DAL
GIAPPONE TOYAMA SHIGEHIKO
L’arte di mettere in ordine i pensieri. Saggezza lenta
per un mondo veloce
di Michele Sabatini
Arriva per la prima volta in Italia, grazie alla
casa editrice Rizzoli, “L’arte di mettere in ordine i pensieri. Saggezza
lenta per un mondo veloce” del critico e saggista giapponese Toyama
Shigehiko, un classico da 3 milioni di copie
vendute in Giappone, sull’organizzazione della conoscenza, il dispiegamento del
pensiero e la rivelazione dell’apprendimento.
Pubblicato per la prima volta nel 1983, “L’arte di
mettere in ordine i pensieri” è un long seller della saggistica giapponese, e
come tutti i classici riesce a parlarci con forza immutata anche a distanza di
tempo: decenni dopo, nell’era del sovraccarico informativo e dell’intelligenza
artificiale, è utile più che mai a ricordarci che la conoscenza, da sola, non
equivale alla saggezza; anzi, più accumuliamo nozioni, più è facile smettere di
pensare veramente.
Se infatti siamo stati educati a essere alianti,
addestrati cioè a seguire le istruzioni ma incapaci di sollevarci senza un
traino esterno, oggi la sopravvivenza intellettuale e professionale appartiene
agli aeroplani, ossia a coloro che sanno generare una spinta autonoma,
trasformando la conoscenza passiva in una creazione autentica, personale e
libera. In un panorama dominato da macchine che archiviano e riproducono dati
con una velocità e una precisione che non potremo mai eguagliare, la vera sfida
risiede nel rivendicare il valore dell’originalità. Toyama mostra come
coltivare questa spinta propulsiva attraverso semplici pratiche: lasciare che
le idee «fermentino» nel tempo con il coraggio della pazienza, imparare
quando prendersi una pausa da un problema e usare l’oblio selettivo come
strumento per sbarazzarsi del superfluo e mantenere la mente lucida e creativa.
In parte manuale pratico e in parte saggio filosofico,
“L’arte di mettere in ordine i pensieri” è una cassetta degli attrezzi per
nutrire il pensiero indipendente e insieme un invito a riscoprire la «realtà
primaria» dell’esperienza lontano dalla cultura della produttività, a
ritornare alle abitudini analogiche e all’attenzione profonda: non per fare di
più, ma per pensare meglio e vivere con maggiore chiarezza.
«In questo libro desidero riflettere su ciò che occorre
tenere presente per diventare persone capaci di essere, allo stesso tempo,
alianti e aeroplani. / La ragione per cui non ci si può accontentare di essere
semplici alianti è l’avvento dei computer, dotati di straordinarie capacità di
planata. Chi non è in grado di volare con le proprie forze rischia di essere
sostituito dalle macchine e di perdere il lavoro».
Quando questo libro è stato pubblicato in Giappone per la
prima volta negli anni ’80 del secolo scorso, si viveva in un paesaggio
tecnologico e sociale profondamente diverso da quello che conosciamo oggi.
Tuttavia, questo manuale di «ecologia della mente» anticipa con
sorprendente lungimiranza molte sfide dell’attuale era dell’informazione, e i
principi che racchiude possono essere facilmente applicati anche al nostro
contesto: ciò che l’autore gestiva con carta, penna e archivi fisici trova un
corrispettivo negli strumenti digitali che utilizziamo oggi per organizzare il
lavoro e le nostre attività quotidiane.
Allo stesso modo, il valore che Toyama attribuisce a creatività e originalità
rispetto al semplice accumulo di nozioni risulta più che mai attuale: se
l’autore, già allora, metteva in guardia dal rischio di trasformarsi in «uomini-computer»,
nell’era dell’intelligenza artificiale questa distinzione si fa ancora più
critica e la metafora dell’aliante e dell’aeroplano che vi si trova descritta,
diventa un manifesto per chiunque desideri mantenere un pensiero autonomo in un
mondo saturo di dati.
In questa prospettiva, anche la necessità di praticare
l’oblio selettivo e di valorizzare i momenti di silenzio e disconnessione si
rivela una strategia fondamentale per nutrire l’intuizione e difendersi dal
sovraccarico informativo. Alcuni riferimenti alla società presenti nel testo
riflettono inevitabilmente il contesto del Giappone del XX secolo, occorre
pertanto guardare oltre la specificità di alcuni esempi riportati per cogliere
l’universalità del messaggio dell’autore.
La riflessione di Toyama inizia da una semplice quanto
scomoda osservazione: essere saggi non significa possedere molte informazioni.
Al contrario, in certi casi accumulare continuamente nozioni rischia di
ostacolare il pensiero autentico.
Pertanto, il vero problema non consiste nel sapere troppo
poco, quanto nel non darsi il tempo necessario per elaborare ciò che sappiamo.
La conoscenza è tale, ovvero diviene utile, soltanto quando viene trasformata
in esperienza. Soltanto quando porta ad una riflessione personale, quando
implementa e migliora la nostra capacità di giudizio.
Per pensare bene occorre tempo. Bisogna essere disponibili ad accettare
l’incertezza, a coesistere con le domande, a lasciare che le intuizioni
maturino. Senza pretendere risposte immediate. Perché, se dovessimo immaginare
quale sarà la competenza del futuro, questa sarà molto
probabilmente riuscire a costruire domande efficaci: le risposte arriveranno. Purtroppo o per fortuna, anche grazie all’intelligenza
artificiale.
In verità con l’AI, a cominciare dai cosiddetti LLM
(Large Language Models), non ci si trova di fronte a macchine sostitutive del
lavoro umano, quanto a macchine che in questo lavoro possono accompagnarci.
Macchine che sono autonome in occasione di certe operazioni deterministiche, ma
che richiedono che sia ancora l’uomo a percorrere l’ultimo miglio: quello del
controllo finale certo, ma innanzitutto quello dell’istruzione della macchina.
Attraverso le istruzioni una macchina si può guidare.
La capacità di formulare domande giuste è una prerogativa
della curiosità umana che nasce dalla relazione con l’altro e che si nutre del
confronto e del dialogo, di lettura e studio. Una capacità che nasce da una
abilità, quella di sapere selezionare e rielaborare le informazioni, sia in
termini di quantità che di qualità. In questo senso i motori di ricerca
rappresentano un anello di congiunzione fondamentale con l’intelligenza
artificiale, per la facoltà di sviluppare una padronanza, quella di cercare e quindi
immettere nel sistema istruzioni quanto più accurate.
Una dimensione sensibile ma in realtà molto pratica, che
sembra legata a doppio filo alla concezione che Toyama aveva della cultura - e
quindi a questo libro - ovvero non un semplice accumulo di informazioni, bensì
uno strumento per vivere in modo più consapevole e libero. Per questo Toyama
non scriveva per specialisti o accademici, ma per lettori comuni interessati a
comprendere meglio sé stessi, il mondo che ci circonda.
Toyama Shigehiko (1923-2020) è stato un celebre critico e
saggista giapponese. Dottore in lettere, ha insegnato presso l’Università di
Educazione di Tokyo e presso l’Università Ochanomizu.
I suoi interessi spaziano dalla letteratura inglese alla retorica, alla critica
testuale, al pensiero e alla lingua giapponese. La sua popolarità in Giappone
nasce dalla capacità di affrontare temi complessi attraverso un linguaggio
accessibile, senza rinunciare alla profondità.
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SCHEDA LIBRO
Titolo: L’arte di mettere in ordine i pensieri
Autore: Toyama Shigehiko
Editore: Rizzoli
Anno edizione: 2026
Pagine: 272
ISBN: 9788817199810
Prezzo: € 18,00