NOVITA' MONDADORI

 

James Matthew Barrie e “I romanzi di Peter Pan" nell'edizione integrale  

di Michele Sabatini

 

Questa non è una recensione come le altre, quanto il racconto di un’avventura che ha percorso tre stagioni, in mezzo un laboratorio teatrale e il suo spettacolo di restituzione finale, il tutto a partire da un personaggio e dai libri che ne narrano le vicende: nello specifico “I romanzi di Peter Pan” di James Matthew Barrie, qui nell’edizione integrale della Mondadori per la collana Oscar Classici.

 

Quando alla fine dello scorso autunno ho iniziato a leggere quest’opera, sono stato in difficoltà: mentre leggevo ero febbricitante, ho dovuto farlo in breve tempo e, di là dalla sua scrittura un po’ antiquata, mi sono accorto che non riuscivo a ricordarne la trama. Non ero capace di immaginarla, né di trarne un mio film mentale. Non l’avevo compresa.

 

Ero scoraggiato, ma ho preso una decisione saggia: quella di non preoccuparmi ed affidarmi a qualcuno. Parlarne e chiedere aiuto. È così che questa lettura si è fatta esperienza, ha assunto una dimensione altra grazie al contributo di podcast, film, cartoni animati e articoli.

 

Perché questa recensione è frutto di una rielaborazione, una riflessione collettiva che ha generato un frutto, lo spettacolo di restituzione finale di un laboratorio teatrale, dal titolo “Siamo tutti Peter Pan!” e andato in scena presso il Teatro San Filippo Neri di Montefalco (Pg) lo scorso 14 giugno. Il progetto curato dalla Pro Loco Montefalco con la presidente Chiara Broccatelli, ha ottenuto il patrocinio del Comune di Montefalco ed ha coinvolto persone del luogo ma anche delle cittadine vicine.

 

Protagonisti Ilaria Bocchini, Beatrice Bordoni, Roberto Cirinei, Alessandro Filippucci, Alessandro Lezi, Cristina Magnini, Stefania Natali, Elisabetta Palmaro, Rita Proietti, Rebecca Radi, Monia Scarponi ed io, Michele Sabatini, che siamo stati anche autori di questa drammaturgia collettiva, sotto la guida dei maestri di teatro Silvio Impegnoso e Lisa Tonelli.


Ma chi è Peter Pan?

Eroe di avventure ricche di colpi di scena, tra epici combattimenti e atmosfere sognanti, Peter Pan è diventato il simbolo dell'infanzia come momento di infinita libertà creativa della fantasia, ma anche di ribaldo rifiuto degli adulti e delle loro bizzarre convenzioni.

 

L'indimenticabile figura dell'orfano Peter, il bambino che non vuole crescere e che sa volare, nasce dalla fantasia di James Matthew Barrie che nel 1906 pubblica le storie di Peter Pan nei “Giardini di Kensington”. Ma è nel famosissimo “Peter e Wendy” del 1911 che fa la sua comparsa il ragazzino che tutti conosciamo: è in questo romanzo che si raccontano le straordinarie avventure di Peter e dei Bimbi Sperduti sull'Isolachenoncè, in un mondo popolato di pirati, sirene, fate, indiani.

 

«Il passato e il futuro, infatti, sono due campi di nebbia e di vertigine, che i vivi non possono esplorare se non con la fantasia e con la memoria; ma forse fantasia e memoria sono soltanto strumenti d'illusione, e soltanto per un gioco ingannevole l'uomo crede di avere il passato alle spalle e il futuro innanzi a sé»

 

La verità è che Sir James Matthew Barrie non ha scritto solo un libro, ha costruito piuttosto un rifugio: dietro la polvere di fata ed i pirati si nascondono dettagli che rendono l'Isolachenoncè molto più profonda e amara di quanto si possa ricordare. 

Forse perché dietro l'eterno bambino che abbiamo imparato a conoscere c'è un trauma reale. Barrie perse il fratello David quando questi aveva solo quattordici anni. Sua madre non superò mai il lutto, confortandosi all'idea che David, morendo giovane, sarebbe rimasto bambino per sempre. Peter Pan è il regalo di James alla madre: un figlio che non la abbandonerà mai crescendo. 

Peter Pan non è un eroe perfetto: è un ragazzo che ha scelto l'avventura al posto delle responsabilità, la solitudine magica al posto dell'amore che invecchia. Ci insegna che crescere è un viaggio senza ritorno, ma anche che l'Isolachenoncè non è un luogo fisico: si tratta di quella capacità di meravigliarsi che spesso sacrifichiamo sull'altare della serietà.

 

«C’è un’Isolachenoncè per ogni bambino, e sono tutte differenti»

 

Nello spettacolo di restituzione ho interpretato il personaggio di Wendo, un adattamento al maschile di Wendy Darling, studiato sulla fisicità di Bud Spencer che è un po’ anche la mia. Per cercare di interpretarlo ho attinto ad esperienze della mia storia personale che mai avrei immaginato di condividere. Persino la mia potenziale dimensione di “mammo”, io che padre non sono e chissà se mai lo diventerò.

 

Ho cercato di comunicare la capacità del personaggio di non fuggire dalle responsabilità e di restare di fronte alle difficoltà, come qualcuno su cui - nonostante le sue ruvidezze - si può sempre contare. Semplicemente perché ha imparato dalla vita ad essere genitore di sé stesso e può quindi provare a prendersi cura degli altri.

 

Ma nulla di ciò che amiamo va perduto davvero, se abbiamo il coraggio di raccontarlo, scriverlo o sognarlo. Perché le storie servono a questo: ricordarci che non siamo mai soli. 

«Nel momento stesso in cui dubitate di poter volare, cessate anche di essere in grado di farlo»

 

Grazie al laboratorio teatrale, ho potuto approfondire il rapporto fra i vari personaggi del libro. Ho compreso ad esempio come Wendy rappresenti in realtà la persona che decide di crescere e cambiare di fronte alle sfide della vita. Mentre Peter Pan è la sua nemesi, il suo opposto: di più, egli rappresenta la nevrosi di chi fugge e si oppone al cambiamento, di chi sublima la propria reazione nel non pensare, cercando di lasciare indietro la sofferenza.

 

Così, come Etienne Navarre e Isabeau D'Anjou nel film “Lady Hawke”, Wendy e Peter Pan sono destinati a non incontrarsi mai veramente. La loro voglia di stare insieme è diversa: non vogliono la stessa cosa. E la loro relazione, il loro amore si fonda sul senso di perdita, che è perdita dell’infanzia ma soprattutto della possibilità di fare, per questa sfasatura eterna che c’è tra chi è in anticipo e chi è in ritardo. Commozione e nostalgia, riso ma anche tristezza. Perché nella vita le occasioni non tornano, semplicemente se ne possono presentare altre ma diverse: sta a noi accoglierle e farle entrare.

 

Allo stesso modo Capitan Uncino è un antagonista tragico che raffigura l'altra faccia della medaglia di Peter Pan. È un cattivo più umano di quel che si possa pensare, con il quale si finisce per identificarsi più che con il protagonista di questi romanzi.

 

Perché persino Capitan Uncino cresce e si trasforma, cambia. Anche se ha scelto una brutta via, riesce a intravvedere un percorso dietro di sé. Peter Pan no, non fa nulla di simile. Semplicemente decide di permanere sordo nel dolore, lo riproduce infinitamente, per questo non cresce mai. Preferisce isolarsi, finendo per non imparare nulla da sé e dagli altri.

 

E forse il senso ultimo del titolo del nostro spettacolo potrebbe essere questo: uccidere, o meglio lasciare andare il Peter Pan che è in ognuno di noi. Perché non è facile districarsi nella vita e tutti prima o poi abbiamo bisogno di cedere alla tenerezza.

 

«Avere fede vuol dire avere le ali»

 

Nella stesura della drammaturgia collettiva del nostro spettacolo di restituzione, ci siamo posti tutti delle domande: ci siamo chiesti qual è o è stato il nostro “momento felice”, quello che ci ha permesso di provare a volare ed essere protagonisti delle nostre vite; ma anche cosa ci manca della nostra infanzia e che l’ha resa così speciale. Le risposte ad entrambe queste domande hanno generato i momenti più emozionanti dello spettacolo, perché hanno richiesto la messa in discussione di ognuno di noi, scegliendo di imparare da sé stessi e condividere i propri ricordi, le proprie emozioni più profonde. Anche dribblando il rischio di essere autentici. Abbiamo inscenato vissuti, provando a restituirli agli spettatori.

 

Concludo queste mie riflessioni con una domanda che lascio ai lettori: qual è la responsabilità adulta che scambiereste volentieri per un biglietto di sola andata per l'Isolachenoncè? Ebbene, Pablo Picasso ha detto: «Ci vuole molto tempo per diventare giovani». Tranquilli quindi, avete ancora strada dinanzi a voi per provare a rispondere.

 

James Matthew Barrie (Kirriemuir, Scozia, 1860 – Londra 1937). Proveniente da una famiglia umile, ottenne fama e fortuna come drammaturgo e soprattutto con i romanzi di Peter Pan, tanto da ricevere il titolo di baronetto.

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SCHEDA LIBRO

Titolo: I romanzi di Peter Pan

Autore: James Matthew Barrie

Traduzioni: Pina Ballario e Alba Mantovani

Editore: Mondadori
Collana: Oscar Classici

Anno edizione: 2018

Pagine: 238

ISBN: 9788804705017

Prezzo: € 10,00