Cambiamento
climatico: le lobby hanno vinto, il mondo è sempre più caldo
di Luca
Pagni - Vaielettrico
MILANO -
Cambiamento climatico, gli ultimi tre anni sono stati i più caldi mai
registrati da quando esistono misurazioni sistematiche. Un dato che conferma
quanto la crisi climatica stia accelerando. Mentre, in molti Paesi, cresce la
pressione di lobby industriali e politiche che cercano di rallentare la
transizione energetica e la diffusione della mobilità elettrica.
Secondo un
nuovo studio scientifico, nel 2024 la temperatura media globale ha superato
di oltre 1,5 gradi Celsius i livelli dell’epoca preindustriale. La soglia
indicata dall’Accordo di Parigi come limite inferiore per evitare gli
effetti più pericolosi del cambiamento climatico. Formalmente quell’obiettivo
si riferisce alla media delle temperature su un periodo di vent’anni. E quindi
il superamento per un singolo anno non significa ancora che il limite sia stato
definitivamente oltrepassato. Tuttavia, spiegano gli scienziati, è un segnale
molto chiaro: gli sforzi globali per contenere il riscaldamento sono stati
finora insufficienti.
L’articolo è
stato appena pubblicato sulla rivista scientifica Geophysical
Research Letters. Sostiene che la Terra si è
riscaldata di circa 0,35 gradi Celsius nel decennio fino al 2025. Rispetto a
una media di poco meno di 0,2 °C per decennio tra il 1970 e il 2015. Questa
è la prima prova statisticamente significativa di un’accelerazione del
riscaldamento globale, affermano gli autori.
Il nuovo
lavoro contribuisce a chiarire un dibattito aperto da tempo tra i ricercatori.
Esiste infatti un consenso scientifico consolidato sul fatto che le
emissioni di gas serra generate dalle attività umane abbiano provocato il
riscaldamento del pianeta fin dall’epoca preindustriale. Per molti decenni,
però, il ritmo dell’aumento delle temperature è apparso relativamente costante.
I record registrati negli ultimi anni hanno quindi spinto molti studiosi a
chiedersi se la velocità del riscaldamento globale stia aumentando.
Gli ultimi
tre anni sono stati i più caldi di sempre
Dimostrarlo
non è semplice, perché il clima terrestre è influenzato anche da oscillazioni
naturali che possono temporaneamente mascherare o amplificare la tendenza di
fondo. Per affrontare questo problema, i ricercatori hanno cercato di eliminare
il cosiddetto “rumore” statistico che può confondere l’analisi dei dati. Come
spiega Grant Foster, coautore dello studio ed esperto di statistica,
l’obiettivo era rendere più visibile il “segnale di riscaldamento a lungo
termine” nascosto dietro le fluttuazioni naturali.
Nel lavoro
sono stati quindi isolati fenomeni come El Niño, le eruzioni vulcaniche
e le variazioni dell’irradiazione solare. Una volta rimosso l’effetto di questi
fattori temporanei, il quadro che emerge è netto: le prove di
un’accelerazione del riscaldamento globale sono considerate “forti”.
Secondo gli autori, l’anomalia delle temperature non dipende solo da anni
eccezionalmente caldi come il 2023 e il 2024, ma da un cambiamento più
strutturale. Dal 2015, la traiettoria delle temperature globali sembra
essersi discostata dal precedente percorso di crescita più graduale.
Il nuovo
rapporto si aggiunge a una serie crescente di ricerche che indicano come gli
effetti del cambiamento climatico stiano emergendo più rapidamente di quanto
previsto in passato. Un altro studio pubblicato negli stessi giorni suggerisce,
ad esempio, che molte analisi sull’innalzamento del livello dei mari potrebbero
aver sottostimato l’aumento dell’acqua lungo diverse aree costiere.
Secondo Stefan
Rahmstorf, ricercatore del Potsdam Institute for Climate
Impact Research e autore principale dello studio,
le implicazioni sono evidenti. “Se il tasso di riscaldamento osservato negli
ultimi dieci anni dovesse continuare, il superamento a lungo termine del limite
di 1,5 gradi previsto dall’Accordo di Parigi potrebbe verificarsi prima del
2030”, avverte.
L’aumento
della temperatura dipenderà dalla rapidità con cui verranno azzerate le
emissioni di CO₂ dai fossili
In altre
parole, il tempo a disposizione per ridurre drasticamente le emissioni si sta
riducendo. La velocità con cui la Terra continuerà a riscaldarsi, sottolineano
gli scienziati, dipenderà soprattutto dalla rapidità con cui il mondo riuscirà
ad azzerare le emissioni di CO₂ derivanti dai combustibili fossili.
È proprio su
questo punto che si concentra oggi uno dei principali scontri politici ed
economici. Mentre le evidenze scientifiche indicano la necessità di accelerare
la transizione energetica, diversi settori industriali stanno cercando di
rallentare il passaggio alle fonti rinnovabili e all’elettrificazione dei
trasporti. Ma se il ritmo del riscaldamento globale sta davvero aumentando,
come suggeriscono questi studi, rinviare le scelte potrebbe rendere la sfida
climatica ancora più difficile — e costosa — da affrontare.
***
(Luca Pagni
è stato per anni redattore di punta del quotidiano "la Repubblica".
Ora lavora per "Vaielettrico")