Come si
posiziona la Svizzera rispetto alla guerra in Iran? Il problema della
neutralità
di
Giannis Mavris - SWI Swissinfo
Dopo
l’attacco degli Stati Uniti
e di Israele contro l’Iran, gli Stati europei hanno preso posizioni diverse. La
Spagna ha negato agli USA l’uso delle proprie basi militari sul suo territorio.
Il premier Pedro Sánchez ha giustificato il suo rifiuto, affermando che “la
Spagna non sarà complice della guerra in Iran” e che intende rispettare il
diritto internazionale. Secondo il presidente del Governo spagnolo, l’attacco
contro l’Iran rappresenta un’azione militare unilaterale, dunque ingiustificata
e potenzialmente pericolosa.
La maggior
parte degli Stati occidentali segue una linea diversa. Ad esempio, la Gran
Bretagna ha autorizzato un uso limitato delle proprie basi militari, dopo
averlo negato inizialmente poiché il Governo britannico nutriva dubbi sulla
legalità dell’operazione. Altri Paesi hanno segnalato il loro sostegno agli
USA, soprattutto dopo che l’Iran ha colpito obiettivi in altri Stati della
regione.
In quanto
Paese neutrale, la Svizzera non è alleata militarmente con nessuna delle parti
in guerra. L’applicazione della neutralità è però un delicato esercizio di
equilibrismo, soprattutto per quanto riguarda i rapporti della Confederazione
con gli USA, sia sul piano economico sia per il mandato di potenza protettrice
che Berna esercita per Washington in Iran, una funzione che le dà il compito di
rappresentare gli interessi degli Stati Uniti.
La
situazione e il diritto internazionale
Gli Stati
Uniti e Israele non hanno dichiarato formalmente guerra all’Iran. I due Paesi
hanno spiegato che l’attacco era di natura preventiva, volto a impedire alla
Repubblica islamica di sviluppare o utilizzare armi nucleari. Una spiegazione
che non ha convinto tutti. Anche alcuni Paesi alleati, come Canada e Francia,
hanno criticato l’azione militare. Altri Stati hanno giudicato l’operazione
contraria al diritto internazionale e una violazione della Carta delle Nazioni
Unite.
La Germania ha
espresso solidarietà con Israele e gli USA, ma ha escluso qualsiasi tipo di
cooperazione militare. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU, dal canto suo, non
ha adottato alcuna risoluzione di condanna degli attacchi.
Fin
dall’inizio del conflitto, la Svizzera ha invitatoCollegamento esterno
alla de-escalation e al ritorno della diplomazia. Infatti, pochi giorni prima
dell’inizio della guerra, a Ginevra si erano tenuti colloqui tra USA e Iran.
Per ora, il
Governo elvetico mantiene il massimo riserbo su come intende applicare la
neutralità in questo conflitto. Le richieste di chiarimenti rivolte al
Consiglio federale da parte di parlamentari e media non hanno finora ricevuto
risposte.
La
neutralità e le relazioni con gli Stati Uniti
Una
possibilità sarebbe la chiusura dello spazio aereo svizzero agli Stati Uniti,
come già avvenuto durante la guerra del Kosovo nel 1999 e l’invasione dell’Iraq
nel 2003. A Ramstein, in Germania, si trova un’importante base militare
statunitense e chiudere lo spazio aereo svizzero costringerebbe i caccia
americani ad aggirare il territorio elvetico. Una simile decisione del
Consiglio federale rischia però d’irritare il presidente degli Stati Uniti,
come ha dimostrato la reazione di Donald Trump alla scelta della Spagna di
vietare l’uso delle proprie basi militari agli USA.
Attualmente, a
preoccupare la politica svizzera sono soprattutto le forniture di materiale
militare. Per l’industria bellica elvetica, gli Stati Uniti sono il secondo
maggiore acquirente di armamenti e di beni utilizzabili a fini civili e militariCollegamento
esterno (duplice impiego). In linea di principio, il diritto della neutralitàCollegamento esterno
consente esportazioni verso Paesi in guerra, a condizione che entrambe le parti
siano trattate allo stesso modo. La Svizzera applica inoltre le sanzioni
internazionali decise dal Consiglio di sicurezza dell’ONU nei confronti
dell’Iran e non esporta armamenti verso la Repubblica islamica.
Un’applicazione
rigorosa del diritto della neutralità porterebbe a sospendere anche le
esportazioni verso gli Stati Uniti. La Segreteria di Stato dell’economia (SECO)
ha dichiarato alla Radiotelevisione della Svizzera tedesca SRF che attualmente
concede con una certa cautela le autorizzazioni di esportazione di materiale
bellico, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli. Inoltre, la Svizzera ha
stipulato un accordo per l’acquisto di 36 caccia F-35 e per altri
equipaggiamenti militari dagli Stati Uniti. Resta quindi da capire se a un
blocco delle esportazioni svizzere gli USA potrebbero eventualmente reagire con
uno stop delle proprie forniture alla Confederazione.
Lo stesso
interrogativo si pone per Israele. L’esportazione verso Tel Aviv di alcuni
armamenti e beni a duplice impiego è permessa. Inoltre, la Svizzera acquista
materiale militare anche da Israele.
Il
commercio con gli USA
Per la
Svizzera, gli Stati Uniti sono il secondo mercato di esportazione dopo l’Unione
Europea. I dazi imposti dagli Stati Uniti hanno generato malumori in Svizzera,
anche perché il presidente Donald Trump ha accusato a più riprese la
Confederazione di arricchirsi a spese degli USA. Per questo motivo, il
Consiglio federale e il Parlamento hanno accolto con favore e sollievo l’accordo
che si sta negoziando con gli Stati Uniti, un’intesa che dovrebbe garantire
maggiore certezza a livello giuridico.
La Svizzera
e i suoi mandati di potenza protettrice
A ciò si
aggiunge una situazione diplomatica particolare: la Svizzera esercita un
mandato di potenza protettrice per gli Stati Uniti in Iran.
L’ambasciatore iraniano presso il Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra ha dichiarato all’indomani dello scoppio del conflitto che la
Svizzera ha la possibilità di avere un ruolo costruttivo.
“Questo
mandato non va tuttavia sopravvalutato”, afferma Laurent Goetschel, direttore
della Fondazione svizzera per la pace Swisspeace. “La
Svizzera è una sorta di postino. Se gli Stati Uniti vogliono rivolgersi
all’Iran tramite un canale ufficiale, possono chiedere alla Svizzera. Non
abbiamo però un ruolo di mediazione”. Secondo Goetschel, in passato la
Confederazione ha mediato solo in modo puntuale e su questioni molto
specifiche, ad esempio nello scambio di prigionieri.
I rischi
per il Governo svizzero
Un’interpretazione
rigorosa del diritto della neutralità, con la chiusura dello spazio aereo e la
sospensione delle esportazioni di armamenti, potrebbe incrinare le relazioni
con gli Stati Uniti.
Il Consiglio
federale ha un certo margine di manovra. Il diritto della neutralità svizzero
si basa in larga misura sulle Convenzioni dell’Aia, elaborate all’inizio del XX
secolo e che disciplinavano, tra l’altro, lo statuto di neutralità. In seguito,
queste convenzioni sono state in parte superate dalla Carta delle Nazioni
Unite. La Svizzera è uno dei pochi Paesi che continua tuttavia a farvi
riferimento.
La politica di
neutralità svizzera è invece più flessibile poiché non è vincolata a un quadro
rigido, ma a “misure che uno Stato neutro assume di proprio moto per garantire
la prevedibilità e la credibilità della propria neutralità in senso giuridico”,
ha indicato nel 2024 il Dipartimento federale degli affari esteri a Swissinfo.
Lo storico
Marco Jorio ricorda che la distinzione tra diritto di neutralità e politica di
neutralità è un’invenzione svizzera. “Quasi nessun Paese conosce un concetto
simile”, afferma Jorio, evidenziando la difficoltà di spiegare questa
particolarità all’estero.
Secondo Jorio,
è quanto succede, ad esempio, con la posizione della Svizzera rispetto alla
guerra in Ucraina. Berna si richiama al principio di parità di trattamento e
non fornisce all’Ucraina beni che possano essere impiegati a fini militari.
Tuttavia, osserva lo storico, tale principio non esisterebbe più nel diritto
internazionale dalla Carta delle Nazioni Unite nel 1945. Per questo motivo, la
Svizzera ha imposto sanzioni nei confronti dell’Ucraina su questo punto, poiché
esistono anche sanzioni nei confronti della Russia.
Jorio
sottolinea però che nel nuovo conflitto la situazione è più complessa. “In
Medio Oriente il rapporto tra aggressore e vittima è meno definito rispetto a
quello tra Russia e Ucraina”.
Il Governo
svizzero è consapevole dei possibili passi falsi in materia di politica estera.
Interpellato dalla SRF, il ministro degli Esteri elvetico Ignazio Cassis ha
dichiarato che finora non è stata raggiunta la soglia oltre la quale la
Svizzera dovrebbe applicare gli strumenti previsti dal diritto della
neutralità, senza chiarire tuttavia quando verrebbe superata questa soglia.
***
(Giannis Mavris - SWI Swissinfo.ch)