I Canali
Fast conquistano la dieta mediatica degli italiani
di
Stefano Carli
ROMA (Primaonline) - Il balzo è nei numeri della ricerca che annualmente
Rakuten Tv realizza per misurare lo sviluppo dei
canali Fast in Europa: l’anno scorso si rilevava che il 70% della platea tv
italiana guardava i canali online delle piattaforme che offrono visione
gratuita di canali teamtici di film e serie tv
finanziata dalla sola pubblicità (Samsung Tv Plus, Lg Channels, la sessa
Rakuten, ovviamente, più altri ancora). Dodici mesi dopo risulta invece che il
67% degli italiani guardano un canale Fast tutti i giorni o comunque più volte
alla settimana. E che l’80% degli spettatori ritiene la tv Fast una valida
alternativa alle piattaforme di streaming in abbonamento. Il fenomeno non
è solo italiano. La stessa ricerca, dal significativo titolo “The Fast advantage” sottolinea come i canali Fast siano sempre più
integrati nella dieta mediatica del pubblico euoropeo. Condotta su un campione di 750 utenti dei
cinque maggiori mercati tv europei (Italia, Spagna, Regno Unito, Francia e
Germania) emerge infatti chiaramente come la tv in streaming gratuita
supportata dalla pubblicità stia rapidamente
diventando una modalità di visione mainstream in tutta Europa. Poiché il
pubblico è sempre più frammentato tra servizi in abbonamento, app di streaming
e modelli di fruizione, il rapporto sottolinea come la tv Fast stia aiutando i
proprietari di contenuti a riconnettersi con il pubblico sullo schermo più
grande della casa, valorizzando al contempo a lungo termine le library di
contenuti esistenti. Anzi, i numeri dicono che il mercato italiano è quello più
in ritardo, anche se di poco: il nostro 67% supera di due punti il dato
britannico ma è indietro di dieci punti rispetto a spagnoli, francesi e
tedeschi. E anche oltre oceano le cose si stanno muovendo allo stesso modo,
vista la recente operazione con cui il gruppo Fox della famiglia Murdoch ha acquisito il controllo di Roku per ben 22
miliardi di dollari. E Roku non è solo una piattaforma tecnologica per
distribuire le streaming tv, ma anche una tv Fast, Roku Channel, che raggiunge
quasi 100 milioni di famiglie americane.
Certo, la
gratuità ha un peso determinante nella scelta degli spettatori europei, specie
con la congiuntura economica internazionale che stiamo vivendo, ma
evidentemente non c’è solo questo e il sistema funziona: forse è un segnale che
la parabola del binge watching
ha iniziatola sua curva discendente e che il
continuo, e sempre più dispendioso, rigonfiare le library dei grandi streamer
(Netflix, Prime, Disney, Now) non sta portando i
risultati attesi. Anzi, il pubblico, stando a questi numeri, sembra gradire
molto di più (oltre alla gratuita) anche questa
organizzazione tipica dei canali Fast, ossia il ritorno al vecchio palinsesto,
anche se organizzato per tipologia di contenuti: Il pubblico europeo sembrainsomma gradire il confezionamento di una dieta di
contenuti organizzata dagli operatori tv al posto della dittatura degli elenchi
infiniti e dell’algoritmo che produce i “consigli” del “se hai visto questo
allora guarda quest’altro”.
E’ la domanda che si stanno facendo anche
gli inserzionisti pubblicitari, ai quali è dedicato un secondo report dal
titolo “Beyond the Break” e sempre promosso da Rakuten e appena presentato a
Londra durante il Rakuten Enterprese Live, un ciclo
di forum di settore, che arriverà presto anche in Italia, organizzati da
Rakuten Tv per riunire dirigenti di alto livello provenienti dai settori della
pubblicità, dei contenuti e della tecnologia. Il rapporto, che
incorpora le opinioni di inserzionisti, agenzie e spettatori di Rakuten TV in Europa, afferma che il settore sta entrando in una
fase di crescita più sofisticata, in cui gli addetti ai lavori sono sempre più
interessati ad avere dati non solo in merito alla copertura e alla
distribuzione della pubblicità, ma anche circa l’attenzione, la memorabilità e
l’esperienza di visione complessiva. Il 52% degli intervistati tra gli addetti
ai lavori, infatti, ritiene fondamentale capire quali formati pubblicitari
garantiscono una maggiore memorizzazione del messaggio e il 51% desidera
approfondire quali siano gli elementi che catturano l’attenzione degli
spettatori. A fronte, dunque, di un “gap” tra inserzionisti e spettatori,
per cui gli obiettivi pubblicitari e le aspettative del pubblico non sono
sempre allineati, la ricerca suggerisce che il futuro successo della pubblicità
sulle tv connesse dipenderà dall’efficacia con cui i brand
riusciranno a bilanciare l’impatto creativo, la rilevanza contestuale e
l’esperienza utente. Dai due report emerge come il modello Fast si sta
evolvendo da semplice alternativa di streaming a strumento strategico sempre
più importante per la crescita dell’audience, la scoperta di contenuti e la
monetizzazione a lungo termine in tutta Europa. Piuttosto che limitarsi a
fungere da semplice canale di distribuzione, quello Fast sta diventando sempre
più un ambiente in cui i proprietari di contenuti possono ampliare la
visibilità, il coinvolgimento e il valore commerciale dei propri cataloghi
attraverso strategie di programmazione. I risultati suggeriscono che il
successo a lungo termine dei canali Fast dipenderà dalla capacità di trovare un
equilibrio tra monetizzazione, scoperta di contenuti e programmazione, in modo
da soddisfare le aspettative in continua evoluzione del pubblico.
Contenuti
specifici per utenti specifici, basati sui dati che le smart tv permettono di
utilizzare al meglio, che riporta in primo piano l’impaginazione dei contenuti,
valorizza le code lunghe delle library. E contribuirà a frenare la corsa senza
freni verso i grandi numeri dei blockbuster, che hanno grandi numeri anche in
termini di costi e di spese di marketing per il loro lancio
***
(Stefano
Carli - Primaonline - Giornalista di Repubblica
per oltre 30 anni e firma di punta di Affari e Finanza)