Su Paragon la
congiura dell’omertà. Colloquio con Cancellato
di
Sergio Rizzo - L'Espresso
ROMA - Che
fine abbia fatto lo scandalo sui giornalisti e gli attivisti italiani spiati
è presto detto: nessuna. «C’è una inchiesta delle procure di Roma e Napoli,
unica cosa certa. Non so altro, tranne che ho consegnato il mio telefono un
anno fa per fare un esame irripetibile che andava eseguito alla presenza dei
miei legali. Non sono mai stati chiamati».
Ascoltando
questo racconto di Francesco Cancellato si fatica a credere di vivere in
un Paese democratico, nel quale il potere s’impegni a far rispettare regole
fondamentali del vivere civile. Per esempio quella
secondo cui nessuno, un giornalista come un privato cittadino può subire
intrusioni illegali nella propria vita privata. E se la subisce, il
responsabile va individuato e perseguito: esattamente ciò che in Italia
attendiamo ormai da un anno intero.
Nel pomeriggio
di venerdì 31 gennaio 2025 il direttore di Fanpage è a Lodi, in casa sua,
convalescente. Una settimana prima l’ha falciato una macchina sulle strisce
pedonali a Roma. Se l’è cavata con qualche ammaccatura che sta ancora
smaltendo, quando il telefonino vibra. C’è un messaggio che arriva da WhatsApp
Support. E fa venire i brividi: «A dicembre WhatsApp ha interrotto le attività
di una società di spyware che riteniamo abbia attaccato il tuo dispositivo. Le
nostre indagini indicano che potresti aver ricevuto un file dannoso tramite
Whatsapp e che lo spyware potrebbe aver comportato l’accesso ai tuoi dati,
inclusi i messaggi salvati nel dispositivo».
Lo spyware si
chiama Graphite ed è stato sviluppato da Paragon
Solutions, azienda israeliana fondata da Ehud Schneerson. Ex comandante
dell’unità 8200, reparto d’élite per la guerra informatica dell’esercito di Tel
Aviv, è la figura chiave della scalata alle vette dello spionaggio cibernetico
che ha dato a Israele il ruolo di leader internazionale nelle forniture agli apparati
di intelligence a molti Paesi occidentali. Per esempio il nostro. Paragon
Solutions fornisce servizi esclusivamente ai governi. E con la misteriosa
intrusione nello smartphone del direttore di Fanpage Cancellato salta fuori che
fra i clienti dell’azienda israeliana c’è pure il governo italiano. Il caso è
grosso, anche perché un articolo del Guardian rivela che sono un centinaio i
giornalisti e gli attivisti spiati su WhatsApp con lo spyware di Paragon.
Quindi il contratto viene sospeso. Anzi, rescisso. Oppure no. Perché qui si
capisce subito che le versioni divergono, e non poco. Mentre la storia
s’ingrossa.
Cancellato la
ripercorre in un libro, “Il nemico dentro” (Rizzoli), uscito qualche
settimana fa, denso di risvolti che rendono il tutto ancora più inquietante.
Alla domanda più ovvia, se crede che a un anno di distanza dai fatti qualcuno
abbia la coscienza sporca, risponde senza esitazioni. «Sì, lo penso. Nel senso
che si sta cercando di insabbiare tutto. E non ne farei nemmeno una questione
di governo e di opposizione».
Eppure in questo frangente il gioco dei
sillogismi porterebbe lontano. Fanpage non è un giornale amato dal governo. Di
sicuro almeno per due inchieste scomode: “Lobby nera” e “Gioventù
meloniana” hanno messo a nudo le nostalgie per il Ventennio che ancora
serpeggiano nel partito della presidente del Consiglio e i rapporti fra alcuni
esponenti di spicco del medesimo partito e personaggi dell’estremismo
neofascista. Per di più si scopre che oltre al direttore fra le vittime dello
spyware c’è anche il giornalista Ciro Pellegrino.
Ma nemmeno la Ong
Mediterranea Saving Humans è amata da un governo
in guerra contro l’immigrazione irregolare. Ed ecco che fra gli spiati spuntano
i nomi del capo missione di Mediterranea Luca Casarini e dell’armatore Beppe
Caccia. Il loro spionaggio con Paragon, conferma al Copasir il 26 marzo
2025 il sottosegretario alla presidenza con delega ai servizi segreti Alfredo
Mantovano, è stato autorizzato dal governo. A differenza di quello dei
giornalisti, per cui gli apparati d’intelligence continuano a negare ogni
coinvolgimento. Già. Chi è stato allora a spiare i giornalisti con lo spyware
di Paragon se quel software è fornito solo ai governi? «Ho messo insieme tanti
pezzi del puzzle», risponde Cancellato, «ma non mi sono fatto un’idea di chi ci
abbia spiato. Io accuso il governo non di avermi spiato, è un’accusa che non mi
premetto di fare, ma di non avermi aiutato a capire chi mi ha spiato. Anzi, di
avermi ostacolato nel cercare di capire. Almeno stando a ciò che dice
Paragon…».
Questo è un
altro punto chiave ricostruito nel libro del direttore di Fanpage. Non appena
scoppia il caso circola la voce che il contratto con l’azienda israeliana sia
stato chiuso. Ma all’inizio di febbraio il ministro dei Rapporti con il
parlamento Luca Ciriani, rispondendo a un’interrogazione
dell’opposizione, comunica che il contratto è vivo e vegeto. Passano pochi
giorni e l’Ansa precisa che il contratto è stato invece sospeso di comune
accordo in attesa della conclusione della due diligence del Copasir, il
comitato parlamentare di controllo dei servizi. Ma quando si arriva al dunque
il mistero s’infittisce ancora di più. Nella sua relazione il Copasir
scrive che il contratto è stato rescisso unilateralmente dai servizi segreti.
Paragon afferma il contrario: sarebbe stata l’azienda a rescindere il contratto
dopo che le autorità italiane avevano rigettato la sua offerta di aiuto per
chiarire l’accaduto.
L’inerzia, a
sentire Cancellato, è stata totale. Che cosa ha fatto l’Autorità della privacy?
«So che a suo tempo uno dei garanti, Guido Sforza, si era interessato al
caso e aveva aperto un’istruttoria, ma non se n’è più avuta notizia». E
l’authority della Cybersicurezza? «Occuparsene toccava a loro, almeno così
aveva detto il governo. Gli ho anche scritto ma non mi hanno mai risposto. Ho
la sensazione che tutto sia stato fatto con l’unico scopo di discolpare i
servizi segreti. E questo riguarda sì il governo, ma anche il Parlamento visto
che la relazione del Copasir è stata approvata all’unanimità».
Infatti ce n’è pure per l’opposizione.
Cancellato rivela un episodio che ha dell’incredibile: «Anche Francesco
Nicodemo, collaboratore del Partito democratico, è stato spiato, mentre
faceva alcune importanti campagne elettorali del Pd. Fanpage ha lanciato la
notizia all’inizio di novembre, pochi giorni prima dell’uscita del libro, dov’è
raccontata. Ebbene, nessuno l’ha ripresa. Nicodemo ha fatto le campagne
elettorali di Orlando in Liguria, della presidente dell’Umbria, Proietti, di
Ricci nelle Marche, della sindaca di Perugia, Ferdinandi. Ha curato pure la
comunicazione per i gruppi parlamentari. Se lo stai spiando, spii anche le
conversazioni che ha con esponenti politici di quel partito. Ora, che neppure
il Pd non dica niente e non presenti neanche un’interrogazione per un suo
collaboratore spiato…».
La verità,
secondo il direttore di Fanpage, è che nessuno ha voglia di squarciare il velo,
come se le troppe lezioni del passato non siano servite a nulla. Ed è quello
che fa più male, ricorda Cancellato: «In Italia c’è qualcosa che non va da
troppo tempo. Grave è che lo diamo per scontato, come se non potessimo farci
nulla. Siamo sempre più assuefatti. Fosse accaduta trent’anni fa una cosa del
genere, apriti cielo! Invece adesso... Per capire l’aria che tira basta leggere
la relazione del Copasir, approvata ripeto all’unanimità, maggioranza e
opposizione. Dicono che Meta ha sbagliato ad avvisare gli spiati, tanto da
auspicare un intervento legislativo che in futuro glielo impedisca. In questa
vicenda c’è il solito copione, già visto mille volte, fatto di omissioni,
bugie, silenzi…»
***
(Sergio
Rizzo - La sua carriera giornalistica è iniziata nelle redazioni di Milano
Finanza, Il Mondo e Il Giornale.
Dopo essere approdato al Corriere
della Sera, Rizzo si è dedicato ad inchieste sui malaffari italiani,
diventando una delle firme del quotidiano milanese. Dall'ottobre 2016 fino a
giugno 2017 è responsabile della cronaca di Roma del Corriere. È
coautore con Gian Antonio Stella del libro-inchiesta sul mondo politico
italiano La
casta che, con oltre 1 200 000 copie e ben 22 edizioni, è
stato uno dei volumi di maggior successo del 2007 e ha aperto
un vasto dibattito sulla qualità della classe dirigente nazionale e sul suo
rapporto con i cittadini-elettori. Il 14 giugno 2017 è stato
annunciato il suo passaggio dal Corriere della Sera a La
Repubblica, in qualità di vicedirettore. L'11 novembre 2021 lascia La
Repubblica, dichiarando di essere stato costretto ad andare in pensione)