Il governo e i
regali elettorali: la iella nell’urna
di Sergio
Rizzo - L'Espresso
ROMA - Ci si può giurare: da qui
allo scioglimento delle Camere chissà quante se ne vedranno. Giorgia
Meloni annuncia «l’abolizione» del bollo auto? Ecco allora spuntare
un emendamento targato Forza Italia per «abolire» la seconda tassa più odiata: il
canone Rai. Con l’aria che tira nei conti pubblici la speranza che passi
sono pari a zero. Ma l’importante è provarci.
L’abolizione del bollo auto, però
abolizione vera a differenza di questa roba qua, la promette Silvio
Berlusconi a sorpresa 32 ore prima delle elezioni del 2008. Il bollo auto,
poi, non lo abolirà: risparmiando pure, a differenza di Giorgia Meloni, un bel
po’ di soldi. È come se il Cavaliere fosse a conoscenza di una specie di
maledizione. Quella per cui il governo che pensa di vincere le elezioni
distribuendo prima del voto regalini anziché vane e mirabolanti promesse che
non manterrà, di solito le perde. Infatti lui quelle elezioni le vince alla
grande.
E le vince anche a dispetto dei
bonus distribuiti dal secondo governo di Romano Prodi, che alla vigilia
delle Politiche del 2008 approva inutilmente l’abolizione del canone Rai per
chi ha oltre 75 anni di età e meno di 516 euro al mese di reddito.
Berlusconi conosce la materia. È
stato già scottato due anni prima, quando nel tentativo di risalire i sondaggi
che a fine 2005 lo vedono soccombere contro Prodi, prima dà una sforbiciatina
alle tasse (subito compensata con aumenti a gogò di balzelli vari), poi sfodera
in extremis il bonus di mille euro per i neonati. E una proroga di sei mesi per
gli sfratti. Tutto inutile.
Qualche volta, invece, può sembrare
che funzioni. Bisogna però essere dei fuoriclasse, come l’attuale sindaco di
Salerno ed ex presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Nel
2020 sono previste le elezioni regionali e De Luca corre per un secondo
mandato. Cinque anni prima ha prevalso sul centrodestra con il 41 per cento dei
consensi, e la situazione ora non è facile anche perché infuria la pandemia. Ed
è proprio qui che il presidente della Regione ha un colpo di genio. Con la
motivazione di alleviare le sofferenze dei pensionati, aumenta le pensioni di
170 mila anziani cittadini campani a mille euro netti al mese, utilizzando le
risorse del Fondo sociale europeo. Per soli due mesi: maggio e giugno. Ma si
vota a settembre, e gli elettori lo riconfermano alla guida della Regione.
Stavolta con quasi il 70 per cento.
E il colpo di genio di Matteo
Renzi? Lui ha sempre respinto le maldicenze secondo cui il suo Pd stravince
le Europee del 2014 grazie alla manovra degli 80 euro in busta paga che le ha
precedute. Ma che fra le due cose esista un minimo di relazione causa-effetto è
difficile negarlo. Le vicende successive dimostreranno che forse si è trattato
soltanto di un caso fortunato. L’eccezione che conferma la regola, insomma.
Infatti il 22 ottobre 2016 il
governo Renzi vara la rottamazione delle cartelle fiscali e il 4 dicembre
seguente perde clamorosamente il referendum costituzionale. Un anno dopo
incombono le elezioni politiche: il governo Gentiloni allora raddoppia, con la
rottamazione bis. Contro la promessa del reddito di cittadinanza però non c’è
partita. E il Movimento 5 stelle travolge ogni resistenza.
Eppure qualche lezione la storia
l’aveva già data. Corre l’anno 1953 e la Democrazia cristiana punta a fare
cappotto con una legge elettorale che garantisce 380 seggi alla Camere al
partito che supera il 50 per cento. Così prima delle elezioni inonda la
Gazzetta ufficiale di marchette: dalla tredicesima per i portieri all’aumento
degli assegni familiari per i lavoratori agricoli, fino a un maxi finanziamento
a Napoli, equivalente a 1,2 miliardi di euro attuali. Ma al dunque la Dc si
ferma al 40 per cento, e al Senato non ci arriva nemmeno: il calo più forte
proprio al Sud, in Campania.
Nel 1976 la Dc ha il fiato del Pci
di Enrico Berlinguer sul collo. E le prova tutte per bloccare la
crescita dei comunisti. Il 29 aprile, due giorni prima dello scioglimento delle
Camere, fa passare una legge che adegua alle dinamiche delle retribuzioni le
pensioni degli statali e dei ferrovieri. Ma alle elezioni di giugno il Pci
cresce dal 27 per cento a quasi il 35.
Niente, però, in confronto al
patatrac del centrosinistra nel 2001. Umberto Bossi e Berlusconi hanno
fatto la pace e siglato un patto di ferro: i sondaggi li promuovono e i segnali
concreti sono preoccupanti per la sinistra. Le elezioni regionali del 2000 sono
andate malissimo, causando le dimissioni di Massimo D’Alema da palazzo
Chigi. Per ribaltare il pronostico non c’è che mettere mano al portafoglio, con
la detassazione integrale delle tredicesime. Un regalone da 10 mila miliardi di
lire, 8 miliardi e mezzo di euro 2026. Quattro volte il taglio del bollo auto
del governo Meloni. Soldi elettoralmente buttati dalla finestra.
Non bastasse, il centrosinistra
avrebbe studiato anche un modo per disinnescare la Lega al Nord. È la riforma
del titolo V della Costituzione che dà enormi e confusi poteri alle Regioni,
con il risultato di moltiplicare la burocrazia e i conflitti istituzionali,
aumentando a dismisura la spesa pubblica e frenando la crescita. La riforma
passa a maggioranza con il voto contrario dei leghisti, ma poi il referendum confermativo
farà il pieno proprio al Nord. Una beffa, che avrebbe dovuto anche qui servire
di lezione. Impossibile raggiungere sul suo terreno una lepre più veloce. E
Giorgia Meloni, che ormai ha dalla sua una certa esperienza, non può ignorarlo.
Eppure insegue, e la lepre si allontana ancora. Dovrebbe sapere che imporre ora
un tetto agli alunni stranieri nelle classi scolastiche, nel banale tentativo
di frenare la corsa dell’ex generale Roberto Vannacci, rischia di essere
addirittura controproducente
***
(Sergio Rizzo, a lungo firma
autorevole del «Corriere della Sera» e poi vicedirettore di «Repubblica»,
scrive per «Milano Finanza» e «L’Espresso». È autore di numerosi bestseller tra
cui La casta, scritto con Gian Antonio Stella (2007). Tra i suoi libri più
recenti ricordiamo 02.02.2020. La notte che uscimmo dall’euro (2018), La
memoria del criceto (2019) e, con Tito Boeri, Riprendiamoci lo Stato (2020).
Per Solferino ha pubblicato Potere assoluto. I cento magistrati che comandano
in Italia (2022), Il Titanic delle pensioni. Perché lo Stato sociale sta
affondando (2023) e Io so’ io. Come i politici sono tornati a essere
intoccabili (2024)