TRIBUNA
"REPUBBLICA" NON ESCE PER 2 GIORNI. MA ELKANN E
KYRIAKOU TACCIONO
ROMA - La Repubblica non esce per due giorni, 10 e 11
febbraio. La redazione si è riunita in assemblea lunedì 10 e ha preso atto
della relazione del Comitato di redazione: l’Azienda non dà alcuna risposta
sulla trattativa in corso per la vendita del quotidiano. Nessuna spiegazione,
nessuna notizia.
La trattativa è attualmente in esclusiva fra la Exor di John Elkann che controlla
l'editrice Gedi e l'imprenditore-editore greco Theodore Kyriakou. Trattativa
che si sarebbe dovuta concludere entro gennaio 2026, ma è stata prima prorogata
a febbraiio e poi a marzo. Ma lla
redazione non è stata sinoira infornata ufficialmente..
L’assemblea di redazionbè
diventata nel corso del pomeriggio e della serata permanente, così da non
permettere l’uscita del giornale il 1o febbraio e il
Cdr ha anche deciso di proclamare lo sciopero per il giorno successivo, 11
febbraio.
Nel comunicato pubblicato sul sito del quotidiano dal Cdr si
legge: “Ormai da settimane la vertenza del nostro giornale è aperta: sappiamo
che Exor è in trattativa per la vendita di Gedi con il gruppo greco Antenna. Ma
questa trattativa in esclusiva è scaduta lo scorso 31 gennaio, e la società non
ci ha ancora detto se c’è stata una proroga e fino a quando. Le informazioni in
nostro possesso finiscono qui. Abbiamo anche chiesto perché la scelta sia
ricaduta su di un editore sconosciuto ai più e non ad altri che si erano detti
interessati, ed è una domanda che rimane aperta. Ci sono (state) altre offerte?
Se sì, perché non prenderle in considerazione?”.
Il Cdr spiega di aver coinvolto chiunque fosse possibile e
di continuare a farlo “lavorando assieme alle organizzazioni sindacali,
interpellando istituzioni, lettori, partiti, enti pubblici, da Agcom all’European Board for Media Services. Abbiamo fatto il nostro
lavoro giornalistico per tentare di fare luce sulla natura del potenziale
acquirente e ciò che ne è uscito fuori non ci tranquillizza affatto, anzi.
Abbiamo manifestato pubblicamente la nostra rabbia e preoccupazione. In questa
trattativa – lo stiamo denunciando da tempo – manca trasparenza, necessaria e
fondamentale quando in ballo c’è un prodotto che non è solo economico ma uno
strumento di equilibrio di un già fragile pluralismo mediatico. Le nostre
richieste di garanzie, occupazionali e democratiche, sono ad oggi cadute nel
vuoto di fronte a un silenzio ostinato e irrispettoso di chi, per il ruolo che
ricopre, dovrebbe darcele. L’editore John Elkann, infatti, si rifiuta di
incontrare le rappresentanze sindacali”.
Questa è la situazione -dice il Cdr- che stanno vivendo
1.300 famiglie: “Lo spezzatino di Gedi, quel che era il primo gruppo
editoriale italiano, continua indisturbato. Come nel disinteresse generale,
salvo dei sindacati e di chi del proprio lavoro vive, è stato smantellato un
pezzo di industria italiana. Tutto questo mentre gli azionisti ogni anno
portavano a casa dividendi miliardari. La storia di Repubblica e del gruppo
Gedi è paradigmatica. Racconta bene lo strapotere di pochi, senza regole e
senza controlli; il destino incerto dei molti che non hanno ereditato patrimoni
né credono nella legge del più forte e del più furbo; le pavidità e connivenze
di purtroppo molti decisori pubblici, attenti agli interessi delle oligarchie e
meno al bene comune. Questa vicenda non è quindi solo nostra”.
Giornaliste e giornalisti affermano di non avere alcuna
intenzione di rassegnarsi o auto-silenziarsi: “Nel rispetto nostro, della
storia di un giornale che ha appena compiuto 50 anni, e delle lettrici e dei
lettori. Repubblica nasce con un forte senso di identità e appartenenza ad un
sistema di valori ben definito: progressista, antifascista, per la conquista di
nuovi diritti sociali e civili, contro ogni forma di razzismo. Con queste lenti
abbiamo raccontato l’Italia e il mondo per mezzo secolo. La nostra battaglia è
per restare fedeli a tutto questo. A chi ci ha voluto piegare, o a chi magari
vorrebbe ancora farlo in futuro, rispondiamo che siamo ancora qui”.
Procede intanto il progetto dei giornalisti per realizzare una Fondazione
che protegga la testata da cambiamenti di linea e da attacchi all’occupazione.
Un avvocato incaricato dal Cdr sta preparando il testo dello statuto, sulla
base anche di esperienze straniere (Reuters, Guardian, Le Monde, Frankfurter Allgemeine).
Anche sulla vendita de La Stampa
non ci sono informazioni. La trattativa esclusiva è al momento con il Gruppo Sae di Alberto Leonardis. Finora Elkann ha rifiutato
alcune ipotesi che coinvolgevano imprenditori torinesi e piemontesi e che
coinvolgevano primarie assicurazioni e banche nazionali.
La vendita de la Repubblica e de La
Stampa riguarda due dei residui quotidiani che esercitano forte critica nei
confronti del governo Meloni.
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