I
giornalisti di Repubblica a J. Elkann: Dicci perchè hai
distrutto noi e la Gedi?
ROMA - Dura e
chiara presa di posizione dei giornalisti di Repubblica e del loro Comitato di
redazione sul sorprendente comportamento dell'editore John Elkann, che
nonostante la triste vicenda del tentativo di vendita del quotidiano a un editoire greco (con partners dell'Arabia Saudita e del
Qatar) ha voluto presenziare alla mostra sui 50 anni di vita di Repubblica,
naturalmente
accolto con grandi cartelli contro di lui. In molti hanno pensato, ci
riferiscono, che forse ha voluto assistere al funerale del giornale fondato da
Eugenio Scalfari.
Ecco il
comunicato del CdR
La presenza di
John Elkann ieri alla inaugurazione della mostra per i 50 anni di Repubblica è
un vergognoso schiaffo al nostro giornale e alle sue lavoratrici e lavoratori.
Un epilogo incredibile: colui che ha comprato il vecchio gruppo Espresso quasi
sei anni fa, e che lo ha fatto a pezzi anno dopo anno, concludendo l'operazione
di dismissione con l’annunciata vendita di "Repubblica" e della
"Stampa", colui che si è dichiarato nauseato del mondo dell’editoria,
ha avuto il cattivo gusto di presenziare con tutti gli onori all’evento che
ripercorre una storia gloriosa di cui siamo orgogliosi.
Tra gli
invitati alla presentazione pubblica della mostra non c’erano le lavoratrici e
i lavoratori di Repubblica: molti di noi però erano fuori dai cancelli,
circondati dagli agenti, a manifestare tutto il nostro sdegno per questa
situazione surreale e offensiva.
Come ormai è
di pubblico dominio, è in corso una vertenza che riguarda il futuro di 1.300
persone: dopo aver appreso da altri organi di informazione che la trattativa
era alle fasi conclusive, abbiamo chiesto di inserire nell’accordo di cessione
garanzie occupazionali, di pluralismo democratico e la necessaria trasparenza
nel condurre la vendita, dopo mesi di silenzi, omissioni, menzogne. Non abbiamo
avuto ad oggi alcuna risposta concreta, se non ancora altra vaghezza.
Ormai mesi fa
abbiamo chiesto a John Elkann un incontro come rappresentanze sindacali del
gruppo Gedi. Ci è stato rifiutato, senza nemmeno dare una risposta formale. Non
c’è stata mai l'occasione, in questi anni, di avere una interlocuzione diretta
con lui. La mostra di ieri però racconta una cosa semplice: il valore del
lavoro. L'impegno, la dedizione, la passione dei giornalisti e delle
giornaliste, delle poligrafiche e dei poligrafici, lavoratrici e lavoratori che
non hanno ereditato ricchezze spropositate ma hanno giorno dopo giorno
realizzato un prodotto editoriale collettivo che ha fatto un pezzo di storia
del nostro Paese.
Il lavoro è un
valore costituzionale, un diritto, che siamo impegnati a difendere giorno dopo
giorno. Continueremo a farlo, in prima persona e senza alcun timore
reverenziale. Questa è la storia di Repubblica, sono i valori con i quali siamo
cresciuti professionalmente e anche umanamente.
Ringraziamo
per il sostegno alla nostra protesta il sindacato dei giornalisti Fnsi,
l'associazione regionale Stampa romana, l'Ordine nazionale dei giornalisti e
anche i vertici dei partiti politici del centrosinistra che hanno espresso
solidarietà alla nostra redazione e alla nostra lotta. In ballo in questa
vertenza non ci sono solo i sacrosanti posti di lavoro, ma anche il pluralismo
necessario nel sistema dell'informazione italiana. In questi anni ci siamo
battuti in numerose occasioni per difendere l'indipendenza del nostro giornale,
il rispetto dei valori fondativi di Eugenio Scalfari, quelli di un giornale
"un po' diverso dagli altri: un giornale di informazione, il quale anziché
ostentare un'illusoria neutralità politica, dichiara esplicitamente di aver
fatto una scelta di campo. E fatto da uomini e donne che appartengono al vasto
arco della sinistra italiana".
Tutto questo
non è in vendita. Disconoscere la propria storia non è una pratica che ci
appartiene. Lo ribadiamo a John Elkann, lo promettiamo alle lettrici e ai
lettori. Resta aperta la domanda delle domande, posta ai vertici di Gedi più
volte e come da tradizione senza una risposta: caro John Elkann, perché nel
2020 ha acquistato questo giornale e questo gruppo editoriale per poi
smembrarlo? Perché non ha presentato un piano strategico o d'investimenti in
cinque anni, salvo i piani per ridurre i costi e il presidio delle attività
industriali in Italia, che la sua holding sta pure smantellando? Forse un
domani gli storici sapranno darci una risposta e sapremo la verità, magari
leggendola in una qualche mostra. Di certo la festa di Repubblica non è il
posto per lei.
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