Al Consiglio di Sicurezza Onu silenzio surreale: parla Melania Trump di bambini e conflitti 

di Stefano Vaccara - La Voce di New York

 

NEW YORK - Quando Melania Trump ha preso posto sulla poltrona della presidenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel grande emiciclo del Palazzo di Vetro è sceso un silenzio quasi irreale. Non il silenzio ordinato e diplomatico che precede ogni riunione del Consiglio, ma qualcosa di diverso. Un silenzio pesante, quasi sospeso, come se la sala fosse attraversata dalle notizie che in quelle stesse ore arrivavano dal Golfo Persico.

 

Fuori da Manhattan, a migliaia di chilometri di distanza, la guerra appena aperta tra Stati Uniti, Israele e Iran stava già producendo le sue prime conseguenze. Missili, rappresaglie, vittime civili. Nelle ultime ore anche notizie di una scuola femminile colpita nel sud dell’Iran con decine di bambine tra le vittime.

 

Dentro la sala del Consiglio di Sicurezza, invece, la scena era quella di una prima assoluta nella storia dell’ONU: una First Lady degli Stati Uniti che presiede la riunione dell’organo più potente del sistema internazionale. Per un giorno, infatti, Melania Trump ha guidato i lavori del Consiglio nel momento in cui gli Stati Uniti assumono la presidenza di turno per il mese di marzo.

 

Seduto alle sue spalle, come rappresentante americano all’ONU, l’ambasciatore Mike Waltz osservava sorridente la sala mentre la moglie del presidente apriva formalmente la seduta. Ma non c’era molto da sorridere oggi.

 

Il tema dell’incontro era tutt’altro che marginale: “Children, Technology and Education in Conflict”, cioè il destino dei bambini nelle zone di guerra e il ruolo della tecnologia — in particolare dell’intelligenza artificiale — nell’educazione e nella costruzione della pace.

 

Prima dell’intervento delal First Lady, la sottosegretaria generale dell’ONU per gli affari politici, Rosemary DiCarlo, aveva ricordato dati che hanno fatto da brusco contrappunto all’atmosfera diplomatica.

 

Il mondo, ha detto, sta vivendo il più alto numero di conflitti armati dalla Seconda guerra mondiale, con un livello di vittime civili che non si vedeva da decenni. «Quando scoppiano i conflitti, i bambini sono tra coloro che ne subiscono le conseguenze più gravi», ha spiegato DiCarlo.

 

Nelle ultime quarantotto ore, ha ricordato, scuole in Israele, negli Emirati Arabi Uniti, in Qatar e in Iran sono state chiuse o costrette a passare alla didattica a distanza a causa delle operazioni militari in corso nella regione. E proprio dall’Iran — ha aggiunto — arrivavano notizie della morte di «forse decine di bambine» dopo un attacco che avrebbe colpito una scuola elementare.

 

Quando Melania Trump ha preso la parola, il suo discorso ha scelto un registro completamente diverso: quello della riflessione educativa e culturale. «Esprimo le mie più sentite condoglianze alle famiglie che hanno perso i loro eroi che hanno sacrificato la vita per la libertà», ha detto all’inizio del suo intervento, augurando una rapida guarigione ai feriti «in questi momenti difficili».

 

Poi la First Lady ha sviluppato il tema centrale della riunione: il ruolo dell’educazione e della tecnologia nel costruire società più pacifiche. «Una nazione che rende sacro l’apprendimento protegge i suoi libri, la sua lingua, la sua scienza e la sua matematica. Protegge il suo futuro», ha affermato. Secondo Melania Trump, la conoscenza è la base della stabilità delle società. I bambini cresciuti in una cultura fondata sull’intelligenza e sull’istruzione sviluppano fiducia, capacità di innovare e rispetto per gli altri. «Ma i bambini cresciuti in una cultura radicata nell’ignoranza», ha aggiunto, «sono circondati dal disordine e talvolta persino dal conflitto».

 

Gran parte dell’ intervento di Melania si è concentrato sul potenziale delle nuove tecnologie. In particolare sull’intelligenza artificiale, che secondo la First Lady sta aprendo una nuova fase nella diffusione del sapere.

 

«L’intelligenza artificiale sta democratizzando la conoscenza che un tempo era confinata nelle biblioteche universitarie», ha detto. Oggi- ha ricordato – circa sei miliardi di persone, il 70 per cento della popolazione mondiale, hanno accesso a un telefono cellulare e a internet. «Se le nostre nazioni lavorano insieme», ha sostenuto, «possiamo colmare il divario tecnologico e permettere a ogni individuo di raggiungere il proprio pieno potenziale attraverso l’educazione».

 

Nel suo passaggio forse più simbolico, Melania Trump ha immaginato un mondo in cui, grazie alla tecnologia, anche chi vive nei luoghi più remoti possa accedere alla conoscenza. «Da un agricoltore solitario su un’isola remota della Somalia a un sognatore nell’Upper Manhattan», ha detto, «chiunque può accedere al grande patrimonio di conoscenza dell’umanità».

 

Alla fine del discorso, l’appello rivolto ai membri del Consiglio di Sicurezza è stato diretto. «Vi incoraggio a impegnarvi per proteggere l’istruzione nelle nostre comunità e promuovere l’accesso all’educazione per tutti».

 

Un messaggio pronunciato nel giorno più difficile possibile per parlare di bambini, istruzione e pace. Intanto fuori dal Consiglio di Sicurezza, prima dell’inizio della riunione, gli ambasciatori di Israele e Iran davano ai giornalisti la loro opposta versione degli avvenimenti in corso.

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(Stefano Vaccara www.lavocedinewyork.com - Giornalista e scrittore. Nato e cresciuto in Sicilia, laurea a Siena, master a Boston. L'incontro col giornalismo avviene in America con Il Giornale di Montanelli, America Oggi e USItalia weekly. Dal Palazzo di Vetro oggi racconta l’ONU dopo aver fondato e diretto La Voce di New York dal 2013 a gennaio 2023)