Le ragazze
del Bauhaus e il caso Margarete Heymann. Grande mostra a Perugia
di
Michele Sabatini
PERUGIA -
Prodotta dalla Cooperativa le Macchine Celibi e dall’Associazione
BoArt, è in corso fino al 13 settembre 2026,
a Palazzo della Penna – Centro per le Arti Contemporanee del Comune
di Perugia la mostra "Le ragazze del Bauhaus e il caso Margarete
Heymann", 150 opere per un viaggio avvincente nella storia delle
artiste che hanno rivoluzionato il design del XX secolo.
Un nuovo
sguardo sulla storia dell’arte
Il ruolo delle
donne nell’arte oggi è evidente. Ma non sempre è stato così. L’arte è stata a
lungo un gioco maschile. Nel 1919 delle donne bussarono al Bauhaus di
Weimar, l’innovativa scuola fondata dall’architetto Walter Gropius. Anzi,
divennero la maggioranza: 84 contro i 79 maschi. Walter Gropius era un
progressista, un intellettuale illuminato, ma non sapeva come gestire questa
novità. Il Direttore Gropius e il “Consiglio dei Maestri” tentarono di
indirizzare le allieve verso il “Laboratorio di tessuto”, ritenendolo più
adatto. Ma queste giovani donne volevano andare nei laboratori di metallo, di
ceramica e sperimentare la fotografia. Donne che, dopo la Scuola, diventeranno
non solo artiste, ma direttrici di fabbriche e imprenditrici. Si è trattato di
una vera primavera creativa, che sarà interrotta solo dall’avvento del nazismo.
Successivamente, mentre la notorietà internazionale del Bauhaus cresceva, le
storie di queste donne sono rimaste a lungo nell’ombra. Come a lungo è stata
rimossa la storia della “arianizzazione” delle fabbriche: per questo la mostra
racconta quello che in Germania è stato il “caso Margarete Heymann”.
La “donna
nuova” (Die neue Frau)
Più che “le ragazze del Bauhaus” forse
dovremmo dire “le ragazze della Repubblica di Weimar”. Durante la
Repubblica di Weimar ci furono enormi cambiamenti sociali e culturali. Fino al
1908 la legge tedesca proibiva alle donne di frequentare i locali pubblici
senza una compagnia maschile. Negli anni della Prima Guerra Mondiale però le
donne dovettero prendere il posto degli uomini in fabbrica, e tutto il sistema
delle vecchie regole morali divenne anacronistico, irreale. Le donne da
soggetto passivo divennero protagoniste nella vita pubblica.
Una “donna
nuova” si affacciava sulla scena degli anni ‘20, una donna indipendente, in
contrasto coi vecchi stereotipi femminili: una donna dall’aspetto androgino,
libera nei comportamenti. Tailleur, pantaloni, scarpe basse simboleggiarono la
nuova uguaglianza tra uomini e donne, proprio come i "capelli
tagliati". Questa donna nuova porta i capelli corti, con il taglio a
caschetto - coupe à la garçonnière - il
trucco, vestiti leggeri, con gonne che arrivano appena sotto il
ginocchio.
Durante la
Repubblica di Weimar la condizione femminile fu una delle più progressiste
dell'intera Europa. La Costituzione di Weimar promulgata il 19 gennaio 1919
proclamò il diritto di voto femminile, l'uguaglianza tra i sessi, la non
discriminazione delle impiegate, i diritti di maternità, l'uguaglianza
all'interno del matrimonio. Durante la Repubblica di Weimar si affermarono
donne in cariche politiche e istituzionali, donne imprenditrici e donne
artiste. Per tornare a vedere una tale spinta dell’emancipazione femminile
nella sfera pubblica dovremo attendere gli anni ’60 e ’70.
Il caso
Margarete Heymann
Al centro
dell'esposizione c’è la vicenda emblematica di Margarete Heymann, una
delle prime quattro studentesse del Bauhaus che, lasciata la Scuola, aprì una
fabbrica di ceramiche innovative, influenzate dai suoi maestri Klee e
Kandinsky, riscuotendo successo anche a livello internazionale.
Ma Margarete
Heymann aveva una colpa: quella di essere ebrea. Fu attaccata dal giornale
nazista "Der Angriff", che definì la sua
arte "arte degenerata"; così perse tutto e dovette fuggire in
Inghilterra. La sua fabbrica di ceramiche fu "arianizzata" tramite
una finta vendita: una vicenda che ancora in anni recenti era coperta
dall'oblio.
Questa storia
fu rivelata nel 2008 da una studiosa, suscitando polemiche e imbarazzo, proprio
quando la città di Potsdam si accingeva a dedicare un Museo a Hedwig
Bollhagen, la ceramista che aveva tratto vantaggio dalla
"arianizzazione" della fabbrica di Margarete. Un Museo che avrebbe
dovuto essere inaugurato niente meno che dalla Cancelliera Angela Merkel.
Scoppiato lo scandalo, il progetto del Museo fu bloccato.
Dopo decenni
di oblio, nel 2018 la città di Colonia, dove Margarete era nata, le ha dedicato
una mostra al Museo del Design, e ha messo delle “pietre d’inciampo” per lei e
la sua famiglia (la madre di Margarete è morta in un campo di concentramento)
davanti alla casa natale. Il Museo Brohan di Berlino
le ha dedicato una grande esposizione con 250 opere.
Le opere in
mostra
La mostra
propone la storia di queste donne attraverso 150 opere (fotografie, ceramiche,
tessuti, litografie, oggetti in metallo, etc.). Alcune frequentarono per prime,
ma per poco tempo il Bauhaus: come Margarete Heymann, che entrò in contrasto
con i pregiudizi di Gerhard Marcks e Gropius; Marianne Brandt,
che grazie alla sua bravura superò le diffidenze dei colleghi uomini e divenne
la Maestra del Laboratorio dei Metalli; Gunta Stolz e Anni Albers,
che diressero un Laboratorio dei Tessuti che brillò per innovazioni, estetiche
e di materiali, ma anche per la capacità di sostenere la Scuola con la vendita
dei prodotti; Lucia Moholy, che vide le sue foto del Bauhaus, che
credeva distrutte durante la guerra, pubblicate su libri e cataloghi, e dovette
fare causa a Gropius per vedere riconosciuto il proprio diritto a essere citata
come autrice. È presente in mostra anche un punto video con filmati
d’epoca.
La mostra è a
cura di Carlo Terrosi, presidente della Cooperativa le Macchine Celibi,
concessionario dei servizi museali del Comune di Perugia, con la collaborazione
di Roberto Terrosi, già docente di estetica all’Università di Kyoto. È
disponibile un catalogo della mostra, con testi di Carlo Terrosi e Roberto
Terrosi
La mostra ha
avuto il patrocinio del Museo Ebraico di Bologna. Bisogna infatti
ricordare che quasi tutte le protagoniste della mostra erano di origini
ebraiche, e che dovettero subire le persecuzioni del regime nazista. La mostra
ha avuto anche il patrocinio dell’UDI (Unione Donne Italiane) e di FIDAPA
(Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari) di Bologna.
Dove: Palazzo della Penna - Centro per le
Arti Contemporanee, Via Podiani 11 – Perugia
Orari - Aprile, Maggio, Giugno,
Luglio, Settembre: dal
martedì alla domenica dalle ore 10:00 alle 19:00. Lunedì chiuso. Agosto: tutti
i giorni dalle ore 10:00 alle 19:00.
Visite
guidate: ogni sabato
alle ore 17:00.
Per
informazioni e prenotazioni:
info.perugia@lemacchinecelibi.coop;
+39 389 1116152 / +39 075 3745273
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