Nucleare, crolla il “sogno” dei mini reattori. Sono troppo costosi e le scorie sono tante 

di Luca Pagni - Vaielettrico

 

MILANO - Il sogno del nucleare “piccolo e poco costoso” mostra le prime crepe. Negli Stati Uniti, dove la tecnologia degli Small modular reactor è più avanti, le società del settore hanno subito pesanti perdite a Wall Street. Gli investitori hanno più di un dubbio. I conti non tornano, dai costi (superiori agli impianti tradizionali) alla gestione delle scorie.

 

A mettere in evidenza la perdita di fiducia dei mercati finanziari sul nuovo nucleare è stato – tra gli altri – il Financial Times. Il che significa che si tratta ben di più di qualche report negativo da parte di analisti finanziari. Il quotidiano economico britannico ha ripercorso la possibile parabola discendente dei reattori nucleari modulari di piccola taglia (SMR).

 

Nucleare, costi degli Smr più alti dei reattori tradizionali

Negli ultimi anni, sono stati rilanciati come tecnologia chiave per la decarbonizzazione, grazie alla promessa di costi di costruzione più bassi, tempi più rapidi e maggiore flessibilità rispetto alle centrali nucleari tradizionali. Tuttavia, nonostante l’interesse politico e mediatico, la realtà mostra una strada più complessa verso un ruolo significativo degli SMR nel mix energetico globale e, in particolare, europeo.

 

Gli SMR sono progettati per generare centinaia di megawatt di elettricità, non migliaia come i grandi impianti convenzionali. Pur essendo modulabili e teoricamente adatti alla produzione in serie, le aziende che li sviluppano stanno vedendo cali di fiducia degli investitori, riflesso delle difficoltà a dimostrare vantaggi economici chiari rispetto alle alternative.

 

Ma quali sono i dubbi principali legati agli Smr? I costi per megawatt installato degli SMR risultano spesso superiori a quelli dei reattori tradizionali. Nonché di molte tecnologie rinnovabili mature, come solare ed eolico. Inoltre, abbiamo una proliferazione di tecnologie differenti. Secondo l’Agenzia per l’energia nucleare, ne esistono oltre 130 nel mondo in fase sperimentale o in via di avviamento. In pratica, manca uno standard unico, necessaria per produrre economie di scala, elemento cruciale per abbattere i costi.

 

Dal punto di vista dei materiali e delle catene di approvvigionamento, molte fasi della filiera nucleare – dall’estrazione dell’uranio all’arricchimento – sono concentrate in pochi paesi. Con implicazioni geopolitiche e di sicurezza che pesano sulle strategie energetiche di lungo periodo. Come ha segnalato anche in un recente report il Consiglio dell’unione europea.

 

Un’altra questione centrale riguarda la gestione delle scorie nucleari: alcuni progetti di SMR potrebbero produrre quantità di rifiuti comparabili o addirittura maggiori per unità di energia rispetto ai reattori esistenti, mettendo in discussione la narrativa secondo cui siano intrinsecamente più sostenibili.

 

L’Europa al bivio, tra rinnovabili e nucleare

Nel contesto europeo, il panorama dell’elettricità sta cambiando rapidamente. Secondo dati Eurostat, le fonti rinnovabili hanno raggiunto quasi il 47% della produzione netta di elettricità nell’Unione Europea nel 2024, con aumenti ulteriori nei primi mesi del 2025 e punte in cui si è superato il 49% in alcuni trimestri.

 

Nel secondo trimestre del 2025, le rinnovabili hanno rappresentato oltre 54% della produzione elettrica netta nell’UE, con il solare che per la prima volta ha superato il nucleare come singola fonte di elettricità, generando circa 22% della produzione totale contro il 21,6% del nucleare.

 

La quota in Europa del nucleare, dal 30 al 22% in 20 anni

Questi numeri riflettono una trasformazione significativa del mix energetico europeo: mentre le rinnovabili crescono rapidamente, la quota della generazione nucleare si è ridotta negli ultimi due decenni, passando da oltre il 30% agli inizi degli anni Duemila a circa il 22-23% nel 2023.

 

Nonostante questa diminuzione percentuale, il nucleare rimane una componente stabile e importante in paesi come Francia, Belgio, Slovacchia, Bulgaria e Ungheria, dove rappresenta una parte significativa dell’elettricità prodotta.

 

Confronto con le rinnovabili

Il rapido progresso delle fonti rinnovabili in Europa, in particolare solare ed eolico, è sostenuto da costi di produzione dell’elettricità in continua discesa e tempi di realizzazione molto più brevi rispetto agli impianti nucleari: un grande parco solare può essere costruito in circa un anno, contro i sette-dieci necessari per una nuova centrale nucleare.

 

Dal punto di vista dell’energia non fossile complessiva, combinando rinnovabili e nucleare, l’UE genera oltre il 70% della sua elettricità da fonti a basse emissioni, evidenziando quanto la transizione verso un sistema energetico pulito sia già avanzata. Reddit

 

Questa evoluzione mette in luce una dinamica chiave: le rinnovabili scalano più velocemente, con costi decrescenti e maggiore flessibilità, mentre il nucleare – e a maggior ragione gli SMR – affrontano barriere più rilevanti di natura economica, regolatoria e di catena di approvvigionamento. In conclusione: è vero che l’Unione europea in tutti i suoi documenti considera valida l’opzione nucleare nel suo mix energicamente per la transizione. Ma per il Sme la sfida è sui costi e sugli standard che la rendano una tecnologia industrialmente sostenibile

***

(Luca Pagni, milanese, è stato per anni redattore di punta del quotidiano La Repubblica e adesso colllabora attivamente con www.vaielettrico.it)