LA STORICA BAND

 

Giacomo Bottà: “CCCP, Affinità e divergenze. Suoni, mappe e territori” 

di Michele Sabatini

 

In attesa che anche i successivi C.S.I. (Consorzio Suonatori Indipendenti) si riuniscano a loro volta, Giacomo Bottà – investigatore alla ricerca di attraversamenti e punti di contatto tra musica, luoghi e cultura della memoria, ma anche studioso in svariati lavori di respiro europeo della scena culturale urbana, sia punk e che post punk – rilegge i primi momenti dei CCCP – Fedeli alla linea, la storica band che nei mesi passati ha fatto parlare di sé per la propria agognata reunion.

 

“CCCP, Affinità e divergenze. Suoni, mappe e territori”, edito da nottetempo, è un saggio in cui Giacomo Bottà racconta un disco ed un arco temporale come fosse un’epopea, ripercorrendo la storia di un gruppo prima di tutto creativo oltre che musicale, un compound di esistenze ed estetiche che aspira al mito di là dal culto dei propri fans. E tutto ciò per l’ascendente primigenio di Giovanni Lindo Ferretti e di Massimo Zamboni, ma anche per i contributi sostanziali degli altri membri di questa compagnia di amici, un epicentro culturale emiliano, ma berlinese di formazione.

 

Nel 1986 usciva “1964/1985 - Affinità e divergenze fra il compagno Togliatti e noi - Del conseguimento della maggiore età”, long playing d’esordio dei CCCP che li fece conoscere come uno dei fenomeni più affascinanti, enigmatici e radicali della musica italiana. Nato tra la provincia emiliana e la Berlino ancora divisa dal Muro, il disco prende forma in un tempo inquieto, scandito dal tramonto delle ideologie del Novecento, nuove ansie generazionali e il bisogno di inventare linguaggi capaci di raccontarle. Periferico e insieme cosmopolita, è anche una forma di resistenza all’onda del postmoderno e una rivendicazione ostinata di una certa idea di modernità.

 

Giacomo Bottà ricostruisce la storia dell’album “Affinità e divergenze” seguendo le diverse traiettorie che lo hanno reso possibile: i viaggi in Germania di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, la vita comunitaria nella cascina di Fellegara, le notti nei centri sociali e negli spazi della controcultura europea in bilico tra nostalgie - o meglio Ostalgie - e cultura popolare dell’Emilia. Ne emerge il ritratto di una band che sembrava venire da nessun posto e che invece apparteneva a molti luoghi contemporaneamente. Un libro per chi pensa che un album possa cambiare la vita e pure un pezzo di Storia, e per chi vuole capire davvero come un gruppo italiano nato ai margini sia riuscito, in un seminterrato e con strumenti di fortuna, a fissare su nastro, interpretare e anticipare le contraddizioni del nostro continente.

 

Affinità e divergenze funziona allora come un catalogo di mondi possibili e di modalità alternative di leggere la realtà, dimostrando che i corpi spesso nudi e sudati di Annarella (Giudici) e (Danilo) Fatur possono convivere con le macchine, il liscio con il dark e i metallofoni con le chitarre distorte, che si possono suonare melodie col basso e che i testi possono essere profondi tanto cantati quanto urlati”

 

Ricercatore in “Cultural Urban Studies” e docente presso l’Università di Turku, in Finlandia, Giacomo Bottà ha scritto un libro sui CCCP come solo un antropologo può fare, sublimando nell’osservazione compartecipante la propria fede matura di fan e la propria pratica musicale, quella di una persona che ha provato a suonare del punk proponendosi sul palco in contesti simili a quelli del gruppo emiliano.

 

Ma la verità è che i CCCP arrivano tanto da Berlino Ovest quanto da Reggio Emilia, dalla frazione di Fellegara così come da Bologna. Perché sono riusciti a emanare la propria profonda identità provinciale in zone sconosciute del mondo, “territorializzandole” in modo immaginario eppure emozionale. E lo hanno fatto con mezzi tecnici piuttosto scarsi, grazie soltanto alla propria testarda determinazione.

 

I CCCP sono stati protagonisti di un’opportunità, per la loro capacità di oltrepassare identità regionali e nazionali, in equilibrio fra locale, continentale ed internazionale. E tutto questo mentre si contrapponevano all'imperialismo culturale degli Stati Uniti. Sono stati in grado di costruire il proprio immaginario facendo leva sulla memoria e sulla cultura europea moderne, nonostante tutte le possibili ambiguità e - perché no - contraddizioni. Se la mostra “Felicitazioni!” ha attirato 45.000 visitatori durante il suo periodo di apertura - dall’ottobre 2023 al marzo 2024 - presso i Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia, questa è la conferma che “l'opera dei CCCP è percepita come patrimonio culturale e il suo posto è tanto il palcoscenico quanto il museo”.

 

“La sensibilità post-punk dei CCCP può riflettersi anche in questo tipo di delusione e, talvolta, concretizzarsi in un aperto contrasto”. Il gruppo non è solito dare risposte o spiegazioni facili, quanto piuttosto aggiungere ed innescare dubbi, ed inoculare insicurezze vecchie e nuove nel pubblico. Un meccanismo tipico di qualunque avanguardia, innanzitutto agli esordi, con la distinzione che i CCCP lo hanno messo in atto alla fine del ‘900, il secolo breve, radunando una forma di eredità scompaginata “piena di errori e variegata delle avanguardie, in un'Europa attraversata da tensioni politiche e da lenti processi di unificazione e pacificazione, ma pure sempre ancora divisa in due blocchi".

 

Nel proprio libro Giacomo Bottà ripercorre la carriera e il pensiero dei CCCP, partendo dal centro di quella provincia emiliana cosiddetta “paranoica” ed eletta dallo storico gruppo punk a scenario universale, un crogiolo amplificato da influenze culturali ed esperienze di vita mutevoli e internazionali: riflessi che ne caratterizzano sia la poetica che la dimensione performativa, non però limitata alle loro esibizioni, e quindi più sentitamente creativa.

 

“Il desiderio di ascoltare, riscoprire e prenderci cura di questo disco non nasce solo dalla retromania, né da istanze feticiste di un patrimonio culturale o un'identità da preservare. È piuttosto un bisogno di amore e di ‘casolare’ negli anni Venti del Ventunesimo secolo, segnati dallo smarrimento e dalla sensazione diffusa di trovarci sull'orlo di un baratro.

 

L’ascolto dell’album di cui parla mi ha accompagnato durante la lettura di questo libro. Giacomo Bottà è stato una guida autorevole e preziosa, perché non distante dal lettore, nel suo tentativo di rievocare l’humus che ha generato il fenomeno post-moderno CCCP. Grazie a lui ho navigato nei testi delle canzoni, a fianco degli arrangiamenti, fra gli strumenti musicali del gruppo, immerso in storie e retaggi: il filo-sovietismo, la provincia italiana comunista eppure cattolica, la musica punk ma anche la matrice inconfondibile del liscio da balera.

 

Ho attraversato le vite dei fondatori e dei membri del gruppo: su tutte quella di Giovanni Lindo Ferretti, il suo mestiere precedente, per 5 anni operatore sanitario psichiatrico, anche se non ha rilasciato interviste all’autore. Le decisioni della band, come quella di rinunciare alla figura del batterista per sostituirlo con una drum machine usata. Ed infine le esistenze di coloro che la musica dei CCCP l’hanno incontrata ed ascoltata, hanno deciso di amarla e continuano a farlo. Soltanto per perdersi e ritrovarsi durante la propria ricerca di senso.

 

“Tornare a questo disco non significa guardare indietro, ma cercare pratiche, sensibilità e memorie culturali capaci di trasmettere uno spirito critico che ci aiuti a vivere il presente, e capace pure di farci ballare.”

 

Giacomo Bottà è docente universitario, ricercatore e scrittore. Si occupa di musica, città e memoria culturale. È autore di Deindustrialisation and Popular Music: Punk and “Post-Punk” in Manchester, Düsseldorf, Torino and Tampere (Rowman & Littlefield, 2020) e suoi articoli sono apparsi su varie riviste scientifiche. La versione inglese di CCCP, Affinità e divergenze è stata pubblicata nella serie “33 1/3 Europe” di Bloomsbury. Cresciuto tra le Alpi, si è stabilito a Helsinki dopo lunghi periodi a Berlino, Strasburgo e Bruxelles. Per info https://giacomobotta.wordpress.com/

 

SCHEDA LIBRO

 

Titolo: CCCP, Affinità e divergenze. Suoni, mappe e territori

Autore: Giacomo Bottà

Editore: Nottetempo

Collana: Cronache

Anno edizione: 2026

Pagine: 132

ISBN: 9791254802571

Prezzo: € 17,00 

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