Solare
imbattibile: é la prima fonte globale per investimenti energetici
di Luca
Pagni - Vaielettrico
Investimenti
record a 3.300
miliardi di dollari, due terzi destinati al pulito. Il solare supera per la
prima volta qualsiasi altra fonte nella crescita dell’offerta mondiale. E la
domanda di elettricità corre a velocità doppia rispetto al resto dell’energia.
Sono le principali tendenze individuate dall’annuale
rapporto della Iea, l’Agenzia Internazionale dell’Energia — nella sua
decima edizione, pubblicata nelle scorse ore — riferito a quanto accaduto nel
2025. Non mancano le contraddizioni all’interno di un percorso ormai
dominato dalle fonti a emissioni zero e dall’elettrificazione: in particolare, il ritardi nello sviluppo delle reti, l’arretratezza
dell’Africa e la resistenza del carbone che non arretra nei numeri.
Nonostante le
tensioni geopolitiche elevate e l’incertezza economica, i flussi di capitale
verso il settore energetico sono destinati a salire nel 2025 fino a 3.300
miliardi di dollari, con un incremento del 2% in termini reali rispetto al
2024. Una cifra che non ha precedenti nella storia degli investimenti
energetici globali, e che racconta di un settore che si trasforma a velocità
accelerata. Ma è la distribuzione di quel capitale a fare la differenza. Circa
2.200 miliardi di dollari confluiscono collettivamente verso rinnovabili,
nucleare, reti elettriche, stoccaggio, combustibili a basse emissioni,
efficienza ed elettrificazione — il doppio rispetto al 1.100 miliardi
destinati a petrolio, gas naturale e carbone.
In altre
parole, meno della metà degli investimenti energetici globali andava verso
categorie pulite dieci anni fa; oggi quella quota è salita a due terzi. È
uno spostamento strutturale, non ciclico. Non dipende dal prezzo del barile
o dai capricci di una legislatura: è il risultato cumulativo di politiche
industriali, costi tecnologici crollati e una nuova consapevolezza sulla
sicurezza energetica. Il direttore esecutivo dell’IEA, Fatih Birol, ha
sintetizzato la portata del cambiamento con una frase che vale la pena citare:
“Gli investimenti in elettricità sono significativamente più alti della
somma di tutti gli investimenti nei combustibili fossili messi insieme. Il
capitale si sta spostando verso il settore elettrico. È una tendenza chiara,
perché i consumi elettrici crescono e crescono i bisogni di generare elettricità.“
Il solare:
la prima fonte di crescita
Se c’è un
simbolo di questa transizione, si chiama fotovoltico.
Il solare è stato il singolo contributore più grande alla crescita dell’offerta
energetica globale nel 2025, coprendo oltre il 25% dell’aumento. E’ la prima volta nella storia che una fonte rinnovabile
moderna ha guidato la crescita dell’approvvigionamento primario di energia.
Per decenni, la crescita della domanda energetica mondiale è stata
soddisfatta in larga misura da idrocarburi. Oggi, per la prima volta, è un
pannello solare a farsi carico del tratto più ampio di quella curva. Gli
investimenti nella generazione di energia a basse emissioni sono quasi
raddoppiati negli ultimi cinque anni, trainati proprio dal solare. La spesa per
il fotovoltaico — tra impianti utility-scale e installazioni sui tetti —
dovrebbe raggiungere i 450 miliardi di dollari nel 2025, rendendolo la singola
voce più grande nell’inventario degli investimenti energetici mondiali.
Il confronto
con il decennio scorso è eloquente. Dieci anni fa, gli investimenti nei
combustibili fossili erano del 30% superiori a quelli in generazione elettrica,
reti e stoccaggio. Nel 2025, gli investimenti nell’elettricità — includendo
generazione, reti e accumulo — sono del 50% superiori a quelli nei combustibili
fossili. Fonti rinnovabili e nucleare hanno soddisfatto quasi il 60% di tutta
la crescita nella domanda energetica, e la generazione da queste fonti ha
superato l’intera crescita della domanda di elettricità. Detto altrimenti: il
verde non insegue più la domanda. L’ha raggiunta. In certi casi, la supera.
La terza
grande tendenza del rapporto IEA riguarda non l’offerta ma la domanda.E, in particolare, la
domanda di elettricità, che sta crescendo a un ritmo che non ha eguali nel
sistema energetico complessivo. La domanda globale di elettricità è aumentata
di circa il 3% nel 2025 — ben oltre il doppio del tasso di crescita della
domanda energetica complessiva. Per contestualizzare: la domanda energetica
globale complessiva è cresciuta dell’1,3% nel 2025, leggermente al di sotto
della media del decennio precedente dell’1,4%
I motori di
questa elettrificazione accelerata sono molteplici e convergenti. La domanda di
elettricità è cresciuta quasi il doppio rispetto alla domanda energetica
complessiva per via di una maggiore richiesta di raffreddamento, del
crescente consumo industriale, dell’elettrificazione dei trasporti e
dell’espansione dei data center e dell’intelligenza artificiale. L’AI, in
particolare, sta riscrivendo le previsioni. Negli Stati Uniti, il boom
nell’intelligenza artificiale e i conseguenti investimenti nei data center
hanno spinto le aziende tecnologiche a correre per assicurarsi fonti di
elettricità pulita, generando un’impennata nel mercato degli accordi di
acquisto di energia rinnovabile. IEA
La domanda di
elettricità è destinata a crescere più del doppio rispetto alla domanda
energetica totale nel periodo di previsione, con i consumi globali di
elettricità che raggiungeranno un nuovo record di oltre 29.000 terawattora nel
2026.
Reti in
ritardo, Africa dimenticata, carbone resiliente
Un rapporto
onesto non nasconde le contraddizioni. E il documento dell’IEA ne enumera con
precisione alcune, che sarebbe meglio non ignorare. La prima riguarda le reti
elettriche. In un segnale preoccupante per la sicurezza elettrica, gli
investimenti nelle reti — ora a 400 miliardi di dollari l’anno — non
riescono a tenere il passo con la spesa in generazione ed elettrificazione.
Costruire pannelli e turbine è diventato economicamente facile. Portare
quell’energia dove serve, attraverso infrastrutture di trasmissione e
distribuzione adeguate, richiede investimenti che ancora scarseggiano. Frenati
da procedure di autorizzazione interminabili e catene di approvvigionamento in
tensione per trasformatori e cavi.
La seconda
contraddizione riguarda la geografia. L’Africa rappresenta solo il 2% degli
investimenti in energia pulita pur avendo il 20% della popolazione mondiale.
Un divario che non è solo ingiusto. E’ un rischio
sistemico per qualsiasi scenario di transizione globale credibile. In Africa, i
costi totali del servizio del debito potrebbero equivalere a oltre l’85% di
tutti gli investimenti energetici nel 2025.
La terza ombra
riguarda il carbone. Nel 2024, la Cina ha avviato la costruzione di quasi 100
gigawatt di nuovi impianti a carbone. Portando le approvazioni globali di
centrali a carbone al livello più alto dal 2015. Un dato che contraddice
parzialmente il quadro ottimistico. Ricordando che la transizione energetica
non è lineare e che la domanda di elettricità — proprio perché cresce così
rapidamente — crea pressioni su tutte le fonti disponibili, comprese le più
inquinanti.
La Cina al
centro del mondo energetico
Nessuna
analisi degli investimenti energetici globali può prescindere dalla Cina.
Nell’arco di un decennio, la quota cinese nella spesa globale in energia
pulita è cresciuta da un quarto a quasi un terzo. Sostenuta da investimenti
strategici in un’ampia gamma di tecnologie, tra cui solare, eolico,
idroelettrico, nucleare, batterie e veicoli elettrici. Quando l’IEA pubblicò la
prima edizione del suo rapporto sugli investimenti energetici quasi dieci anni
fa, la Cina superava di poco gli Stati Uniti come principale investitore
energetico globale. Oggi, la Cina è di gran lunga il più grande investitore
energetico a livello mondiale, spendendo il doppio dell’Unione Europea — e
quasi quanto UE e Stati Uniti messi insi
***
(Luca Pagni
è stato per anni redattore di punta del quotidiano "la Repubblica".
Ora lavora per "Vaielettrico")