La crisi
del Bitcoin sta per diventare una spirale della morte che si autoalimenta.
di
Emanuela Meucci - Moneta Web
Michael
Burry, diventato
famoso per aver (a ragione) scommesso contro il mercato immobiliare Usa nel
2008 prima dello scoppio della grande crisi, ha lanciato l’allarme sulle
criptovalute: a suo avviso, la crisi del Bitcoin (che rispetto a un anno fa ha
perso oltre il 30%) potrebbe aggravarsi fino a trasformarsi in una “spirale
della morte” auto-alimentata, infliggendo danni duraturi alle aziende che
nell’ultimo anno ne hanno accumulato grandi quantità.
In un post su Substack, Burry ha sostenuto che la criptovaluta si è
rivelata un asset puramente speculativo, incapace di affermarsi come
copertura contro la svalutazione monetaria al contrario di oro e metalli
preziosi. Ulteriori perdite, ha affermato, potrebbero mettere rapidamente sotto
pressione i bilanci dei principali detentori, forzare vendite in tutto l’ecosistema
crypto e innescare una distruzione di valore su
larga scala.
«Scenari
raccapriccianti sono ormai diventati possibili», ha scritto Burry. Se il
Bitcoin dovesse scendere di un ulteriore 10%, Strategy Inc., la più grande
tesoreria aziendale di criptovalute al mondo, si ritroverebbe con perdite per
miliardi e «si vedrebbe di fatto precluso l’accesso ai mercati dei capitali».
Ulteriori ribassi, ha aggiunto, spingerebbero i miner
di Bitcoin verso la bancarotta.
Secondo Burry,
l’adozione del Bitcoin da parte delle tesorerie aziendali e i nuovi fondi
negoziati in Borsa (Etf) spot legati alle
criptovalute non sono sufficienti a sostenere il prezzo all’infinito né
a prevenire conseguenze devastanti in caso di un forte crollo
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(Emanuela
Meucci www.monetaiweb.it)