UN
LIBRO INQUIETANTE
Ottorino
Cappelli: la democrazia nuda sotto Trump, l’America verso l’autoritarismo
di Stefano Vaccara - La Voce di New York
NEW
YORK - C’è una scorciatoia, diffusissima nei media e perfino in ambienti colti
europei, che rende Donald Trump meno difficile da sopportare: ridurlo a un
“caso umano”. Narcisismo, megalomania, declino cognitivo, impulsività, rabbia.
Un presidente visto come problema individuale e patologico. È una lettura
comoda, quasi terapeutica, perché fa credere che la soluzione sia semplice:
basta che Trump sparisca, e l’America tornerà in asse. Ottorino Cappelli,
professore di Politica comparata all’Università di Napoli “L’Orientale”, con
lunghi anni di studi e ricerche tra Harvard e New York, smonta quella
rassicurazione e costringe il lettore a un salto di livello: Trump è soltanto
il volto più rumoroso di una trasformazione istituzionale profonda.
Il
suo nuovo saggio, Trump e la rivoluzione americana. Da dove vengono, dove ci
portano (Editoriale Scientifica, 2026), non è un libro “di costume” su
Trump, né l’ennesimo catalogo delle sue provocazioni. È piuttosto un’indagine
sul potere e sul passaggio cruciale che Cappelli definisce fin da subito:
«L’America di Trump ha dichiarato guerra alla democrazia liberale in nome di
una “democrazia nuda”, senza contrappesi, fondata sul potere legibus solutus di un Capo
investito dal Popolo».
Questa
è la chiave, e anche il motivo per cui il libro risulta così inquietante.
Cappelli non discute soltanto la radicalità culturale del trumpismo, ma
l’ambizione di cambiare la forma del regime, svuotando l’architettura liberale
che storicamente ha dato forma alla democrazia americana. In un passaggio di
forte impatto, spiega che la seconda “rivoluzione americana” non va intesa come
abbandono della democrazia, ma come trasformazione: una democrazia che conserva
il lessico del popolo e del voto, ma spinge verso un potere plebiscitario e
centrato sul capo. «Noi diciamo Capo, o ancor più pudicamente “leader”. Ma nel
contesto della democrazia nuda si può leggere anche Duce, Führer, Caudillo, Conductor».
È
una frase che può far sobbalzare, ma serve a chiarire l’orizzonte: non la
“bizzarria” di un individuo, bensì una dinamica politica che, in altri tempi e
altrove, ha avuto nomi precisi.
Il
punto di forza del saggio è la sua impostazione: Cappelli evita la cronaca e
costruisce invece una mappa interpretativa. Nella prima parte elenca i “fronti
di lotta”, nella seconda propone “chiavi di lettura”. Ma soprattutto si
concentra sul metodo, sulle leve reali con cui un esecutivo può comprimere gli
spazi di autonomia dei poteri concorrenti. Nel farlo, Cappelli insiste su ciò
che spesso resta fuori dal dibattito pubblico: i meccanismi giuridici e
amministrativi, il governo per ordini esecutivi, la normalizzazione
dell’emergenza, la guerra contro le agenzie indipendenti, lo scontro con i
giudici.
A
emergere è una visione del trumpismo come progetto di potere: un’alleanza tra
Popolo e Capo, sostenuta da un terzo pilastro, l’Oligarca. Cappelli parla di
una strategia volta ad «abbattere l’assetto liberale americano e sostituirlo
con una triade del potere, il Popolo, il Capo e l’Oligarca».