Iran attacca la base con 300 italiani in Kuwait. Tutti
salvi
di Piero Barendson
ROMA - Tra gli effetti collaterali dell’attacco
Israele-Usa all’Iran (e la conseguente controffensiva di
Teheran), c’è l’ansia per i militari italiani dislocati nelle zone ‘calde’ del neonato conflitto. In particolare, nel mirino
dei raid di Pezeshkian è finita la base Al Salem in Kuwait dove
sono si trovano circa 300 nostri connazionali. Ne dà notizia il ministro degli
Esteri Antonio Tajani, nel punto stampa alla Farnesina, sottolineando
subito che gli italiani coinvolti sono “tutti incolumi”. Il ministero del
Kuwait parla di diversi missili balistici indirizzati contro la base
e “intercettati con successo” dalla contraerea del Paese. Nelle
vicinanze di Al Salem sarebbero caduti “frammenti e detriti
dell'operazione”.
Le dichiarazioni di Tajani
Tajani esordisce spiegando che “la prima notizia positiva
è che non c'è neanche un italiano coinvolto negli attacchi molteplici in
Iran e in altri Paesi dell'area, in particolare in quella del Golfo. Né civili,
né militari". E aggiunge: "Anche i soldati, in Kuwait,
nella base colpita dall'Iran sono incolumi: erano tutti nel bunker. Ci
sono "danni ingenti alla pista”, ma non militari italiani
feriti e non ci sono italiani coinvolti in nessuna delle
azioni militari". Si tratterebbe, in questo caso, di circa 300
italiani, 250 dipendenti di Leonardo e una cinquantina di soldati.
Altro nodo critico riguarda turisti e residenti
nell'area, "diciamo ai nostri concittadini di non muoversi
– l’appello del titolare della Farnesina –: cercheremo di aiutarli nel
migliore dei modi, stiamo lanciando messaggi per contattare la nostra unità di
crisi. Non abbandonino gli alberghi se turisti, stiamo cercando di assisterli
tutti. Anche quelli che sono in resort o sono in zone più lontane. Stiamo
cercando di inviare personale per poterli assistere. Parliamo di decine
di migliaia di italiani".
In Israele 20mila italiani, meno di 300 i pellegrini
In Israele “sono 20.000 i residenti con
passaporto italiano, più ci sono pellegrini che dovrebbero essere 2-300,
non di più al momento. Poi ci sono quelli negli Emirati, sono tantissimi in Arabia
Saudita, Kuwait, Oman, Bahrein. Siamo pronti ad evacuare, se serve, anche
gli italiani che sono in Iran, qualora ci fossero delle richieste", dice
Tajani al Tg2. I connazionali nel Paese di Khamenei e Pezeshkian, stando alle
stime della Farnesina, sarebbero meno di 500, “quasi
tutti residenti” e verrebbero trasferiti in Azerbaigian.
Aggiunge Tajani: "I collegamenti sono molto
difficili, però l'ambasciatrice Amadei si è già organizzata insieme al numero
ridotto di dipendenti che di funzionari che sono a Teheran, perché abbiamo già
nei giorni scorsi ridotto al minimo la presenza diplomatica in Iran, ma
già pronti eventualmente a ripetere quello che abbiamo fatto in occasione della
dell'ultima guerra che c'è stata e a evacuare in Azerbaigian".
Solo a Doha 3mila connazionali
E ancora: "Stiamo installando a Doha, Abu Dhabi,
dei desk in aeroporto per assistere gli italiani, per contattare la nostra
unità di crisi o le ambasciate. Però - ribadisce -
il messaggio che diamo a tutti gli italiani che vivono nell'area di non uscire
da casa e di non abbandonare gli alberghi quando si tratta di
turisti”. C'è preoccupazione soprattutto per il Qatar e gli Emirati
Arabi, dove ci sono migliaia di italiani, compresi i turisti, e dove si
sono registrate esplosioni. Solo a Doha sono circa 3mila i connazionali,
ai quali è stata inviata un'allerta con l'invito a rimanere in casa e a cercare
riparo. Negli Emirati, invece, sono registrati 20mila italiani, oltre ai
turisti.
I nostri militari al riparo nei bunker
Per quanto concerne esclusivamente i militari italiani
presenti nelle basi in Medio oriente, si apprende da
fonti qualificate che i nostri soldati sono nei bunker e in sicurezza. Le
stesse fonti non escludono una possibile evacuazione del personale italiano in
Iran a partire da lunedì. Oltre alla sopracitata base in Kuwait, si tiene monitarata la situazione in Iraq, dove gli
americani hanno attaccato una base delle milizie sciite a 60 chilometri da
Baghdad, ci sono circa 350 militari che sono nei bunker e negli
shelter. Anche nella base vicino ad Amman, in Giordania, i circa
70 militari italiani sono nei bunker.
Alzato il livello di sicurezza
Tajani ha poi confermato che dopo l’attacco all’Iran in
Italia è stato alzato il livello di sicurezza. "È ovvio che
quando c'è una situazione internazionale così incandescente bisogna sempre
prevenire e non reprimere, quindi i nostri servizi di intelligence e le nostre
forze dell'ordine lavorano per prevenire qualsiasi attacco", ha spiegato,
aggiungendo che “tutti i luoghi di culto ebraico o i luoghi di riunione della
comunità ebraica in Italia sono sempre più garantiti e protetti"
***