Financial Times: Un progetto nucleare terrificante e quasi irrealizzabile da 47 miliardi

di Luca Pagni - Vaielettrico

 

Il Financial Times dedica un lungo reportage al faraonico progetto di Sizewell C: la mega centrale nucleare in Gran Bretagna, annunciata come la più sicura al mondo. Il governo inglese ha ampliato fino a  47 miliardi di sterline il finanziamento per la costruzione dell’impianto. Anche se per alcuni esperti il costo totale potrebbe arrivare fino a 60 miliardi. Per un progetto nato ormai 12 anni fa.

 

Il quotidiano inglese ha pochi dubbi che si tratti di un fallimento annunciato, comunque vada a finire. Non per nulla il servizio si apre con le dichiarazioni di Henri Proglio, ex direttore di Edf. Stiamo parlando dell’azienda francese che ha ideato il progetto, la nuova centrale nucleare britannica Sizewell C Il manager la definisce un’opera “terrificante”, “estremamente complessa” e “quasi irrealizzabile”. Eppure, a un mese dal via libera definitivo, 1.700 lavoratori sono già al lavoro nel Suffolk per preparare il terreno sabbioso su cui sorgeranno due reattori destinati a fornire elettricità a sei milioni di case.

 

L’impianto è una replica di Hinkley Point C, un’altra centrale nucleare sempre in Inghilterra che da anni si trascina nei lavori di ampliamento, sempre sotto la regia di Edf. Il problema principale, per entrambi i progetti, riguarda la tecnologia scelta per la costruzione dei reattori. La stessa usata proprio da Edf – che ne ha il brevetto – per la costruzione di Flamanville in Normandia. Si tratta del’ultima centrale realizzata in Francia. Anche Hinkley Point, come Sizewell del resto, ha le stesse incognite tecnologiche che hanno segnato progetti analoghi in Finlandia e Cina.

 

Per Hinkley, Edf si è fatta carico degli extra-costi stimati in quasi 13 miliardi di sterline Il costo iniziale previsto nel 2016 era di circa 18 miliardi di sterline (prezzi 2015). Ma le proiezioni attuali indicano costi reali tra 42 e 48 miliardi di sterline, a seconda delle ipotesi di inflazione e di ritardo. Per Sizewell, invece, sarà il governo britannico a coprire le eventuali spese aggiuntive. Londra ha già garantito 36,5 miliardi di sterline in debito pubblico. Assumendosi il rischio di un aumento fino a 47 miliardi.

 

Il Financial Times ricorda come il reattore pressurizzato europeo (in sigla Epr) sia figlio della collaborazione franco-tedesca e delle paure seguite a Chernobyl e all’11 settembre. L’idea era creare la centrale più sicura al mondo, con quattro sistemi di raffreddamento indipendenti, doppi scudi di contenimento e un raccoglitore di nucleo in caso di fusione. Una complessità  rivelatisi un boomerang: i costi sono esplosi e i cantieri hanno accumulato ritardi ovunque. Per molti ingegneri, il progetto ha superato i limiti della praticabilità. In Gran Bretagna, alcuni esperti avevano parlato di “errore colossale” nel procedere con Sizewell dopo le difficoltà di Hinkley.

 

Il sito nel Suffolk presenta ulteriori complessità. Secondo i tecnici interpellati dal quotidiano inglese “il terreno sabbioso richiede fondamenta di cemento doppie rispetto a Hinkley. I lavori iniziali prevedono un muro perimetrale in plastica profondo 55 metri e lungo tre chilometri per drenare l’acqua.

 

Nonostante le incognite, il team di progetto assicura che le lezioni apprese da Hinkley renderanno Sizewell più efficiente. L’85% del progetto è replicato, i componenti più critici saranno prefabbricati e non gettati in loco, e metà della forza lavoro ha già esperienza nella costruzione della centrale gemella.

 

Gli analisti stimano che l’elettricità di Sizewell costerà circa 286 sterline a megawattora, da due a tre volte più dei reattori cinesi, russi o sudcoreani. Per questo, diversi esperti ritengono che Sizewell sarà l’ultimo EPR a entrare in funzione nel mondo.

 

Così, mentre il Regno Unito investe massicciamente sul progetto, la Francia ha ridimensionato le ambizioni. E punta su una versione semplificata: l’EPR2. Anche per EDF, la priorità non è più esportare questa tecnologia, ma garantire il completamento delle centrali già in costruzione.

 

Il caso Sizewell apre dunque un interrogativo anche per l’Italia e l'Europa: quanto è realistico puntare su grandi centrali di nuova generazione, quando i costi e  i tempi rischiano di sfuggire al controllo?

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(Luca Pagni è stato per anni redattore di punta del quotidiano La Repubblica e ora colllabora con www.vaielettrico.it)