” e dalla gara di solidarietà internazionale conclusasi con il salvataggio di Nobile e dei suoi uomini ad opera dei marinai russi della rompighiaccio Krassin. A bordo della nave sovietica vi era anche un operatore cinematografico, tal Ciuknowski, che girò scene, purtroppo perdute per l’incidente del velivolo con cui aveva raggiunto la ”tenda rossa”.

Chi invece riuscì a conservare una documentazione filmata delle operazioni di salvataggio fu un giovane operatore romano, Otello Martelli, imbarcatosi sull’aereo Città di Milano che, prima del Krassin, era riuscito a portare in salvo Nobile. Martelli, che fin dal 1920 era il direttore di fotografia preferito da Roberto Roberti (alias Vincenzo Leone, padre di Sergio e regista di primo piano del cinema muto, nato e sepolto a Torella dei Lombardi) e nel dopoguerra affiancherà i più grandi registi italiani, – in capolavori come Paisà, Riso amaro, L’Oro di Napoli, La dolce vita – racconta la sua avventura in un servizio di “Cinemalia” del 15 settembre 1928: “L’apparecchio cominciò ad abbassarsi notevolmente per eseguire il lancio dei paracadute ed io, che durante il viaggio ero intento a ritrarre quadri superbi quanto terribili, fui avvertito che eravamo nei pressi della tenda. Pochi minuti dopo vidi distintamente la “tenda rossa” e vicino ad esse delle figure che apparivano nere ai miei occhi causa il riverbero, e che facevano dei cenni con le braccia, con degli stracci e con bandierine. Mi sporsi all’infuori più che potevo e stimai opportuno di girare con la macchina automatica. Ma non era impresa facile perché bisogna pensare che l’apparecchio, mentre io operavo, filava a duecento all’ora”.

Nonostante le condizioni proibitive per le riprese, queste scene esclusive costituirono il pezzo forte del “film della tenda rossa”, come lo ribattezzò “Cinemalia”, ovvero Le gesta dell’artide, che appassionò gli spettatori di tutto il Paese: “La visione del film – commenta l’importante e raffinata rivista – di cui è stata fatta la più larga pubblicità sia in sale cinematografiche sia in pubbliche piazze, negli istituti di educazione ecc., è stata più che sufficiente a cancellare qualsiasi dubbio ed a dare una esatta sensazione della rischiosità dell’impresa”. Di questo documentario, prodotto dall’Istituto Luce e strutturato in quattro parti, “Cinemalia” illustra nel dettaglio tutte le sequenze, dalla partenza del Città di Milano da La Spezia alla volta del Polo, il 20 marzo, alla calorosa accoglienza del popolo italiano ai superstiti della “tenda rossa”.

Del tutto naturale che anche il cinema si interessasse a una storia così appassionante. La prima idea di un film sulla “tenda rossa” risale al novembre del ’56, quando una delegazione del cinema italiano (produttori, attori, registi e il direttore generale dello spettacolo De Pirro) in visita a Mosca si vide offrire dal Cremino la prima coproduzione italo-sovietica per un kolossal “sull’avventura al Polo Nord della spedizione Nobile”, come informa “Vie Nuove”. Il produttore italiano sarebbe stato Carlo Ponti, e per la protagonista femminile i russi avrebbero gradito una delle “maggiorate” del nostro cinema, Silvana Pampanini, molto popolare anche in Urss.

Il progetto andò in porto, ma solo dodici anni più avanti. Nel ruolo di produttore era subentrato un altro italiano, Franco Cristaldi, con la sua Vides. Il regista era il russo Mikhail Kalatozov, e la diva italiana era una star emergente, Claudia Cardinale, nel ruolo – creato apposta per lei dallo sceneggiatore Ennio De Concini – di Valeria, la fidanzata di Malmgren, il giovane scienziato svedese morto sul pack durante le ricerche dei superstiti. Al suo fianco un cast davvero stellare: Sean Connery, reduce dai successi planetari nei panni di James Bond, nel ruolo del comandante del Krassin; a interpretare Nobile fu Peter Finch, uno dei più quotati attori inglesi; e, ancora, gli italiani Massimo Girotti e Luigi Vannucchi, i tedeschi Mario Adorf e Hardy Kruger, e, per le musiche, Ennio Morricone. E finalmente, nel 1970, quasi mezzo secolo dopo la tragedia sui ghiacci del Polo, La tenda rossa arrivò nei cinema di tutto il mondo.

***

(Paolo Speranza storico, saggista e docente)