Per Elkann i
conti con la giustizia
non sono stati chiusi. Si riparte
MILANO - Estratto
dell’articolo di Ludovica Lopetti per il “Corriere della Sera”
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Sfuma la messa
alla prova. Ma soprattutto sfuma la possibilità per John Elkann di chiudere
parte dei propri conti con la giustizia — l’estinzione del reato di truffa allo
Stato — con dieci mesi di lavori sociali dai salesiani, dove avrebbe svolto
mansioni di docente e tutor per gli studenti.
La gip
Giovanna Di Maria ha respinto la richiesta degli avvocati del presidente di
Exor, Paolo Siniscalchi e Federico Cecconi, e restituito gli atti alla procura
di Torino.
Si riparte
quindi dall’avviso di chiusura indagine, preludio alla richiesta di rinvio a
giudizio che il procuratore aggiunto Marco Gianoglio e i sostituti Mario
Bendoni e Giulia Marchetti potrebbero depositare tra marzo e aprile.
Che la partita
venisse riaperta era pressoché scontato, dopo che lo scorso 21 gennaio lo
stesso gip aveva rigettato la richiesta di patteggiamento (un anno di carcere
convertibile in pena pecuniaria di 73 mila euro) per il commercialista Gianluca
Ferrero, coindagato con il presidente di Exor e Stellantis
per truffa allo Stato e frode fiscale.
Ed è
quest’ultimo reato a essersi trasformato nel tallone d’Achille di Elkann, che
ora rischia il processo. L’inchiesta della Guardia di finanza racconta una
presunta «articolata strategia» che gli indagati avrebbero messo in atto per
«rappresentare, sotto il profilo strettamente formale, la residenza svizzera»
di Marella Caracciolo e sottrarre a tassazione redditi per un miliardo di euro
tra il 2016 e il 2020 e non pagare poi la tassa di successione. Da qui la
contestazione di dichiarazione «fraudolenta», reato alla base anche dei
sequestri preventivi nei confronti dei nipoti dell’avvocato Agnelli e dello
stesso Ferrero.
Nel settembre
2025 Elkann ha versato all’Agenzia delle Entrate 183 milioni di euro per sanare
l’evasione fiscale. [...]
Al momento di
esprimere il proprio parere favorevole alla «map», la
procura ha derubricato il reato da dichiarazione «fraudolenta» a «infedele». Le
conseguenze pratiche si sono tradotte in una richiesta di archiviazione per gli
anni 2016 e 2017 e un assorbimento dell’evasione del 2018 e 2019 nella truffa.
La
riqualificazione però è stata respinta dalla gip. Il primo è stato Antonio
Borretta, che ha ritenuto che le dichiarazioni dei redditi «false» fossero il
frutto di «artifizi e raggiri» messi in atto «per l’esterovestizione» della
residenza svizzera di Marella Caracciolo e ha ordinato l’imputazione coatta.
A cascata Di
Maria ha respinto il patteggiamento di Ferrero «non condividendosi la
riqualificazione giuridica dei fatti» e ritenendo che «la pena finale, come
determinata, non sia congrua e proporzionata alla gravità dei fatti» con una
motivazione piuttosto semplice: il reato da contestare non è la «dichiarazione
infedele» ma la «dichiarazione fraudolenta», che è considerato più grave e non
permette la messa alla prova.
Nei prossimi
mesi l’intero procedimento, ora suddiviso in più rivoli, subirà una
riunificazione in udienza preliminare.
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