Financial
Times: Unico antidoto al presidente Usa, Donald Trump, è Papa Leone XIV
ROMA (estratto
dell’articolo di Mattia Ferraresi per il “Financial Times”) - Papa Leone XIV ha definito la guerra
“di scelta” di Donald Trump in Iran uno «scandalo per l’intera famiglia umana».
Il conflitto porta con sé anche una forte dimensione divina, con funzionari
dell’amministrazione e leader militari che ricorrono a una retorica religiosa
per giustificare il combattimento.
Durante una
recente funzione religiosa al Pentagono, il segretario alla Difesa Pete Hegseth
ha pregato per una «travolgente violenza d’azione contro coloro che non
meritano alcuna misericordia». In quella che è apparsa come una replica
indiretta, Leone ha affermato che Gesù «non ascolta le preghiere di coloro che
fanno la guerra».
La guerra in
Iran non è l’unico punto di attrito. Il Vaticano e la Casa Bianca sono
profondamente in disaccordo sulla politica migratoria, sull’offensiva contro il
Venezuela, sul confronto degli Stati Uniti con l’Europa e sullo smantellamento
delle istituzioni multilaterali.
La Santa Sede
sta inoltre monitorando con crescente preoccupazione la situazione a Cuba.
Molte delle guerre di Washington e delle repressioni interne si basano su
software di Palantir Technologies, motivo per cui il
Vaticano ha reagito anche contro gli alleati tecnologici di Trump.
Il mese
scorso, l’investitore tecnologico dalle visioni apocalittiche Peter Thiel è
giunto nella Città Eterna per tenere le sue conferenze, altamente riservate ma
ben note, sull’anticristo e la fine dei tempi. Il mondo cattolico lo ha accolto
come se fosse un Visigoto venuto a saccheggiare la città.
I dignitari
cattolici hanno trattato il cofondatore di Palantir
come un apostata pericoloso da evitare, non come un cristiano non convenzionale
degno di essere ascoltato. La stampa cattolica lo ha attaccato definendolo un
sinistro pseudo-pensatore che promuove una teologia politica distorta, e un
teologo di un’università pontificia ha persino suggerito che lo stesso Thiel
potrebbe essere l’anticristo.
Sono stati
impartiti ordini dall’alto per tenere lontani i teologi autentici dalle
conferenze, e i media italiani hanno riferito che, nel palazzo romano in cui
Thiel teneva le sue lezioni, i flâneur dai baffi impomatati superavano di gran
lunga gli studiosi della Bibbia. Il magnate tecnologico evangelico è stato
informalmente scomunicato da una Chiesa alla quale, peraltro, nemmeno
appartiene.
[…] Papa
Leone XIV sta prestando grande attenzione al tema dello sviluppo tecnologico e
dell’intelligenza artificiale.
Un’enciclica
intitolata “Magnifica Humanitas” è in uscita a breve e offrirà una riflessione
sulla visione cattolica della natura umana e sul suo rapporto con la
tecnologia. Nella lotta finale tra accelerazionisti e fautori del contenimento,
Thiel e il Vaticano non potrebbero essere più distanti.
Il dibattito
escatologico ha una chiara dimensione politica. Thiel è stato uno dei primi
sostenitori di Trump nel 2016 e ha interpretato la sua rielezione nel 2024 come
una vera e propria apokálypsis, un momento di
«disvelamento» di tutte le malefatte che il precedente governo aveva nascosto
ai cittadini.
È anche
mentore del vicepresidente JD Vance, che ha iniziato il suo percorso verso la
Chiesa cattolica proprio dopo aver assistito a una conferenza di Thiel. Insieme
al segretario di Stato Marco Rubio, Vance è tra i cattolici più influenti alla
guida di un’amministrazione che potrebbe essere più in contrasto con
l’insegnamento della Chiesa di qualsiasi altra negli ultimi tempi.
Vance ha
seguito da vicino i rapporti con la Santa Sede e si è scontrato più volte, in
modo turbolento, con i vescovi statunitensi e con i rappresentanti vaticani. Il
forte legame tra Thiel e Vance non è sfuggito ai funzionari vaticani che hanno
evitato Thiel a Roma […].
La fredda
accoglienza riservata a Thiel non è solo il prodotto di una disputa teologica.
Riflette anche il suo ruolo percepito come ambasciatore informale di Trump,
incaricato di fare la sua volontà «in terra come in cielo». In quello che forse
voleva essere un gesto di buona volontà, Trump ha invitato Leone a visitare il
suo Paese d’origine per il 250° anniversario dell’indipendenza; il papa ha
declinato.
Nel frattempo,
i vescovi americani hanno scelto di non rinnovare gli accordi di cooperazione
con il governo federale sul reinsediamento dei rifugiati e sui servizi per i
minori migranti, e il Vaticano ha rifiutato in modo esplicito di aderire al
“Board of Peace” di Trump.
Il presidente
degli Stati Uniti sembra aver compiuto l’impresa quasi miracolosa di unire i
vescovi americani, storicamente divisi tra progressisti e conservatori, in una
comune opposizione alle politiche portate avanti da una delle amministrazioni
statunitensi con il più alto numero di cattolici di sempre.
La guerra in
Iran si sta trasformando in un banco di prova per i rapporti tra Washington e
la Santa Sede, che non perde occasione per manifestare la propria opposizione a
questo presidente americano.
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(Credits: Mattia
Ferraresi Financial Times)