TRIBUNA


COSÌ "REPUBBLICA" VERSIONE GRECA RINCORRE IL "CORRIERE"

ROMA - Qual è il destino di Repubblica nel “periodo greco”? Che tipo di gestione economica? Quale linea editoriale? Con quale Direttore? Su cosa punterà lo sviluppo? A queste domande risponde Professione Reporter con un interessante servizio, che riportiamo

Cinque mesi sono trascorsi dall’acquisizione del Gruppo Gedi da parte del Gruppo Antenna che fa capo all’imprenditore di Atene Theodore Kyriakou e alla sua famiglia. Ora -passata l’estate- è il momento di rispondere a quelle domande. Il Piano industriale, preparato dall’Amministratrice delegata Mirja Carta d’Asero è in fase di ultimazione, ne abbiamo ricostruito con più fonti i contenuti principali.

Repubblica viaggia (giungo 2026) 83mila copie (carta più digitale) e 43mila copie (edicola) dietro al Corriere della Sera. Al vertice dei quotidiani tradizionali italiani non ci sono più due testate, ma una soltanto, quella risanata da Urbano Cairo a via Solferino (dove ha pure ricomprato lo storico palazzo alienato dalla precedente proprietà). La rincorsa è difficile, ma l’ambizione della proprietà greca è di provare a risalire, verso quell’epoca -fine 1986- in cui ci fu il sorpasso e Repubblica, per un breve periodo, fu in testa.

Prima condizione, risanare i conti. Kyriakou eredita debiti per 120 milioni e perdite annuali di qualche decina di milioni, 40 circa, per tutto il gruppo: il grosso delle sofferenze stanno proprio nel quotidiano, mentre le radio (Capital, Deejay, m2o) hanno numeri buoni. Si tratterà di razionalizzare spese e tagliare sprechi (in fondo Cairo al Corriere nel 2016 trovò un indebitamento di oltre 800 milioni, dovuto alle scelte dissennate del “salotto buono” milanese). Se ne occuperà, sotto la guida dell’Ad, Francesco Guidotti, nuovo Chief Financial Officer di Gedi, proveniente da LVMH, Bulgari, Yoox.

Ci saranno tagli al personale, in particolare giornalisti? Non sono previsti, salvo i prepensionamenti volontari se il governo riaprirà la possibilità con la messa a disposizione di nuovi fondi. L’idea di Kyriakou per tornare in alto è che servano più giornalisti, non meno.

Passaggio numero due, la linea editoriale: non cambierà. Repubblica, nelle intenzioni dichiarate dal suo nuovo editore straniero, resta ancorata al centro sinistra, laica, antifascista, libertaria, radicale, nella scia del fondatore Eugenio Scalfari (anche se molte cose sono mutate, in 50 anni). Orientarla altrove, equivarrebbe a danneggiarla fortemente, a favorire l’abbandono di altri lettori, oltre a quelli già persi negli anni di gestione John Elkann, pure lui del “salotto buono”.

In questa chiave, c’è apprezzamento per il lavoro che dal 12 luglio sta facendo il nuovo Direttore Stefano Cappellini. In redazione il clima è più disteso che con Orfeo e il giornale fa scelte importanti, come l’attenzione speciale per il tema del secolo, il cambiamento climatico e racconta pezzi d’Italia e di mondo, togliendo un po’ di spazio alla politica italiana ambientata fra Montecitorio e viale Mazzini (Rai). E tuttavia Repubblica sta muovendo il dibattito sulle primarie nell’attuale opposizione, con interventi di livello che i leader sono costretti a considerare. In prima pagina le scelte sono precise, pochi titoli destinati a creare interesse. Insomma: Cappellini potrebbe restare con un incarico stabile.

Passaggio numero tre, quasi obbligato per tutti gli operatori dell’informazione. Spinta sul digitale, dove Repubblica ha perduto la leadership degli anni scorsi. Si vuole puntare soprattutto sull’aumento degli abbonamenti e per questo si stanno studiando tutte le funzionalità e le possibilità del sito repubblica.it. Al lavoro c’è Veronica Diquattro, nuova Chief Executive Officer di Gedi Digital e Head of Innovation and Digital, già in Spotify e Google.

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(Credits: Professione Reporter)