L’egemonia culturale
delle nomine. Incarichi per fedelissimi
di
Sergio Rizzo - L'Espresso
ROMA - Da
giorni a Caserta volano gli stracci. Ma c’era da aspettarselo, dopo la nomina
del coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia Paolo Santonastaso nel
nuovo consiglio di amministrazione della Reggia. Quello che forse non era così
scontato era veder volare gli stracci anche nel centrodestra, dove hanno storto
il naso per le decisioni del ministro della Cultura Alessandro Giuli quelli
di Forza Italia. Non solo tagliati fuori dalla spartizione, ma con in più una
beffa. Perché assieme a Santonastaso, avvocato con specializzazione in
diritto fallimentare, Giuli ha nominato consigliera pure Nicolina Virgilio
detta Nicla, ex vicesindaco di Aversa che ha lasciato il partito di Antonio
Tajani per la Lega di Matteo Salvini.
E pensare che
si erano appena spente le polemiche per un’altra nomina del ministro della
Cultura, che ha collocato Laura D’Ambrosio nel consiglio
d’amministrazione dei Musei archeologici nazionali di Chieti. Candidata alle
Regionali del 2024 con Fratelli d’Italia a sostegno di Marco Marsilio, ha
raccolto 3.586 voti nel Teramano. Ma non sono bastati. Tanto da far pensare che
la poltrona ai Musei sia il solito risarcimento dovuto a chi ha visto sfumare
il seggio. Alla sinistra, nell’occasione, non è parso vero poter tirare fuori la vecchia storia di un’insegnante che fa cantare
“Faccetta nera” agli alunni nella scuola di Nereto dove Laura D’Ambrosio è
preside. Lei s’indigna e annuncia querele, dice che la preside non c’entra
nulla e ha preso subito le distanze. Però non è facile sedare il polverone.
Le solite
beghe locali, direbbe qualcuno. Ma il clima politico è incendiario.
Quanto alla Reggia di Caserta, non va dimenticato che è uno dei siti artistici
e culturali più importanti d’Italia. E ciò che è accaduto non è altro che
l’ulteriore conferma di un andazzo preoccupante. Quello per cui la progettata
sostituzione dell’«egemonia culturale» della sinistra da parte del governo
Meloni, affidata alla diligente azione di Giuli si traduce banalmente nell’occupazione
di poltrone. Spesso senza andare troppo per il sottile nelle selezioni (se
così si possono definire) che invece dovrebbero garantire specifiche competenze
necessarie a gestire un settore così importante per il Paese, e senza la minima
trasparenza. Importante è la tessera di partito, la fedeltà o l’amicizia.
Un precedente
istruttivo, ancora nel Casertano, è la nomina del consiglio di amministrazione
della Fondazione Carditello che gestisce la meravigliosa residenza reale di
campagna dei Borbone, riportata a nuova vita dopo decenni di incuria e vandalismi. Le nomine sono farina del sacco
dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano, attuale consigliere regionale
della Campania eletto con Fratelli d’Italia. Che ha tracciato una linea dalla
quale il suo successore non si è minimamente scostato.
Alla
presidenza di Carditello, in sostituzione dell’ex ministro del governo Prodi II
Luigi Nicolais, impegnato per sette anni nella rinascita del sito e
congedato senza un saluto, ecco l’ex presidente della Camera di commercio di
Napoli, Maurizio Maddaloni. Ecco poi l’avvocato Luigi Roma, candidato
alle Regionali campane del 2025 nello stesso partito di Sangiuliano e ancor
prima, nel 2013, alla Camera sempre con Fratelli d’Italia. Ecco anche Giovanni
Russo, ex deputato grillino esperto di questioni militari passato dal M5s a
Fratelli d’Italia, ricompensato con l’ingaggio a capo segreteria della
sottosegretaria all’Istruzione meloniana Paola Frassinetti. Ecco
infine il dottor Angelo Di Monaco, infermiere professionale in
servizio al nono storno dell’Aeronautica militare Francesco Baracca di
Grazzanise, designato dal Comune di San Tammaro, che ospita nel suo
territorio la reggia di Carditello.
Dalla Campania
alla Toscana. Giuli dà il benservito al presidente della Fondazione Ginori Tomaso
Montanari, rettore dell’università per stranieri di Siena. Non depone bene
a suo favore il fatto che sia un feroce critico del
governo di Giorgia Meloni: l’avvicendamento è scontato, a dispetto delle
promesse. E al suo posto il ministro mette l’avvocato dello Stato Marco
Corsini, sindaco di Rio dell’Elba, commissario dell’autostrada A24-A25 che
il governo Meloni nomina anche commissario straordinario del Parco della salute
di Torino. Fra gli incarichi passati di Corsini c’è anche quello di assessore
all’urbanistica di Roma Capitale nella giunta di Gianni Alemanno. Ma tant’è.
Per restare
ancora sull’asse Campania-Toscana merita di essere raccontato uno dei fatti più
clamorosi. Che riguarda, caso raro, una figura di assoluta competenza. Si
chiama Eike Dieter Schmidt, tedesco di Friburgo dal curriculum
monumentale. Da giovane ha studiato anche a Firenze, dove nel 2015 assume il
prestigioso incarico di direttore degli Uffizi per designazione del ministro
della cultura Pd del governo di Matteo Renzi, Dario Franceschini.
Passano gli anni e Schmidt, che fra l’altro ha sposato un’italiana, a novembre
2023 prende la nostra cittadinanza. Il ministro della Cultura Sangiuliano, che
un mese prima l’ha designato pure nel consiglio di amministrazione della
Fondazione Igor Mitoraj di Pietrasanta, si congratula con lui. E per
dimostrargli tutta la sua incrollabile stima gli assegna un altro incarico
di assoluto prestigio, stavolta nella propria sfera territoriale
d’influenza. Dal gennaio 2024 Schmidt passa dalla guida degli Uffizi a quella
del Museo e Real Bosco di Capodimonte, a Napoli. Ma nel frattempo medita anche
di restare a Firenze, e Sangiuliano lo sa bene.
Circola
infatti la voce che la destra voglia candidarlo sindaco del capoluogo
toscano contro il centrosinistra che punta su Sandra Funaro. In
effetti Schmidt si candida e raggiunge pure il ballottaggio. Ma lì si ferma,
sotto il 40%. Se ne farà una ragione. Anche perché gli restano sempre il Museo
e Real Bosco di Capodimonte (120 mila euro l’anno), e un paio di incarichi
gratuiti ma non marginali: il consiglio di amministrazione della Fondazione
Mitoraj e soprattutto la presidenza del Fondo edifici di culto del Viminale. È
un organismo pubblico che gestisce 800 chiese degli enti religiosi soppressi in
seguito all’Unità d’Italia e rimaste nel patrimonio del Demanio statale
dopo il Concordato del 1929. Per il restauro e la valorizzazione dell’enorme
patrimonio il Piano nazionale di ripresa e resilienza gli ha destinato
500 milioni di fondi europei. Schmidt è stato confermato in questa funzione con
decreto della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese a metà settembre
del 2022, un paio di settimane prima delle elezioni politiche vinta dal
centrodestra.
C’è soltanto
un piccolo particolare: Schmidt è consigliere comunale di Firenze, dove guida
il gruppo di opposizione della propria lista elettorale. Come si tengono
insieme tutte queste cose? Si può essere contemporaneamente a capo di due enti
pubblici statali e consigliere di un terzo mentre si è impegnati in un mandato
politico? Formalmente nulla lo vieta. Tuttavia una
questione di opportunità si pone, eccome. A destra oggi, come in passato a
sinistra. Anche se nessuno ha mai sollevato il problema.
Altrimenti,
per fare un esempio, Maria Bruni detta Emanuela, non potrebbe essere
presidente del Maxxi. Ex capo del cerimoniale di palazzo
Chigi all’epoca di Silvio Berlusconi, è stata designata nel
consiglio del museo dal presidente della Regione Lazio di Fratelli d’Italia, Francesco
Rocca. Quando poi Giuli, nominato da Sangiuliano presidente del Maxxi, l’ha
sostituito al ministero, Maria Bruni ha preso il suo posto. Mantenendo
anche l’incombenza politica di consigliere comunale di Frascati, dov’è già
stata assessora alla cultura. Frascati non è Firenze, d’accordo. Ma è il
principio che conta.
***
(Sergio
Rizzo - La sua carriera giornalistica è iniziata nelle redazioni di Milano
Finanza, Il Mondo e Il Giornale.
Dopo essere approdato al Corriere
della Sera, Rizzo si è dedicato ad inchieste sui malaffari italiani,
diventando una delle firme del quotidiano milanese. Dall'ottobre 2016 fino a
giugno 2017 è responsabile della cronaca di Roma del Corriere. È
coautore con Gian Antonio Stella del libro-inchiesta sul mondo politico
italiano La
casta che, con oltre 1 200 000 copie e ben 22 edizioni, è
stato uno dei volumi di maggior successo del 2007 e ha aperto
un vasto dibattito sulla qualità della classe dirigente nazionale e sul suo
rapporto con i cittadini-elettori. Il 14 giugno 2017 è stato
annunciato il suo passaggio dal Corriere della Sera a La
Repubblica, in qualità di vicedirettore. L'11 novembre 2021 lascia La
Repubblica, dichiarando di essere stato costretto ad andare in pensione)