Pantouflage aeronautico, Fiorini a Ita e Pappalardo va all'Enav

di Sergio Rizzo - L'Espresso

 

 

 

ROMA - Sulla rotta verso Ita airways si è materializzato per Benedetta Fiorini un imprevisto alla francese. «Pantouflage», lo chiamano. Quella delle «porte girevoli» è una pratica conosciuta, e di conseguenza vietata, in tutta Europa. Anche in Italia. Chi ha esercitato per la pubblica amministrazione poteri in un determinato settore non può venire assunto da un’impresa privata del medesimo settore soggetta a quei poteri. Non può attraversare la «porta girevole», a meno che non siano trascorsi minimo tre anni dalla cessazione del rapporto di lavoro pubblico. Lo prescrive, per l’esattezza, il comma 16-ter dell’articolo 53 del decreto legislativo 165 del 2012. È uno dei decreti della legge anticorruzione che porta il nome della ministra della Giustizia Paola Severino.

 

Ma che c’entra l’ex deputata eletta con Forza Italia nel 2018, poi passata alla Lega e non rieletta? Esperta di comunicazione, in passato ha collaborato con la ministra dell’Interno e della Giustizia Annamaria Cancellieri, e dopo le sfortunate elezioni del 2022 colleziona una serie di incarichi. Serie davvero sorprendente, per la varietà dei campi d’azione. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli le assegna un posto nella commissione incaricata di valutare l’interesse culturale dei film richiedenti contributi pubblici: commissione che ha fatto parlare di sé recentemente per la bocciatura del film documentario su Giulio Regeni, il ricercatore italiano assassinato dieci anni fa al Cairo dai servizi egiziani. Ma ancor prima per Benedetta Fiorini si erano spalancate le porte del consiglio di amministrazione dell’Enac, l’ente nazionale dell’aviazione civile. Adesso, in rapida successione, prima un posto nel consiglio di amministrazione dell’Eni e poi l’assunzione come dirigente a Ita airways. Lei si dimette prontamente da consigliera dell’Enac, ma è qui che scatta l’imprevisto «pantouflage». Tanto che spunta una nota interna di Ita che suggerisce di andarci con i piedi di piombo. «Si reputa opportuno», c’è scritto, «per estrema prudenza e a tutela della società e dei suoi organi, avviare delle interlocuzioni con Enac e Anac (l’autorità anticorruzione presieduta da Giusppe Busia, nda) al fine di chiarire il quadro normativo e le rispettive competenze. Nell’attesa di aver concluso le interlocuzioni e la richiesta di pareri, l’organigramma aziendale non sarà modificato». Anche perché sono le stesse regole dell’Enac a parlare chiaro. «I componenti degli organi dell’ente non possono intrattenere, direttamente o indirettamente, rapporti di collaborazione, di consulenza o di impiego per le imprese operanti nel settore di competenza», se non dopo almeno due anni (in passato erano addirittura quattro) dalla fine del mandato.

 

Vero è che la stessa Anac riconosce le difficoltà applicative di eventuali sanzioni. Ed è anche vero che la norma di legge parla esplicitamente di dipendenti pubblici, mentre questo caso riguarda un consigliere di amministrazione. In ogni caso, tuttavia, si pone un problema di opportunità. Oltre che di estetica.

 

Da questo punto di vista bisogna sottolineare che non è nemmeno l’unico caso, In questa tornata di nomina pubbliche il governo Meloni è riuscito a creare un ingorgo aeronautico senza precedenti. La poltrona di presidente dell’Enav, la società posseduta dal Tesoro che sovrintende alla gestione e al controllo del traffico aereo, finora affidata all’avvocata dello Stato Alessandra Bruni, verrà occupata da Sandro Pappalardo. Ex pilota militare, ex consigliere di amministrazione dell’Enit, ex assessore al Turismo della Regione siciliana nella giunta del Fratello d’Italia Nello Musumeci, attuale ministro del governo di Giorgia Meloni, è stato fino a ora il presidente di Ita airways, incarico che deve lasciare. Non ancora sessantenne, è già pensionato. Il che gli avrebbe precluso l’opportunità di incassare per quel ruolo un’indennità profumata (mezzo milione l’anno, secondo il Fatto quotidiano) a causa di una norma fatta dal governo Monti nel 2012 e poi implementata dal governo di Matteo Renzi nel 2016. Ma niente paura: è bastato un incomprensibile emendamento piazzato in un decreto legge di un anno fa per rimuovere l’ostacolo. Un problema che sulla carta dovrebbe riguardare anche il presidente dell’Enac Pierluigi Di Palma, avvocato dello Stato: destinatario, secondo il sito ufficiale dell’ente, di un compenso annuo lordo di 135 mila euro. In una lunga lettera spedita a Milano Finanza il 15 marzo 2025, Di Palma ha sostenuto con varie argomentazioni che quella normativa non si applica al suo caso per ragioni interpretative e giuridiche. Una delle argomentazioni a sostegno di questa tesi è che il divieto di percepire emolumenti riguarderebbe chi è stato collocato obbligatoriamente in quiescenza, e non chi invece, come Di Palma, è andato in pensione volontariamente.

 

Tuttavia un paio di settimane fa la Corte dei conti ha invocato chiarimenti sulla vicenda. In una lettera indirizzata al direttore generale dell’Enac chiede notizie relative «alla procedura di recupero delle spettanze corrisposte al presidente dell’Enac dal 17 maggio 2022 al febbraio 2025, secondo quanto dallo stesso prospettato con nota dell’11 febbraio 2025». Il giudice contabile vuole anche sapere se, «successivamente a tale data, siano state erogate e recuperate ulteriori retribuzioni». E chiede anche spiegazioni a proposito «dell’utilizzo delle autovetture di servizio dell’ente nonché di eventuali atti di assegnazione delle medesime a organi diversi dal presidente».

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(Sergio Rizzo, a lungo firma autorevole del «Corriere della Sera» e poi vicedirettore di «Repubblica», scrive per «Milano Finanza» e «L’Espresso». È autore di numerosi bestseller tra cui La casta, scritto con Gian Antonio Stella (2007). Tra i suoi libri più recenti ricordiamo 02.02.2020. La notte che uscimmo dall’euro (2018), La memoria del criceto (2019) e, con Tito Boeri, Riprendiamoci lo Stato (2020). Per Solferino ha pubblicato Potere assoluto. I cento magistrati che comandano in Italia (2022), Il Titanic delle pensioni. Perché lo Stato sociale sta affondando (2023) e Io so’ io. Come i politici sono tornati a essere intoccabili (2024)