§GRANDI VINI E ALTA CUCINA§

 

"Scrio", il Syrah di Bolgheri che stupisce anche i francesi  

di Paola Jadeluca

 

L’incontro con Le Macchiole, una delle realtà di riferimento di Bolgheri avviene da SantoPalato, una trattoria su Via Gallia, a Roma. Lontano dalle più centrali e iconiche griffe dei chef ultrastellati, come ci si aspetterebbe, ma a due passi comunque dalla Basilica di San Giovanni: si può raggiungere con una passeggiata a piedi dal Colosseo, se non fosse che la nuova fermata della Metro C è spettacolare e anche solo per una fermata, fino a Porta Metronia, ti regala una immersione nella Storia e nella grandezza di Roma. Arrivi all’appuntamento già predisposto alle eccellenze anche del gusto. In primis il vino, una verticale dal 2012 al 2022 di Scrio, un viaggio inedito nel mondo dello Syrah, il vitigno con cui è realizzato questa etichetta, abbastanza desueto per la zona di Bolgheri. Non convenzionale è anche Santo Palato, nome voluto dalla proprietaria, la chef Sara Cicolini, classe 1988, quale tributo alla Taverna del Santopalato, covo del movimento futurista di Torino. La Trattoria è,invece oggi, a quanto se ne dice, ritrovo di molti chef famosi, che qui trovano un angolo riservato, una cucina romanesca rivisitata e una lista di vini impressionante.

 

Torniamo alle Macchiole. famosa per i rossi Messorio, Paleo e Scrio e per il Paleo Bianco, etichette che hanno raggiunto le vette dei rating internazionali. Le Macchiole è stata fondata da Cinzia Merli e dal marito Eugenio Campiolme (prematuramente scomparso nel 2002). Un vitigno tipico di alcune zone vocate della Francia, ma "difficile da coltivare a Bolgheri, il Syrah è stata la grande scommessa di mio padre", racconta Elia, che con il fratello Matteo ormai da anni affianca la madre al timone dell’azienda. Scrio, vino rosso scuro e speziato nasce nel 1994 per il desiderio di produrre un vino da sole uve Syrah, Raro e originale, prodotto in pochissime bottiglie, diventa ben presto un riferimento assoluto per la zona. Il nome, mutuato da un termine toscano che significa "puro, schietto, integro", racconta i tratti salienti. L’annata attualmente in commercio è il 2022, un vino ancora giovane ma già gradevole. Se ne producono solo 4000 bottiglie, il prezzo è di 180 euro.

 

Nel 2016, sotto la regia di Elia, è iniziato un percorso di profonda ridefinizione stilistica dello Scrio. Questo cambiamento ha avuto origine nel nuovo vigneto Casavecchia, situato nella zona collinare di Castagneto Carducci a 210 metri s.l.m. Che si è andato ad affiancare al vigneto originario, Vignone. A Casavecchia le viti sono allevate ad alberello su terreni di matrice rocciosa, caratterizzati da vene ferrose e un’importante presenza di scisto, tipici della parte terminale delle Colline Metallifere.

 

Dall’annata 2018, le uve provenienti da questo ettaro terrazzato hanno iniziato a contribuire in modo decisivo a un nuovo profilo sensoriale, orientato verso uno stile più elegante, dinamico e fresco rispetto alle versioni precedenti. In questo quadro di rinnovamento si inserisce anche la scelta di diversificare i contenitori per l’affinamento: dall’uso quasi esclusivo della barrique si è passati a un mix di legni e materiali diversi, tra cui tonneaux, tini troncoconici da 12 hl, ceramica e anfore di Gres. Questa pluralità si traduce in un vino multidimensionale e sfaccettato, capace di interpretare perfettamente le peculiarità delle diverse annate. Una metamorfosi seguita con la verticale di sette annate, guidati da Elia Campolmi, che ha curato personalmente l’impianto del vigneto Casavecchia e applicando una visione maturata in oltre dieci anni di esperienza come responsabile viticolo della tenuta. Dal 2012, passando per il 2015, 2018, 2018, 2020, 2021 fino all’annata ora in commercio, il 2022. Le differenze, l’evoluzione, si avvertono, sempre però tenendo conto dei diversi periodi di maturazione che comunque conferiscono una propria identità. Resta però un filo comune, la grande sapidità di questi vini che restano sempre freschi come il 2012, di una vivacità che sorprende, nonostante si tratti di un vino destinato a sfidare il tempo. “Il Syrah, vitigno non facile da gestire nel nostro terroir, ha rappresentato per noi una sfida - ha commentato Elia - e oggi possiamo dire che il nostro impegno, basato su un continuo miglioramento della qualità produttiva e la ricerca delle migliori tecniche di affinamento, ha raggiunto i risultati desiderati

 

Dal punto di vista della difesa fitosanitaria vengono usati esclusivamente rame e zolfo, nel rispetto dei principi della coltivazione biologica. Da sei anni Le Macchiole sta inoltre sperimentando la diminuzione delle quantità di rame e l’eliminazione dello zolfo con l’ausilio dei cosiddetti induttori di difesa. Per la lotta contro la Tignola si usa il metodo della confusione sessuale coadiuvato da interventi con bacillus thuringiensis. In una parte dei vigneti si adottano alcuni dei principi della biodinamica con l’introduzione dei due principali preparati, il 500 (cornoletame) per migliorare la vitalità del terreno, e il 501 (cornosilice) per la parte aerea delle piante e per il frutto. In alcune circostanze sono inoltre utilizzate propoli, valeriana e ortica.

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(Paola Jadeluca è stata giornalista di Repubblica per oltre 30 anni, curatrice del settimanale Affari & Finanza, esperta tra l'altro di vini e cucina)