La Gazzetta di Mantova: il "J'accuse" di Boldrini contro la Gedi di Elkann

di Alberto Ferrigolo - Professione Reporter

 

ROMA - “Venerdì 22 ottobre è il giorno del processo. A nove mesi dal licenziamento senza preavviso e senza giusta causa, il giudice del lavoro di Mantova esaminerà il mio ricorso contro Gedi”. È quanto scrive in post sulla sua pagina Facebook Paolo Boldrini, licenziato sui due piedi la mattina dello scorso 13 gennaio dalla direzione della Gazzetta di Mantova, senza preavviso e senza giusta causa dai luogotenenti di John Elkann, il presidente di Gedi, la società editrice che manda in edicola la Repubblica, La Stampa, L’Espresso e quel che resta delle testate locali del gruppo Finegil creato dal principe Caracciolo con Amedeo Massari prima e sviluppato successivamente con il mago della stampa cittadina Mario Lenzi.

 

Lasciato a casa esattamente dopo circa 8 anni di direzione della Gazzetta di Mantova, il più antico giornale d’Italia, dove è entrato nel 1987, Boldrini è stato messo alla porta. Nel 2009, prima di guidare La Gazzetta, ha diretto per tre anni La Nuova Ferrara dopo aver scalato tutti i gradini della carriera.

 

I diritti dei lavoratori

 

Dunque venerdì 22 ottobre inizia il processo innescato sulla base di un ricorso presentato dal giornalista, che ha ritenuto “di aver subito una grave ingiustizia che ha leso i miei diritti, stroncato la mia carriera, arrecato danni alla mia salute e alla mia famiglia”, ma anche un atto che suona come “un duro colpo ai diritti dei lavoratori perché dopo aver dedicato 33 anni all’editore resto prima di tutto un lavoratore”, scrive sul suo social. E “a chi pensa che i direttori si possano buttare al macero perché guadagnano tanto”, Boldrini risponde affermando che “non sempre è così: il mio ultimo stipendio non era molto superiore a quello di caporedattore, non ho mai avuto la carta di credito aziendale, vivo a casa mia senza aver pesato sulle casse dell’azienda. In un anno le mie spese di rappresentanza si sono limitate a 60 euro: due pranzi al ristorante giapponese con un sindaco che credo non abbia difficoltà a confermare”.

 

Boldrini fa presente che “dopo essere stato cacciato, la Gedi ha presentato il bilancio 2020 della Gazzetta: oltre 3 milioni di utile. Ultimo dato al 9 gennaio le vendite in edicola segnavano più 3,7%, malgrado l’aumento di prezzo di 10 centesimi. Tutto il resto è disinformazione di servi sciocchi”.

 

Compagna di vita

 

Nel suo editoriale di congedo dai lettori, pubblicato il giorno successivo al licenziamento, il direttore aveva scritto sulla Gazzetta di Mantova: “Si può amare un giornale? La risposta è sì e la Gazzetta di Mantova è stata la mia compagna di vita per 30 anni. Non nascondo la sorpresa e il dolore per tempi e modi dell’addio”, ma ricorda pure che “ho rischiato di svenire per l’emozione quando mi hanno proposto di dirigere questo giornale. Idem ieri mattina quando mi hanno annunciato l’esonero. Ho la coscienza a posto, i miei redattori mi hanno sempre trovato per ogni necessità, un consiglio, un dubbio su un titolo. Non sono mai andato a dormire senza controllare la prima pagina, anche dal letto d’ospedale, dopo un’operazione o in vacanza”.

 

Alla vigilia del processo, dal quale si aspetta giustizia e soddisfazione, Boldrini dice solamente: “Ho fiducia nella legge che è uguale per tutti anche se temo che, non avendo argomenti validi, la difesa di Gedi cercherà di perdere tempo con cavilli e inezie. Terreno fertile per l’azzeccagarbugli a parcella. Ringrazio in anticipo chi mi è stato vicino in questi nove mesi”, anche perché “la storia non si cancella”, conclude l’ex direttore.

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(Alberto Ferrigolo www.professionereporter.eu)