Rinnovabili,
calano eolico e solare. Mentre l'Europa accelera, il governo Meloni frena
di Luca
Pagni - Vaielettrico
MILANO -
Frenano le nuove installazioni di rinnovabili nel 2025: Il fotovoltaico ha
avuto in calo del 5%, mentre l’eolico è calato ancora di più, con minori
installazioni pari all’8%. Si sono così materializzati tutti i timori
denunciati da quando si è insediato il governo Meloni, i cui provvedimenti non
sono stati favorevoli alle rinnovabili.
Mentre
l’Europa continua a correre nella crescita delle energie rinnovabili, l’Italia
schiaccia il perde sul freno. Nonostante il nostro Paese abbia le bollette
più alte dell’energia in Europa, che pesano si famiglie e imprese, il
governo continua a puntare sul gas naturale per la produzione di elettricità. E
non punta con convinzione sulle rinnovabili. Connesse con lo sviluppo delle
batterie, potrebbero garantire prezzi inferiori.
Restrizioni
sulle installazioni e aste in ritardo
Non hanno
aiutato i provvedimenti del governo di centrodestra, dal decreto aree idonee al
decreto Agricoltura, nonché il rallentamento nella semplificazione delle
procedure per il rilascio dei permessi. Solo nell’ultimo anno sono arrivatele
prime aste per le rinnovabili innovative e di sistemi di accumulo.
Per la prima
volta negli ultimi dodici anni – esclusa la parentesi del 2020 segnata dalla
pandemia – la crescita del fotovoltaico in Italia rallenta. Nel 2025 i nuovi
impianti solari sono diminuiti complessivamente del 5%, delineando un
mercato che procede ormai a due velocità. Da un lato continuano a crescere i
grandi impianti, sostenuti dagli investimenti degli operatori industriali e dei
fondi infrastrutturali, con un aumento del 15%. Dall’altro, frenano
bruscamente le installazioni di piccola e media taglia: quelle residenziali
calano del 32% con la fine del superbonus, mentre scendono del 26% gli
impianti al servizio di stabilimenti industriali e aree commerciali.
Il quadro
emerge dal rapporto diffuso da Italia Solare, che ha elaborato i dati Terna
relativi al 2025. Una dinamica che, secondo il presidente dell’associazione
Paolo Rocco Viscontini, ha effetti concreti su famiglie e imprese: la minore
diffusione degli impianti distribuiti riduce la capacità di difendersi dalle
oscillazioni dei prezzi dell’energia elettrica. Se la crescita dei grandi
impianti contribuisce alla riduzione dei prezzi all’ingrosso, il passaggio
atteso dal Prezzo unico nazionale a quello zonale rischia di concentrare i
benefici soprattutto nel Sud del Paese dove questi impianti sono
prevalentemente localizzati.
I dati
regionali confermano una forte spaccatura geografica. Il Nord registra un
arretramento significativo, con la Lombardia a -19%, l’Emilia-Romagna a -10%,
il Veneto a -7% e il Piemonte a -5%. Al contrario, il Mezzogiorno mostra una
dinamica opposta, trainata dall’impennata della Sicilia (+81%), seguita da
Puglia (+24%) e Calabria (+21%).
Si
allontanano gli obiettivi del PNIEC per il 20230
Anche l’eolico
mostra segnali di rallentamento. Nel 2025 la nuova capacità installata si è
attestata a circa 563 MW, in calo dell’8,1% rispetto all’anno precedente. A
fine anno la potenza eolica complessiva in esercizio ha raggiunto 13.629 MW,
ben al di sotto dell’obiettivo intermedio di 15.823 MW fissato dal Piano
nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC). Il traguardo al 2030 –
28.140 MW – appare sempre più difficile da raggiungere, anche alla luce dei
ritardi accumulati dall’eolico offshore.
Nel corso
dell’anno sono entrati in esercizio 55 nuovi impianti eolici, contro gli 83 del
2024. La capacità
installata resta fortemente concentrata in pochi territori: sei regioni del Sud
rappresentano il 91% del totale nazionale, con la Puglia in testa, seguita da
Sicilia, Campania, Basilicata, Calabria e Sardegna. Nel 2025 l’eolico ha
prodotto 21,4 TWh, coprendo il 6,9% della domanda elettrica italiana, ma
con una flessione del 3,3% rispetto all’anno precedente. Un andamento che, nel
complesso, evidenzia la distanza crescente tra i target climatici e il ritmo
effettivo di sviluppo delle rinnovabili.
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(Luca Pagni
è stato per anni redattore di punta del quotidiano "la Repubblica".
Ora lavora per "Vaielettrico")