Investimenti e Arte: è il boom degli artisti dell'India e del Vietnam  

di Paola Jadeluca - Financialounge

 

ROMA - Storia, rarità, tracciabilità: il 2026 del mercato dell’arte svolta pagina e torna ai suoi fondamentali, come evidenziano gli analisti di ArtPrice. Da gennaio le case d'asta di New York, Londra, Hong Kong, Mumbai e Parigi, infatti, non solo hanno registrato buoni risultati, ma hanno delineato una storia del tutto nuova e coerente, quella di un mercato post-pandemia che, dopo un rapido boom caratterizzato da speculazioni sfrenate e una successiva fase di stallo durata diversi anni, sta ora tornando con forza ai valori più rilevanti. Una nuova moda passeggera? No, una filosofia di acquisto, più matura, più ponderata.

Tanti i segnali presi in considerazione. Il primo, il boom degli Old Masters; il secondo, il ritorno di Hong Kong quale piazza di investimento internazionale, considerato un fenomeno rilevante. Altro segnale, sempre secondo gli analisti di ArtPrice, è l’affermarsi con peso di opere di artisti di Paesi “emergenti”, si fa per dire, come India e persino Vietnam che hanno fatto registrare quotazioni record. La crescita di opere più accessibili, anche grazie alle nuove generazioni. Segnali diversi, ma tutti insieme indicano una direzione: un mercato che non ha cambiato rotta bruscamente; ha semplicemente accelerato una tendenza già percepibile dal 2023 e già rilevata nell’Art Market Report del 2025.

 

Polarizzazione accentuata. L’ArtPrice index ha registrato un incremento dell’11,5% nel corso del 2025. E basta guardare i segmenti che più hanno fatto da traino per capire che è sempre più netta la polarizzazione. Da un lato, il segmento premium dominato da trofei e opere da record, dove le opere vendute per oltre un milione di dollari (il 6% del totale) rappresentano il 76% del fatturato complessivo del mercato dell'arte. Sul lato opposto, il segmento medio-basso che si mantiene stabile, se non addirittura in crescita, trainato da collezionisti più giovani, più dinamici e più eclettici. La forbice si allarga e tra i due, il settore più vulnerabile è quello degli artisti ultra-contemporanei che non si sono ancora affermati e quello dei mercati speculativi senza una solida storia alle spalle: entrambi continuano a soffrire.

 

Il trionfo dei vecchi maestri. Le aste di inizio febbraio a New York passeranno alla storia come uno dei periodi più intensi nella recente storia delle vendite di opere d'arte dei Vecchi Maestri. In quattro giorni, Christie's e Sotheby's hanno inanellato una serie di record che sembravano appartenere a un'altra epoca. Un disegno di Michelangelo – uno studio sanguigno di pochi centimetri, riscoperto in una collezione privata californiana – è stato venduto per 27,2 milioni di dollari, più di dieci volte la sua stima massima. Da Sotheby's, il “Giovane leone a riposo” di Rembrandt van Rijn, forse l'ultimo disegno dell'artista ancora in mani private, ha stabilito il record assoluto per un disegno del maestro a 17,8 milioni di dollari. E poi, alla fine della settimana, Christie's ha venduto “Venezia, il Bucintoro al Molo il giorno dell'Ascensione di Giovanni Antonio Canal” per 30,5 milioni di dollari, in linea con il record assoluto stabilito pochi mesi prima (luglio 2025) a Londra a 43,8 milioni di dollari.

IL GIRO D’AFFARI


Tirando le somme, l'asta di dipinti antichi di Christie's a New York ha generato 54,1 milioni di dollari, il miglior risultato di vendita in questa categoria a New York da oltre un decennio. E non si è trattato di un'esuberanza febbrile- ribadiscono gli esperti di ArtPrice - c'era una reale convinzione, alimentata da un contesto specifico: in un mondo economicamente instabile, dove gli asset speculativi hanno mostrato i loro limiti, il mercato sta tornando a opere il cui valore non è mai stato legato al ciclo economico. Nel 2025, il valore dei dipinti antichi è aumentato del 28%. Nel frattempo, il segmento dell'arte ultra-contemporanea – che era stato in forte espansione tra il 2019 e il 2022 – ha subito un calo di quasi il 40% nello stesso periodo.

 

La riscossa di Hong Kong. Ma forse il segnale più inaspettato di questo cambiamento non è arrivato da New York o Parigi, bensì da Hong Kong. Il 27 marzo, nella sua asta serale dedicata all'arte del XX e XXI secolo, Christie's ha incluso per la prima volta nel catalogo un dipinto di un Maestro antico: una natura morta del pittore olandese del XVII secolo Johannes Goedaert, che ha battuto il record d'asta dell'artista, raggiungendo quota 1,3 milioni di dollari. Un caso isolato? Niente affatto. Si è trattato di una manovra strategica di una casa d'aste che comprende i gusti di una clientela asiatica in continua espansione.Christie's e Sotheby's in prima fila.  Hong Kong era sotto stretta osservazione. Dopo un autunno 2025 segnato dai dati più bassi degli ultimi otto anni, la Settimana dell'Arte di marzo 2026 è stata una vera e propria sorpresa positiva. Christie's ha raggiunto un tasso di vendita del 100% (37 lotti, 83,6 milioni di dollari, in aumento del 17% su base annua) e anche Sotheby's ha registrato una performance ammirevole, raggiungendo i 70 milioni di dollari il 29 marzo, con un incremento del 60% rispetto alla stagione di settembre 2025. Non è stata l'euforia degli anni del boom, ma è stata migliore perché molto più solida.

 

I nuovi gusti. Da Hong Kong arrivano anche indicazioni sui nuovi gusti degli appassionati investitori. I lotti di spicco non sono state opere figurative ultra-contemporanee che hanno ricevuto tutta l'attenzione quando il mercato era surriscaldato, bensì un “Abstraktes Bild” di Gerhard Richter a 11,8 milioni di dollari e “La Grande Vallée VII” di Joan Mitchell a 17,6 milioni di dollari. Entrambe importanti figure dell'arte astratta, profondamente radicate nella seconda metà del XX secolo. Il mercato asiatico era quindi alla ricerca di opere senza tempo, e una statistica in particolare si è rivelata incoraggiante: all'asta di Sotheby's, quasi il 70% delle offerte proveniva da acquirenti non asiatici, a dimostrazione che Hong Kong sta riconquistando il suo status di hub internazionale. Il secondo miglior offerente per l'opera di Mitchell sarebbe stato un collezionista poco più che ventenne, altro fenomeno in ascesa, quello dei giovani investitori.

 

India e le nuove frontiere. Gli esperti di ArtPrice individuano in India e Vietnam l'ascesa più impressionante di quest'anno. Non si tratta di un singolo artista, né di una singola vendita, ma di un intero continente che sta cambiando la sua posizione sul mercato globale, sottolineano. Il 26 marzo a New York, l'asta di arte sud-asiatica di Sotheby's ha totalizzato 22,1 milioni di dollari, con il 100% dei lotti venduti e dodici nuovi record d'asta stabiliti in una sola sessione. È stata confermata la vittoria di Maqbool Fida Husin, il cui dipinto "Second Act" è stato venduto per 5,1 milioni di dollari dopo sei minuti di intense offerte. Sei giorni dopo, a Mumbai, altro record: l’artista chiamato %A- 130334%, che molti indicano come Raja Ravi Varma è diventato l'artista indiano più costoso mai venduto all'asta. Il suo "Yashoda e Krishna" (circa 1890) è stato battuto per 17,9 milioni di dollari da Saffronart, l’acquirente è stato il miliardario del settore farmaceutico Cyrus Poonawalla che ha contribuito così a quadruplicare il precedente record d'asta dell'artista. Fatturato in crescita. In effetti, lo scorso anno l'India ha registrato un aumento del 71% del fatturato delle aste d'arte, affermandosi saldamente tra i primi 10 mercati mondiali. Non si tratta più di un interesse di nicchia; è un mercato maturo e competitivo che attrae acquirenti da oltre venti paesi. La clientela non è più limitata a una ristretta cerchia di collezionisti della diaspora. Si è ampliata, diversificata ed è diventata sempre più internazionale. Irrompe il Vietnam.

 

Parallelamente al Dinamismo indiano, anche l'arte vietnamita sta progredendo “con una costanza e una discrezione che rendono i suoi risultati ancora più notevoli”, sottolineano gli esperti di ArtPrice. Alle aste di Sotheby's a Hong Kong del 29 marzo, “La Jeune femme de Hué” (1937) di Trung Thu MAI, un raro olio su tela, è stato venduto per quasi 900.000 dollari, il doppio della stima e, cosa ancora più importante, quasi il triplo del suo prezzo del 2020 da Christie's a Hong Kong. Il fenomeno non è nuovo, ma è in accelerazione: nel 2025, le opere di artisti vietnamiti hanno generato un totale di 57,4 milioni di dollari alle aste, con un incremento di quasi il 395% in meno di dieci anni. Il mercato è aspramente conteso tra Hong Kong e Parigi, due città che comprendono il valore della produzione della Scuola indocinese e continueranno a competere strenuamente per accaparrarsela.

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(Paola Jadeluca è stata giornalista di Repubblica per oltre 30 anni, curatrice del settimanale Affari & Finanza, esperta tra l'altro di vini e cucina)