POESIA
E REALISMO
“Nel tepore
del ballo” è l'ultimo film-lezione del regista Pupi Avati
di
Romolo Paradiso
ROMA -
Nell’ultima sua creatura artistica, Pupi Avati non smentisce il suo tratto
cinematografico capace di coniugare la poesia e il realismo attraverso un
racconto che affronta un tema d’attualità: l’allontanamento dell’uomo dai
valori e dalle cose che veramente contano nella vita e quindi la sua incapacità
di avere uno sguardo che sappia indagare e comprendere l’animo dell’altro.
Troppo preso com’è dal fare continuo, dalla ricerca del successo, da un
individualismo sfacciato che antepone il tornaconto ai principii di mutualità,
di comprensione e al bene comune.
Il personaggio
principale del film è figlio di una fragile ragazza di provincia che morirà
dandolo alla luce e di un gigolò che cerca di guadagnarsi la ricchezza facendo
innamorare di sé donne facoltose in là con gli anni, ma che lo lascerà orfano
presto. Il ragazzo, dal genitore, erediterà l’egoismo, il narcisismo, la voglia
spasmodica di successo e l’incapacità di coltivare sentimenti. Per aver
condiviso interessi economici con un truffatore viene condannato e incarcerato.
Ne uscirà provato ma non ancora cambiato. Tanto da accettare la proposta
fattagli da persone del suo entourage, di partecipare a una trasmissione
televisiva “del dolore” nella quale avrebbe dovuto promettere di ritornare con
la sua prima moglie che aveva costretto a scappare con un altro per la sua
incapacità di donarle amore e tempo.
Una volta in
trasmissione però, rifiuta di dar vita a quella che sarebbe stata una farsa,
utile solo a restituirgli una verginità in grado di farlo tornare a calcare le
scene televisive e al successo. Lo fa perché si renderà conto che ciò
procurerebbe solo un altro dolore alla donna che lo ha amato senza essere
ricambiata, e che ancora una volta aveva accettato di seguirlo in questa
ennesima triste avventura per l’amore di un tempo. E s’accorge che quel dolore
ha uguali radici con il suo, nato sì dall’umiliazione del carcere, ma
soprattutto dall’assenza di tutti i finti amici che nel successo gli erano
stati parassitamente vicini. Alla fine della
trasmissione televisiva lui ammetterà che ciò che ha imparato da questa sua
storia è proprio il senso e la forza del dolore, attraverso il quale spesso
passa la strada del ritrovare se stessi e il valore,
perduto, della vita.
Significativa
la scena finale che vede il protagonista sdraiato su di un letto mentre ascolta
commosso la voce registrata della madre nel giorno precedente il parto, che gli
comunica tutta la sua gioia nell’attesa di poterlo presto stringere al petto.
Una storia,
questa raccontata da Pupi Avati, che ancora una volta fa riflettere lo
spettatore invitandolo a una analisi sulla condizione dell’esistenza che è un
confronto spietato con se stessi.
La pellicola è
arricchita dalle intense interpretazioni di Massimo Ghini, Lina Sastri,
Isabella Ferrari e di Giuliana De Sio e dalla partecipazione preziosa di Raul
Bova, Pino Quartullo, Sebastiano Somma e Gerry Calà. Singolare la fotografia di
Cesare Bastelli che coadiuva perfettamente il tocco magistrale del
regista.
(Romolo
Paradiso, giornalista e scrittore)