TRIBUNA

 

IL J'ACCUSE DI REPUBBLICA: ELKANN E LA GEDI FATTA A PEZZI

 

ROMA - “Un’impresa editoriale senza capo coda”. Con queste parole il Comitato di redazione di Repubblica definisce la gestione della Gedi di John Elkann sul grande patrimonio editoriale che fu di Scalfari e Caracciolo. I rappresentanti sindacali del quotidiano romano accusano anche “un intero sistema politico ed economico, salvo alcune mirabili eccezioni, che ha preferito far finta di non vedere, senza avere a cuore né comprendere appieno il valore di un robusto ecosistema pluralista e democratico nel nostro Paese”.

 

Il duro comunicato è stato reso pubblico nel giorno dell’annuncio dell’accordo di vendita de La Stampa al Gruppo Sae: “Si avvia al termine questa storia targata Exor e durata sei anni. Mancano solo Repubblica, Huffington post e le radio (Deejay, Capital, M2o). Un lungo e devastante stillicidio per chiunque abbia e ha ancora la sventura di essere capitato in mezzo ad un’impresa editoriale senza capo né coda, dall’inizio alla fine, sul piano industriale. E che aveva evidentemente altri fini che forse un giorno noi, assieme al resto dell’opinione pubblica, capiremo meglio”.

 

Il Cdr de la Repubbica augura alle colleghe e ai colleghi della Stampa ogni fortuna, così come abbiamo fatto nel corso degli anni con le maestranze di Tirreno, Gazzetta di Reggio, Gazzetta di Modena, Nuova Ferrara, l’Espresso, Micromega, Nuova Sardegna, Corriere delle Alpi, Nuova Venezia, Messaggero Veneto, la Tribuna, Piccolo, Secolo XIX, Gazzetta di Mantova, La Provincia Pavese, Sentinella del Canavese. Tutte le testate che Exor ha acquisito per poi alienarle a vari destinatari: “Il più grande gruppo editoriale italiano comprato per essere fatto a pezzi dall’acquirente fattosi subito dopo instancabile venditore: una vicenda che grida vendetta sotto ogni punto di vista e che richiama un famoso saggio del passato, ‘comprati e venduti’, dove non a caso si analizzavano criticamente le relazioni tra stampa, editori e potere politico ed economico”.

 

La cessione della Stampa, giornale della famiglia Agnelli da un secolo, -scrive il Cdr de la Repubblica- “avviene al buio per la redazione: senza garanzie occupazionali messe nero su bianco, senza le stesse certezze per quanto riguarda l’indipendenza editoriale. Un epilogo facilmente prevedibile, a breve, anche per Repubblica. Ma questa triste vicenda cominciata nel 2020 non porta solo la responsabilità della Exor di John Elkann: c’è un intero sistema politico ed economico, salvo alcune mirabili eccezioni, che ha preferito far finta di non vedere, senza avere a cuore né comprendere appieno il valore di un robusto ecosistema pluralista e democratico nel nostro Paese”.

 

Ma l’informazione non è una merce come tutte le altre: “Essere imprenditori in questo campo comporta una doppia responsabilità sociale, e non invece la totale assenza di rispetto del principio inserito nella Costituzione. Abbiamo provato a ricordarlo ai nostri interlocutori, aziendali e pubblici, in questi ultimi anni. Continueremo a farlo senza alcuna remora anche in futuro, coscienti che la dignità del giornalismo e della sua non facile missione passa attraverso il protagonismo delle redazioni”.

***