§GRANDI VINI E
ALTA CUCINA§
Vini che sanno di
sale, di sole e di vento. La Tenuta di Castellaro di Massimo Lentsch
di
Paola Jadeluca
Bianco Pomice,
Rosso Ossidiana: due etichette di
vino che ti portano dritte a Lipari, la più grande delle isole Eolie. Evocano
prima con il nome poi al gusto il territorio, vigne a 350 metri sul livello del
mare che crescono su terreni di sabbia vulcanica ricca di minerali che conferiscono
struttura e longevità. Vini decisamente particolari che sanno di sale, di sole
e di vento, vini di corpo leggero con sentori e sapori potenti. Sono due delle
tre etichette della Tenuta di Castellaro, fondata da Massimo Lentsch,
consulente nel mondo dei servizi per l’internazionalizzazione delle PMI, ma
reinventatosi anche vignaiolo. Tenuta di Castellaro è oggi una realtà
vitivinicola di 24 ettari con circa 85 mila bottiglie l’anno, per lo più
vendute all’estero nei canali HoReCa. Una cantina
d’avanguardia con wine resort e il parco geominerario
delle Cave di Caolino, ripulito e bonificato.
Ci sono voluti anni
di ricerca e investimenti per raggiungere questo obiettivo. Tutto inizia nel
2005. “Abbiamo spiantato e reimpiantato tutto perché di autoctono non c’era
nessun vitigno e inoltre ci trovavamo di fronte piante di viti autoctone
affette da virosi latenti, ovvero piante malaticce che non avrebbero vissuto a
lungo – racconta Lentsch - Ho potuto contare sull’assistenza di un agronomo ed
enologo specializzato in terreni vulcanici, Salvo Foti, con il quale abbiamo
girato le sette isole Eolie, cercato e ritrovato vitigni antichi come il Coringo Nero e la Malvasia”.
Lentsch, austriaco
di origine, bergamasco per vita, è legato a doppio filo alla viticoltura
vulcanica, in quanto dopo Tenuta di Castellaro ha messo piedi anche sull’Etna:
nel 2014 ha comprato da Mick Hucknall, il cantante dei Simple Red, una vigna
attraversata dala sciara in contrada Feudo di Mezzo
Lavici e poi a seguire altri terreni in diverse contrade come Montelaguarda, Piano Dario, Chiusa Politi e Calderara
Sottana. La tenuta sull’Etna oggi vanta cinque etichette, due rossi da Nerello Mescalese, un rosato e due Bianchi da uve di Carricante, vitigni autoctoni che stanno facendo il giro
del mondo.
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(Paola Jadeluca
giornalista di Repubblica per oltre 30 anni, curatrice del settimanale Affari
& Finanza, esperta tra l'altro di vini e cucina)