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ALTA CUCINA§
L'Oriou, birra valdostana a base di mosto d'uva. Innovazione di Cantina Grosjean e Agribirrificio
Leoni
di
Paola Jadeluca
Si chiama L’Oriou, ed è la prima birra realizzata con mosto d’uva.
Un’invenzione valdostana, nata dal confronto tra l’Agribirrificio
Leoni, di Saint-Pierre, e la cantina Grosjean Vins di Quart. L’Oriou è una birra artigianale rosata che mette insieme
il sapere della cantina e la creatività del birraio. L’obiettivo è raccontare
il territorio in modo nuovo: non solo attraverso il vino, ma anche con una
birra che porta nel bicchiere identità alpina e uve lautoctone
valdostane. E’ La nuova avventura di Hervé Grosjean,
insieme a Didier, Simon e Marco terza generazione dei vignerons
che hanno reso importante l’enologia della Valle d’Aosta.
Tutto inizia a
settembre dello scorso anno: durante un incontro tra Hervé Grosjean e
Matteo Leoni, proprietario dell’Agribirrificio, si fa
strada l’idea della creazione di una Iga, Italian
Grape Ale, le Iga sono sono birre speciali italiane,
prodotte con l’aggiunta di vino sotto forma di mosto, vinacce, ecc. che
predominano negli aromi della birra stessa. I birrifici artigianali italiani
sono stati i precursori, in questo caso precursori in Val d’Aosta. Nasce così L’Oriou, che apre un nuovo scenario del gusto nel mondo delle
fermentazioni, dei profumi e dei prodotti innovativi, un prodotto che si sposa
con le nuove tendenze del mercato.
La birra che viene
prodotta utilizza orzo valdostano, proveniente dai campi dell’Agri birrificio
in zona Saint-Pierre, con una piccola aggiunta di luppolo di quell’area. Per
quanto riguarda la parte sulla fermentazione, la scelta è andata sul lievito
Saison, tipico delle birre belghe e che, lavorando a una temperatura
leggermente più bassa, riesce a privilegiare l’espressione varietale del mosto
d’uva, mantenendo però un prodotto fresco, elegante, leggero e asciutto.
Terminata la fermentazione, la birra viene “lagerizzata” a
freddo per stabilizzarla, quindi leggermente riscaldata e successivamente
imbottigliata per avviare la seconda fase fermentativa in bottiglia.
Racconta Hervè Grosjen: “Dopo un attento studio sulla tipologia di uva da
utilizzare, la scelta è ricaduta sul Petit Rouge, vitigno autoctono a bacca
rossa, capace di esprimere profumi intensi e grande personalità. Dopo una prima
fermentazione legata alla birrificazione, sul finale viene aggiunto il mosto
d’uva per completarne il ciclo, conferendo alla birra un colore rosato tenue e
sentori di delicati profumi d’uva fresca”.
La cantina Grosjean
è una storica realtà enoica che da sempre coniuga storia e tradizione,
creatività e innovazione. Prende vita agli inizi degli anni '60 sotto la
guida di nonno Dauphin che decide di investire nell'attività vinicola e
imbottiglia il proprio Ciliegiolo presentato con successo all’”Exposition des Vins du Val d’Aoste” nel 1968. Negli anni '80 ha inizio un processo di
valorizzazione dei vari vigneti di proprietà. Nel 2000 viene inaugurata la
nuova cantina, prima nella regione a diventare biologica.
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(Paola Jadeluca
è stata giornalista di Repubblica per oltre 30 anni, curatrice del settimanale
Affari & Finanza, esperta tra l'altro di vini e cucina)