HungerMap Live: la tecnologia contro la fame ma
con Wfp in crisi di leadership
di
Stefano Vaccara - La Voce di New York
NEW YORK - Nel
momento in cui la fame globale torna a crescere con una velocità allarmante, il
Programma Alimentare Mondiale lancia una nuova arma: i dati. Ma mentre il World
Food Program presenta a New York la piattaforma digitale HungerMap Live,
capace di prevedere le crisi alimentari prima che esplodano, sull’agenzia
umanitaria più importante del mondo si allunga un’ombra: quella di una
possibile crisi di leadership.
La nuova piattaforma,
presentata il 16 aprile, rappresenta un salto tecnologico significativo.
Integrando dati provenienti da oltre 300 analisti e decine di partner, e
utilizzando modelli predittivi supportati anche dall’intelligenza artificiale, HungerMap Live consente di rispondere a tre domande
cruciali: dove cresce la fame, perché cresce e dove intervenire prima che sia
troppo tardi. In un contesto in cui il numero di persone in condizioni di fame
estrema è passato da 85.000 nel 2019 a 1,4 milioni nel 2025, la capacità di anticipare
le crisi può fare la differenza tra prevenzione e tragedia.
A presentare HungerMap Live ai giornalisti è stato Jean Martin Bauer,
direttore dell’analisi sulla sicurezza alimentare del World Food Programme, che ha riassunto l’obiettivo della piattaforma
con una frase semplice ma centrale: “Non si può fermare la fame se non si è in
grado di vederla arrivare”. Un principio che segna il passaggio da una logica
di risposta alle emergenze a una di prevenzione.
La direttrice
esecutiva Cindy McCain ha sottolineato come “senza dati, la lotta contro la
fame si combatte al buio”, indicando chiaramente la direzione futura del WFP:
meno reazione, più previsione. Un cambio di paradigma necessario, soprattutto
in un momento in cui i fondi per il monitoraggio globale della sicurezza
alimentare sono diminuiti del 25% nell’ultimo anno.
Ma proprio
mentre il WFP cerca di rafforzare la propria capacità operativa, emergono
interrogativi profondi sulla sua governance. McCain ha annunciato che lascerà
l’incarico a maggio per motivi di salute. E, secondo uno scoop di Colum Lynch pubblicato da Devex, il Segretario Generale António Guterres non
nominerà un successore prima della fine del suo mandato, lasciando la decisione
al prossimo vertice delle Nazioni Unite.
Una scelta
tutt’altro che tecnica. Dietro lo stallo si muove uno scontro politico tra
Stati Uniti ed Europa. L’amministrazione Trump ha già indicato come proprio
candidato Luke Lindberg, sottosegretario all’Agricoltura per il commercio e gli
affari agricoli internazionali, ma diversi Paesi europei contestano l’idea che
il WFP resti una prerogativa americana, soprattutto dopo i tagli ai
finanziamenti decisi da Washington. Il risultato è un’impasse che rischia di
lasciare l’agenzia senza una guida politica forte in uno dei momenti più
critici della sua storia.
Durante la
presentazione a New York, la questione è emersa chiaramente anche nel briefing
con i giornalisti. Alla domanda su come il WFP possa affrontare le sfide future
senza una leadership stabile, non è stato il responsabile diretto a rispondere,
ma il portavoce del Segretario Generale, Stéphane Dujarric. La sua risposta si
è concentrata sulle capacità del vice attualmente in carica, senza però
smentire il punto centrale: l’assenza di una nomina a breve termine.
Un silenzio
che pesa. Perché il WFP non è un’agenzia qualsiasi. È la più grande
organizzazione umanitaria al mondo, responsabile di operazioni salvavita in
decine di Paesi, spesso in contesti di conflitto, instabilità climatica e
collasso economico. Senza una guida chiara, il rischio è che anche gli
strumenti più avanzati, come HungerMap Live, restino
sottoutilizzati o privi della necessaria spinta politica.
Il problema
non è solo interno al sistema ONU. Si inserisce in un contesto globale più
ampio, in cui il ruolo stesso dell’aiuto internazionale viene messo in
discussione. Sempre secondo Devex, l’amministrazione
Trump si prepara a lanciare una nuova iniziativa globale basata sul principio
“Trade Over Aid”, sostenendo che gli aiuti
tradizionali abbiano prodotto risultati limitati e
abbiano alimentato dipendenza e inefficienza.
Una visione
che potrebbe ridefinire profondamente il sistema umanitario internazionale,
proprio nel momento in cui la domanda di assistenza cresce. Oggi milioni di
persone dipendono dal WFP per sopravvivere, mentre crisi alimentari sempre più
complesse, aggravate dai cambiamenti climatici e dai conflitti, richiedono
risposte rapide, coordinate e ben finanziate.
In questo
scenario, la tecnologia può aiutare, ma non può sostituire la leadership. HungerMap Live rappresenta un passo avanti
decisivo nella capacità di leggere il mondo. Ma la vera sfida resta politica:
chi guiderà questa macchina globale e con quale visione? Quella di Donald Trump
o quella dell’Europa?
A decidere non
sarà solo il futuro del Programma Alimentare Mondiale, ma l’equilibrio stesso
del sistema umanitario internazionale. E la scelta, inevitabilmente, ricadrà
sul prossimo – o sulla prossima – Segretario Generale delle Nazioni Unite.
***
(Stefano
Vaccara www.lavocedinewyork.com
- Sono nato e cresciuto in Sicilia, la chiave di tutto secondo un romantico
tedesco. Infanzia rincorrendo un pallone dai Salesiani e liceo a Palermo,
laurea a Siena, master a Boston. L'incontro col giornalismo avviene in America,
per Il Giornale di Montanelli, poi tanti anni ad America Oggi e il mio weekly USItalia. Vivo a New York
con la mia famiglia americana e dal Palazzo di Vetro ho raccontato l’ONU per
Radio Radicale. Amo insegnare: prima downtown, alla New School, ora nel Bronx,
al Lehman College della CUNY. Alle verità comode non ci credo e così ho scritto
Carlos Marcello: The Man Behind the JFK Assassination (Enigma Books 2013 e 2015). Ho fondato e
diretto (2013-gennaio 2023) La VOCE di New York, convinto che la chiave di
tutto sia l’incontro fra "liberty & beauty" e con cui ho vinto il
Premio Amerigo 2018)