TRIBUNA

 

TERREMOTO A '60 MINUTES', LICENZIATI VERTICI E GIORNALISTI 

di Paola Cavaglià

 

(Primaonline) - La profonda ristrutturazione avviata negli ultimi mesi all’interno di CBS News dalla nuova proprietà guidata da David Ellison, attraverso Skydance Media, e dalla direttrice responsabile Bari Weiss, arrivata nell’ottobre scorso, è approdata anche a 60 Minutes, il programma di approfondimento più prestigioso e longevo della televisione americana.

 

Dopo mesi di tensioni e una serie di licenziamenti che la scorsa settimana hanno colpito dirigenti e giornalisti di primo piano della trasmissione, la crisi è esplosa definitivamente con il licenziamento di Scott Pelley, uno dei volti più autorevoli della CBS. Il giornalista è stato allontanato dalla rete il 2 giugno, dopo un acceso confronto avvenuto il giorno prima con il nuovo direttore editoriale Nick Bilton e altri dirigenti, per aver accusato apertamente la direttrice responsabile di CBS News, Bari Weiss, di stare distruggendo il programma.

 

“Sta uccidendo 60 Minutes. Non ama questo posto. È stata portata qui per distruggerlo e sta facendo esattamente questo”, avrebbe dichiarato Pelley davanti alla redazione, secondo quanto ricostruito dal Guardian.

 

Il giorno successivo, nella lettera di licenziamento (sotto, nella foto) Bilton ha accusato Pelley di aver trasformato il suo primo incontro con il personale in un attacco personale: “Hai monopolizzato il mio primo incontro con la redazione per screditare me, le mie qualifiche e le mie intenzioni con notevole maleducazione e disprezzo”.

 

Il “giovedì nero” di 60 Minutes

La scorsa settimana, in quello che la redazione ha definito il “Black Thursday” di 60 Minutes, erano state licenziate quattro figure chiave: Tanya Simon, produttrice esecutiva ad interim e veterana del programma, considerata una custode della sua linea editoriale; e Draggan Mihailovich, direttore editoriale del programma; Sharyn Alfonsi, una delle giornaliste investigative più premiate della televisione americana, in CBS dal 2002 e all’interno di 60 Minutes dal 2011, entrata in conflitto con Weiss lo scorso dicembre in seguito al blocco del suo reportage “Inside CECOT”, inchiesta sul carcere di massima sicurezza salvadoregno utilizzato dall’amministrazione Trump per detenere migranti venezuelani deportati; e Cecilia Vega, nota corrispondente politica della ABC News, in 60 Minutes dal 2023, che avrebbe recentemente espresso una crescente preoccupazione per l’ingerenza della proprietà nelle scelte editoriali.

 

La difesa di Pelley e la rivolta della redazione

Durante la riunione con Bilton, Pelley ha difeso apertamente i colleghi allontanati, contestando le modalità utilizzate dalla azienda: “Sapete cosa è stato davvero maleducato? Il “Giovedì Nero”. Dire a Tanya Simon che doveva essere fuori da qui entro le cinque. Non discutere il contratto di Sharyn Alfonsi. Non discutere il contratto di Cecilia Vega. Chiamarle semplicemente e dire loro che erano licenziate. Questo è stato maleducato”. E ha aggiunto:

 

“Mandare Draggan Mihailovich alle Risorse Umane per essere licenziato, perché nessuno riusciva a guardarlo negli occhi: questo sì che è stato maleducato”.

 

Secondo diversi testimoni le parole di Pelley sarebbero state accolte da un lungo applauso dei dipendenti presenti.

Inoltre anche numerosi ex giornalisti della CBS avrebbero preso posizione, inviando una lettera aperta alla nuova proprietà chiedendo di garantire l’indipendenza editoriale del programma. Tra i firmatari figurano nomi storici del giornalismo televisivo americano, tra cui Dan Rather e Lowell Bergman.

 

Futuro incerto per il programma

Con i recenti licenziamenti, l’uscita di Pelley e il precedente annuncio dell’addio di Anderson Cooper, altro volto storico del programma, 60 Minutes si ritrova alla vigilia della sua 59ª stagione profondamente indebolito con soli tre corrispondenti a tempo pieno – Lesley Stahl, Bill Whitaker e Jon Wertheim – e la collaborazione continuativa di Norah O’Donnell (‘contributing correspondent’).

 

Per molti osservatori, dunque, ad essere in pericolonon sono solo i posti di lavoro, ma l’identità stessa di 60 Minutes, una trasmissione che per quasi sessant’anni ha costruito la propria reputazione sull’autonomia editoriale e sull’indipendenza dai poteri politici ed economici.

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(Paola Cavaglià - Primaonline)