La galassia
Maga si pentirà di avere abbracciato l'estrema destra europea
di Janan
Ganesh - Financial Times
Donald
Trump aveva 18 anni
quando uno straniero mise alla prova la sua adorata Dottrina Monroe. Nel 1964,
Charles de Gaulle fece un tour dell’America Latina, dove agitò il sentimento
contro l’influenza statunitense nella regione e offrì la Francia come partner
alternativo.
La missione
non era più credibile allora di quanto non appaia oggi sulla carta. Un impero
in frantumi che aveva appena fallito nel tentativo di mantenere l’Algeria, per
di più vicina, non avrebbe mai potuto eclissare gli “yanquis”
nel loro stesso emisfero. Eppure, folle adoranti per il vecchio generale.
Farebbe bene a
Donald Trump e al suo movimento riflettere su quel viaggio che Time Magazine
definì “De Gaulliver’s Travels”. Potrebbe chiarire qualcosa sull’Europa che
tende a perdersi mentre la galassia Maga flirta con l’estrema destra del
continente.
I nazionalisti
europei sono spesso antiamericani, o quantomeno contro-americani. Ai loro
occhi, gli Stati Uniti sono una forza del commercio sradicato piuttosto che del
sangue e del suolo. Consapevolmente o meno, omologano il mondo — dal cibo alle
norme culturali — che invece dovrebbero restare peculiari delle singole
nazioni. Per alcuni, l’origine del problema è persino confessionale: gli Stati
Uniti non sono né cattolici né ortodossi.
Questa
diffidenza verso l’America si intensifica passando dal gollismo — che era e
resta pienamente dentro il perimetro del mainstream politico — alla destra più
dura. L’odierna Alternative für Deutschland (AfD) ha
un’inclinazione filorussa in un Paese che, dal dopoguerra, è stato
profondamente atlantista.
Viktor Orbán,
premier dell’Ungheria, anch’egli “orientale” nel suo orientamento geopolitico,
potrebbe essere il miglior amico della Cina in Europa. Eppure
il mondo Maga, ferocemente anti-cinese, lo esalta come
nessun altro, a parte Trump stesso. È forse l’aspetto più strano di un
movimento già di per sé strano.
Gli Stati
Uniti potrebbero finire per pentirsi di questo abbraccio ai propri avversari.
Gli americani che fanno il tifo per i partiti nazionalisti europei non saranno
persuasi da argomenti etici o appelli alla coscienza.
Perciò
lasciate che mi avvicini a loro come un imbonitore e sussurri invece
l’argomento cinico: cosa ci guadagnate? Se l’interesse americano è sempre e
ovunque prioritario, in che modo è servito dall’insediamento a Parigi e Berlino
di governi che nel tempo potrebbero opporsi all’influenza statunitense? Come si
concilia America First con la sponsorizzazione dei nazionalismi altrui?
Per il secondo
anno consecutivo, un delegato di Trump alla Conferenza sulla sicurezza di
Monaco ha offerto sostegno all’estrema destra europea. Marco Rubio lo ha fatto
con più tatto rispettona JD Vance l'nno
scorso.
[…]
Ciononostante,
i suoi richiami alla “civiltà” e alla “fede cristiana” equivalgono a un elogio
in codice per Orbán, che è stata la sua prima tappa dopo Monaco. È naturale che
i liberali europei detestino queste ingerenze. È bizzarro che non lo facciano i
nazionalisti americani. Quale governo è più probabile che obbedisca alla
volontà di Washington nel tempo: un esecutivo federale tedesco ordinario o uno
influenzato dall’AfD?
Anche se
questi partiti non coltivassero già una diffidenza nei confronti degli Stati
Uniti, dovrebbero simularla per vincere e mantenere il potere. Nessuno di loro
vuole guadagnarsi la reputazione di subordinazione a Trump che si è rivelata
così fatale per la destra canadese e australiana nel 2025. È significativo che
Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National in Francia, abbia
deplorato le “minacce imperiali” americane nei confronti della Groenlandia.
[…]
È difficile
capire come gli Stati Uniti si siano infilati in una carezza così
autolesionista con persone che li disprezzano. Una possibile risposta è la
crassa ignoranza. […]
La politica
europea può risultare spiazzante a uno sguardo americano, dato che l’estrema
destra e l’estrema sinistra si sovrappongono in modo molto più marcato che
negli Stati Uniti.
Entrambi gli
estremi tendono a diffidare del libero mercato, per esempio. Se Vance vuole che
l’Europa torni a essere un’“economia vibrante”, è ingenuo riporre speranze in
partiti ostili alle riforme competitive come il Rassemblement National o il
malamente denominato Reform UK di Nigel Farage.
L’altra
possibilità […] è che Maga semplicemente non se ne curi. Favorire l’ascesa al
potere dei partiti dell’estrema destra nelle antiche capitali europee
provocherebbe il pandemonio, e questo sarebbe un fine in sé. Segnalare le
implicazioni imbarazzanti per la grande strategia americana è roba da
secchioni.
A dieci anni
dalla sua svolta elettorale, la mia impressione persistente del populismo è che
i commentatori lo prendano più sul serio dei populisti stessi. Definirli
“fascisti” non solo banalizza ciò che accadde negli anni Trenta e Quaranta, ma
attribuisce una serietà immeritata a persone che considerano la politica come
un divertente sport al coperto.
Se sono mossi
da un -ismo, è il nichilismo. L’amore per Orbán, la cui diffidenza verso
l’America non è sfuggita all’occhio vigile della CIA, non potrebbe esistere
nella mente di un sincero sostenitore dell’America First.
In definitiva,
perfino De Gaulle si oppose agli Stati Uniti solo fino a un certo punto. Era un
realista che sapeva porre limiti anche ai suoi progetti più vanagloriosi. I
patrioti rumorosi dell’Europa odierna potrebbero non mostrare la stessa
moderazione. La disponibilità dell’America a verificarlo è bizzarra. Come
sempre, la critica migliore al governo Trump è che non è nemmeno bravo
nell’essere egoista.
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(Estratto
dell'articolo di Janan Ganesh per il Financial Times)