BRUNO
GIORDANO E MARCO PATUCCHI
Una 'spoon river' dei morti sul
lavoro. "Operaicidio" il libro che dà il
nome a una strage
di
Barbara Pierro
ROMA - Tre
morti al giorno, un infortunio al minuto, lavoro nero escluso. Questi i
drammatici dati di una strage sostanzialmente inascoltata che si consuma nei
luoghi di lavoro in Italia.
Da qui partono
l’indagine e la denuncia del libro Operaicidio.
Perché e per chi il lavoro uccide. Le storie, le responsabilità, le riforme
di Bruno Giordano e Marco Patucchi (2025, Marlin Editore, pp. 192, euro 16,90),
giunto in pochi mesi alla terza ristampa.
Coniando, nel
titolo, un neologismo privo di ambiguità: “Operaicidio:
sostantivo maschile inesistente nella lingua italiana – si legge
nell’introduzione di Luciano Canfora –, nonostante quotidianamente si consumi
la tragedia di persone che vanno al lavoro e perdono il diritto di tornare a
casa sane e salve. Uccise dal lavoro, non solo sul lavoro. La media di almeno
un morto ogni otto ore, e circa duemila infortunati al giorno, cioè uno ogni
cinquanta secondi. Le vite stravolte di duemila famiglie nel giro di
ventiquattro ore.” Perché l’inesistenza di una parola per definire la strage di
operai e operaie attesta non solo sottostima e disattenzione, ma anche o
soprattutto una non casuale marginalizzazione. Una tragedia spesso definita
erroneamente come “fatalità” o “fenomeno”, mentre è assenza di coscienza,
strutturalmente voluta e concepita.
Costruito con
capitoli e paragrafi brevi e incisivi, il libro è impostato come un dizionario
che nelle varie voci mette a fuoco il significato sociale, economico, umano
(privato e pubblico), le cause, i costi, le responsabilità (anche politiche) di
una guerra civile che non si sa o non si vuole vincere. Gli autori non si
fermano alla disamina e alla denuncia, bensì concludono il volume con
orgogliosa coerenza richiamando a uno sforzo collettivo per una causa che non
può più tollerare vuote retoriche, sottovalutazioni, colpevoli
procrastinazioni; e propongono precise soluzioni operative articolate in
quindici punti e snocciolate con un nitore che fa toccare con mano la
prossimità delle vie da percorrere: dalla necessità di un’unica Autority per la
sicurezza del lavoro all’accesso ad un’unica banca dati dei vari enti
coinvolti, dall’assunzione di ispettori in tutto il territorio nazionale ai
loro stipendi, dall’obbligatorietà della responsabilità diretta degli enti
(decreti n. 231/2001 e 81/2008) alla necessità di abrogare gli scudi ispettivi
in materia di controlli e la patente a crediti nei cantieri edili, dal gratuito
patrocinio a spese dello Stato per le vittime di infortunio e i loro eredi
all’introduzione del reato di omicidio per cause di lavoro, ecc.
Nell’incontro
dell’esperienza giuridica di un magistrato, ex direttore generale
dell’Ispettorato nazionale del lavoro, come Bruno Giordano, con la capacità
narrativa del giornalista Marco Patucchi risiede il valore del volume, che
catalizza con la forza di un romanzo classico: non uno scritto meramente
numerico e cronachistico, ma un racconto che contempla sia l’analisi del
fenomeno, sia proposte concrete di intervento e riforma, sia passioni, affetti,
emozioni dei morti di lavoro e dei loro cari, “una Spoon River” (definizione
pregnante) di queste tante, troppe vite invisibili.
***
(Barbara
Pierro - Direttivo Fitel
Nazionale Cultura e Comunicazione)