QUANDO LA STORIA PRESENTA IL CONTO

 

“Domani sarà tardi". Luigi Contu racconta il 25 aprile di un fascista salvato dai partigiani 

di Michele Sabatini

 

ROMA - Pubblicato lo scorso anno da Solferino editore, in occasione dell’80° anniversario dalla Liberazione d’Italia dall’occupazione nazista e dal fascismo e scritto dal giornalista e direttore dell’Ansa, Luigi Contu, “Domani sarà tardi. Il 25 aprile di un fascista salvato dai partigiani” è un romanzo che cerca di parlare di un periodo fondamentale della nostra Storia nazionale a partire da un ritrovamento personale: il diario del prozio omonimo dell’autore, funzionario repubblichino, scritto nei mesi finali della guerra, tra il 1944 e il 1945.

 

“Forse così la mia testimonianza non andrà perduta, le mie vicissitudini non saranno state inutili: chi verrà domani potrà riflettere su quanto mi è accaduto, nel bene e nel male. Perché chi dimentica il proprio passato è condannato a ripeterlo, chi non conserva la memoria non può avere un futuro”.

Nel cupo inverno del 1944 Luigi Contu arriva in un piccolo paese della Val Brembana, per dirigere un ufficio del ministero dell’Agricoltura della Repubblica Sociale Italiana. È un fascista della prima ora e ha fatto parte del governo Mussolini. Ma nel giro di pochi mesi vede crollare il suo mondo con l’inarrestabile avanzata degli Alleati sbarcati in Italia, i nazisti che spadroneggiano al Nord e i partigiani che si rafforzano mentre si moltiplicano eccidi e rappresaglie. Non sa ancora che il fascismo è giunto all’atto finale, ma gli eventi incalzanti lo inducono a tenere il diario di un’esistenza diventata improvvisamente pericolosa, e nel pieno di una tempestosa crisi sentimentale con l’amata Virette, antifascista come la famiglia da cui proviene.

 

Con l’arrivo del 25 aprile 1945, l’essere una persona perbene non basterà a evitare che la Storia gli presenti il conto: viene arrestato e processato in un concatenarsi di eventi burrascosi e imprevedibili.

Chi potrà salvarlo da una condanna a morte?

 

Il protagonista di questo libro si racconta in un quaderno a righe ritrovato dall’omonimo pronipote, che sulla base di questa testimonianza ha scritto un romanzo in cui mette in scena paure, sentimenti e speranze di un fascista che fino all’ultimo non si pente delle sue idee pur riconoscendo i tragici errori compiuti dal regime. Ricostruendo l’intima resa dei conti di un uomo, il dramma di una famiglia, intrecciati con l’affresco di un’epoca, l’autore racconta con intensità e sensibilità un passaggio cruciale e drammatico della storia di un Paese spaccato che muove i primi passi per rinascere dalle sue ceneri.

 

Sono pagine scarne ma precise che iniziano a Zogno, in provincia di Bergamo, lunedì 23 aprile 1945 e terminano a Roma nel 1946. Nel mezzo la storia dell’Italia fascista, fin dalla Marcia su Roma del 1922, raccontata dal punto di vista di un servitore dello Stato, intellettuale e colto giurista, nei giorni della resa incondizionata, del crollo della fede in un regime che portò il Paese alla disfatta e alla guerra civile e, dopo l’8 settembre 1943, in mano a due eserciti stranieri.

 

Un libro dal solido impianto storico. Sorretto da ricerche negli archivi, nelle redazioni dei giornali, dall’Eco di Bergamo al Corriere della Sera e l’Unità. Citando passaggi fondamentali dei comunicati del Governo, del CLN ma anche dell’impegno della Curia milanese per trovare una mediazione che evitasse rappresaglie, stragi e vendette. Fino al documento con il quale il comunista Palmiro Togliatti parlò di “pacificazione e riconciliazione di tutti i buoni italiani”, spiegando le motivazioni in favore dell’amnistia per chi fu fascista ma mai si macchiò di crimini violenti. E così per gli impiegati statali come il protagonista di questa storia, che poté rientrare nella vita pubblica e nella pubblica amministrazione.

 

In “Domani sarà tardi” la narrazione è colta e offre spazio anche alla poesia di Giuseppe Ungaretti, amico della famiglia Contu e soldato nella Grande Guerra, con il componimento “San Martino del Carso”, inserita nella prima raccolta “Il Porto sepolto”, pubblicata a Udine nel 1916: “Di queste case / non è rimasto / che qualche / brandello di muro / Di tanti / Che mi corrispondevano / Non è rimasto / neppure tanto / Ma nel cuore / nessuna croce manca / È il mio cuore / Il paese più straziato”. Mentre in apertura del volume una citazione della senatrice Liliana Segre ricorda che “Il fascismo non è stato solo una dittatura, ma è stato soprattutto una ideologia che ha permeato ogni aspetto della vita italiana, che ha convinto tante persone che fosse giusto discriminare e perseguitare.”

 

In un Paese come il nostro, in cui sembra che la pacificazione all’indomani della fine della 2° guerra mondiale non sia mai avvenuta, ed in cui la festa della Liberazione sembra assumere connotati divisivi piuttosto che unitari, quest’opera si propone di contribuire ad interpretare una pagina dolorosa della storia ricordando l’umanità di chi sbagliando credette che un regime potesse realizzare il sogno mazziniano del cambiamento sociale.

 

Questo libro, tra resoconto storico e racconto di finzione, espone in definitiva la parabola di un uomo che assiste, da dentro, al crollo del fascismo, vivendo in prima persona la paura, la fame, l’incertezza, fino all’arresto e al processo, da cui si salva grazie proprio a chi lo avrebbe dovuto considerare un nemico: i partigiani.

 

Il suo pronipote Luigi Contu narra queste vicende da antifascista e ne fa un romanzo che affronta con delicatezza e rigore la complessità del periodo, restituendo il dramma individuale e collettivo di una nazione spaccata ma capace di rinascere. Una lettura in grado di sollevare riflessioni sul valore della memoria, sull’ambiguità del pentimento e sull’importanza del racconto come strumento di consapevolezza.

 

“Frammenti di una storia che spero, un giorno, qualcuno leggerà. E magari capirà come in nome di una ideologia e di un patriottismo esasperato e fanatico si possano compiere crimini orrendi, si diventi perfino incapaci di pensare al significato delle proprie azioni”.

Luigi Contu, giornalista professionista dal 1985, è direttore dell’ANSA dal 2009. Ha iniziato la professione nel mondo delle radio libere fin dagli anni del liceo. Cronista parlamentare per oltre vent’anni, ha guidato la redazione Interni de la Repubblica per cinque anni, a partire dal 2004. Ha vinto il Premio Saint-Vincent per il giornalismo. Di origini sarde, è nato a Roma nel 1962 e ha tre figli. Nel 2022 per La nave di Teseo ha pubblicato I libri si sentono soli, una storia della biblioteca di famiglia (giunta alla quarta ristampa). 

SCHEDA LIBRO

Titolo: Domani sarà tardi. Il 25 aprile di un fascista salvato dai partigiani

Autore: Luigi Contu

Editore: Solferino

Anno edizione: 2025

Pagine: 240

ISBN: 9788828216940

Prezzo: € 17,90