IL CINEMA

 

Il nuovo 007? È donna, tosta e afro-britannica. James Bond è morto e la nuova 007 è all’opera

di Teresa Marchesi - Huffington Post

 

ROMA - James Bond è morto, viva James Bond. La nuova 007 è già all’opera: è donna, afro-britannica e sembra la versione femminile del “Black Panther” del povero Chadwick Boseman. Oppure no, sto scherzando e come stanno davvero le cose ognuno potrà verificarlo in proprio guardando “No Time To Die”, venticinquesimo titolo del franchising sul più longevo agente segreto del cinema.

 

Che questo quinto film segnasse l’addio di Daniel Craig alla saga era già cosa arcinota: contrattualizzato in origine per quattro pellicole, non ha mai fatto mistero di aver accettato la quinta avventura per il super cachet che gli offrivano. Gli attori passano, ma Bond potrà sempre rinascere dalle sue ceneri. “You only live twice”, si vive solo due volte, ci aveva già rivelato il buon Sean Connery più di mezzo secolo fa. E allora perché non tre, o quattro, o infinite volte? E l’onda #MeToo è forte abbastanza da supportare un definitivo cambio di sesso dell’eroe di Ian Fleming ?

 

Niente di meglio di una selva di interrogativi aperti per trainare un’uscita trionfale ritardata di un anno o quasi causa pandemia. Alla primissima proiezione per la stampa appare il faccione di Craig per raccomandare la visione del film su big screen, su grande schermo ‘where it belongs’. E in realtà la spettacolarità di questi 181 minuti sul piccolo schermo andrebbe sprecata.

 

Senza spoilerare più di tanto, la svolta di “No Time To Die” riguarda la vocazione da sciupafemmine di 007. Bond Girls addio, l’agente ha messo su famiglia e non sgarra: né tentazioni né passatempi occasionali. Cary Fukunaga (quello della serie miracolo “True Detective”, primo regista americano a dirigere uno 007) ha arruolato come quarta co-sceneggiatrice una icona della moderna comicità femminista britannica, Phoebe Waller-Bridge (chi ha visto in tv “Fleabag” sa di cosa parlo). Mi aspettavo dal suo contributo qualche lampo di sferzante ironia, ma sono rimasta delusa. Lo storico machismo di Bond qui però è incontestabilmente morto e sepolto.

 

In più, il plot vero e proprio è preceduto da ben due prequel (chiamiamoli pure mini-film) che fanno corpo a se stante, e illuminano sul passato remoto dell’amata di Bond, Madeleine (Léa Seydoux), nonché su un suo presunto tradimento che induce l’eroe ormai ritirato dai Servizi Segreti a tornare single. Mentre ancora gli brucia il ricordo di Vesper, la sua sfortunata passione di “Casinò Royale”.

 

La posta in gioco stavolta è una micidiale arma batteriologica ‘mirata’, che seleziona ed elabora cioè lo specifico DNA del bersaglio. E i primi a finire nel mirino, paradossalmente, sono i capi della Spectre, nemico ufficiale di sempre. Così ritroviamo il già sconfitto Blofeld-Christoph Waltz di “Spectre”, il film precedente, insieme agli immancabili M (Ralph Fiennes) e Q ( Ben Whishaw). Il nuovo supercattivo invece è Rami Malek, debitamente sfigurato per non ricordare troppo il suo Freddie Mercury Oscar di “Bohemian Rhapsody”.
Tra le sequenze d’azione la più mozzafiato è quella girata a Matera: la resa spettacolare giustifica ampiamente il lungo sequestro dei ’sassi’ per le riprese. E la scelta di Santiago de Cuba per un megaparty malavitoso a sorpresa assume quasi una valenza simbolica: tramonta l’embargo, e crolla un altro storico Muro di Berlino. E poi Scozia, Giamaica, Londra, Norvegia: come è costume, con 007 si fa un giro del mondo bonsai.

 

Sarà davvero la fine di un viaggio iniziato quasi sessant’anni fa? Può concludersi l’epopea di Bond con il raddoppio politicamente corretto della licenza di uccidere numero 007, equamente spartita tra maschio e femmina, totale 2014? Sono maturi i tempi per un passaggio del testimone alla sola Lashana Lynch, tosta, efficiente, ma poco incline ai Martini ‘agitati, non mescolati’? Ci sanno Bond Boys di contorno, nel nostro futuro ? I tempi cambiano, e dopotutto, per dirla con l’uscente Daniel Craig, 007 “è solo un numero”.

***

(Teresa Marchesi, critica cinematografica e regista, è tra le giornaliste italiane più brillanti, le cui prime esperienze di cronista sono cominciate alla Repubblica di Scalfari. Ha poi lavorato alla Rai come inviata speciale del Tg3. Collabora e tiene un Blog su Huffington Post)