TRIBUNA
"LA STAMPA", 60 IN PENSIONE. LA REDAZIONE ASSUME
UN LEGALE
TORINO - I giornalisti de La Stampa pagheranno un legale che
verifichi i conti di Gedi, la società di John Elkann che sta vendendo il
giornale e di Sae, che sta trattando in esclusiva per l’acquisto. In
particolare, vogliono vederci chiaro sui costi per la stampa del quotidiano,
fatturati da Gedi Printing, ritenuti doppi da molti operatori del settore tra cui Nem, la cordata veneta esclusa a sorpresa
dall’acquisto del quotidiano torinese.
Sotto la lente degli esperti incaricati dalla redazione - si legge su Professione
Reporter - finiranno anche i servizi fatturati a La
Stampa da Gedi Digital, Gedi Visual, Gps e Accenture. Gli esperti setacceranno
anche i conti di Sae. A Sae saranno inoltre chieste le risultanze della “due
diligence”
“La redazione de La Stampa -
precisa un comunicato del Comitato di redazione - non firma cambiali in bianco
a nessun compratore, chiunque sia, in una situazione di grande opacità della
vendita, e non conoscendo i conti reali della Stampa e i reali bilanci
determinati dalla presente proprietà. L’Assemblea delle giornaliste e dei
giornalisti chiede che siano date garanzie scritte sul fatto che qualsiasi
nuova proprietà non proceda ad alcuna cassa integrazione, rispetti tutti gli
accordi aziendali in essere e non chiuda nessuna redazione. L’Assemblea si
aspetta che da parte della società acquirente venga presentato un progetto
finanziario solido, per garantire sia la fase iniziale sia lo sviluppo futuro.
Chiediamo il rispetto della storica indipendenza e autorevolezza della testata
e progetti credibili di sviluppo su carta, online e
eventi con chiara distinzione tra contenuti e pubblicità. Inoltre, occorre
avere chiarezza a proposito della compagine societaria con cui Sae intende
rilevare la testata, al momento non ancora comunicata. La redazione chiede di
poter esser messa a conoscenza dei dati di bilancio degli ultimi anni de La Stampa che emergeranno dalla ‘due diligence’.
L’Assemblea dei redattori resta vigile e attenta e conferma al Cdr lo stato di
agitazione e il pacchetto di 5 giorni di sciopero
votato nelle scorse settimane”.
Il 23 gennaio su richiesta del Cdr è avvenuto un incontro
con i vertici di Sae, con l’amministratore delegato Alberto Leonardis e il
Direttore Editoriale Antonio Di Rosa. Leonardis ha ha
detto che vuole far tornare La Stampa ad essere “il giornale della borghesia
illuminata, dopo anni di appannamento”. Che non chiuderà sedi nè farà licenziamenti, ma che oltre all’attività editoriale
si concentrerà su eventi e marketing, con la partecipazione dei giornalisti.
Il suo piano prevede 60 prepensionamenti in due tranche
2026/2027 e 2028/2029. Leonardis ha affermato che in tutte le zone dove ha
acquisito giornali Sae detiene il 51 per cento, lasciando il 49 per cento a
soci locali. Allo stesso modo per La Stampa ora deve trovare soci che coprano
il 49 per cento. Sae con l’acquisto della Stampa compirebbe un salto di qualità
notevole. Un‘ipotesi è che Leonardis possa spostare la Stampa in un’ambito più vicino al governo, con l’ingresso di soci che
possono essere Caltagirone, Angelucci o Del Vecchio. Quest’ultimo ha
appena conquistato la maggioranza nel Gruppo che edita Resto del
Carlino, Nazione, Giorno e Qn. Angelucci si è rafforzato nella proprietà de Il
Giornale.
Finora come Direttore Leonardis ha utilizzato Luciano
Tancredi, prima al Tirreno, ora alla Nuova Sardegna. Ma anche Di Rosa ha una
grande esperienza nel ruolo (Secolo XIX, Gazzetta dello Sport, LaPresse, Nuova
Sardegna).
Le Fondazioni torinesi Compagnia di San Paolo e Fondazione
CRT, indicate nelle scorse settimane come possibili partner del progetto
editoriale, hanno diffuso il 23 gennaio un comunicato in cui ribadiscono “il
valore imprescindibile della libertà di stampa e del pluralismo
dell’informazione”, sottolineando al tempo stesso “il ruolo storico e civile de
La Stampa quale presidio autorevole dell’informazione a Torino e a livello
nazionale, con una riconosciuta vocazione internazionale, capace di contribuire
in modo significativo al dibattito pubblico e allo sviluppo della comunità”.
Le due fondazioni precisano tuttavia, richiamando “l’ambito della propria
attività istituzionale e il mandato di enti filantropici”, di “non intendere
aderire ad alcuna cordata privata finalizzata all’acquisto dello storico
quotidiano di Torino”.
Le fondazioni torinesi Compagnia di San Paolo e Fondazione
CRT, indicate nelle scorse settimane come possibili partner del progetto
editoriale, hanno diffuso questa mattina un comunicato in cui ribadiscono “il
valore imprescindibile della libertà di stampa e del pluralismo
dell’informazione, principi fondamentali per la vita democratica del Paese”,
sottolineando al tempo stesso “il ruolo storico e civile de La Stampa quale
presidio autorevole dell’informazione a Torino e a livello nazionale, con una
riconosciuta vocazione internazionale”. Le due fondazioni precisano tuttavia,
richiamando “l’ambito della propria attività istituzionale e il mandato di enti
filantropici”, di “non intendere aderire ad alcuna cordata privata finalizzata
all’acquisto dello storico quotidiano di Torino”.
Sae ha invece sottolineato che “alle attività del gruppo
partecipano già importanti realtà istituzionali, la cui presenza garantirebbe
un approccio di grande attenzione allo svolgimento della due diligence e
all’eventuale futura acquisizione e gestione del gruppo editoriale”. Le
realtà a cui fa riferimento Leonardis sono la Fondazione di Sardegna,
presente nella compagine societaria della Sae Sardegna Spa che edita la Nuova
Sardegna, la Fondazione Monte Lombardia con il 25% in Sae Lombardia Spa che
edita la Provincia Pavese, e Fondazione PescaraAbruzzo,
socia in Sea comics.
La Stampa registra una perdita annua stimata tra gli 8 e i
10 milioni di euro. L’organico conta 174 giornalisti, di cui 16 nella redazione
romana. Sae si sarebbe impegnata a rilevare, oltre alla testata e ai suoi asset
editoriali, anche Gedi Printing Spa, che nel 2024 ha registrato un fatturato di
11.136.397 euro e una perdita di 351.753 euro, con un organico di 25 dipendenti
secondo i dati 2025. La proposta economica di Sae risulta più elevata -22
milioni contro 15- di quella di Nem, il gruppo che ha la proprietà di
quotidiani veneto-friulan e che resta ancora in campo
per l’acquisizione del quotidiano torinese
***
(Credits: Professione Reporter diretto da Andrea
Garibaldi)