IL PRIMO LIBRO DELL'AUTRICE

 

“Il dito in bocca”, febbrile e onirico testo di Fleur Jaeggy riroposto da Adelphi 

di Romolo Paradiso

 

ROMA - Quando alla fine degli anni ’80 lessi “I beati anni del castigo” di Fleur Jaeggy, scrittrice svizzera-italiana, rimasi letteralmente affascinato dalla sua scrittura essenziale ma penetrante, coinvolgente e a tratti piacevolmente algida. Una caratteristica quest’ultima che ben si coniuga con la profondità del pensiero dell’autrice.

 

Quel libro diverrà presto un successo internazionale della Jaeggy, che oltre a scrivere racconti e romanzi è pure sceneggiatrice, drammaturga, traduttrice e paroliera, tanto da scrivere molte delle canzoni di Franco Battiato, suo grande amico, tra le quali la stupenda: “Oceano si silenzio”.

Dal 1968 è sposata con Roberto Galasso, fondatore e proprietario della casa editrice Adelphi, che oggi, dopo la morte del marito, dirige con inalterato successo.

 

Recentemente l’Adelphi ha riproposto il primo libro scritto da Fleur Jaeggy: “Il dito in bocca”. Un lavoro composto da racconti brevi nei quali la scrittura dell’autrice travalica qualsiasi corrente letteraria, esponendo in modo febbrile e a volte stravagante, visioni della realtà che si confondono con l’oniricità, rendendole ora suggestive, ora emozionanti, ora convulse, quando inspiegabili, dure e a tratti terribili.

 

Tutto però nel filo di una profondità che sa improvvisamente affondare con levità lo sguardo fin dentro l’animo delle persone e nella sostanza delle cose che ci circondano, scoprendone l’essenza, il valore, lo scopo. Rivelando e trasmettendo un senso di meraviglia dalla normalità, dalla semplicità, dall’esistenza, che è, o dovrebbe essere, lo stimolo a guidare il cammino umano con uno sguardo pieno di un continuo fanciullesco nitore, viatico alle domande centrali del vivere e alle risposte a questo più opportune. 

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(Romolo Paradiso giornalista e scrittore)