TRIBUNA

 

"REPUBBLICA" E "STAMPA", UN GRANDE REBUS PER ELKANN

 

TORINO -  Considerato dal mondo finanziario e industriale internazionale un "Re Mida" degli investimenti, John Elkann erede di Gianni Agnelli, cercherà prima o poi di mettere sul binario giusto il settore editoriale italiano che fa capo alla sua Gedi, come in passato ha fatto con quello inglese rappresentato dalla prestigiosa editoriale The Economist. Di questo ne sono convinti i torinesi che lo conoscono bene e coloro che ancora contano nell'imprenditoria piemontese.

 

Alla Gedi fanno capo i quotidiani La Repubblica di Roma e La Stampa di Torino, nonchè il Secolo XIX di Genova, Il Piccolo di Trieste e un gruppo di altri quotidiani locali. Repubblica (diretto da Maurizio Molinari) e Stampa (diretto da Massimo Giannini) pur godendo ancora di un'ottima reputazione tra i lettori da ben due anni continuano a perdere copie e introiti. E i massicci prepensionamenti dei loro giornalisti hanno solo ridotto il numero degli stipendi da pagare, ma i conti aziendali sono rimasti in passivo. E tutti gli imprenditori stranieri o italiani sanno benissimo che quando un'azienda continua a perdere, per cercare di invertire la rotta va sostituito il capo azienda. Ed Elkann è un grande imprenditore.

 

A Torino tutti aspettano le prossime mosse di John, che ai giornali, soprattutto a La Stampa, è molto affezionato (come pure alla Juve). Punterà su nuovi direttori per i due giornali o lascerà gli attuali nella speranza che la loro grande professionalità riporterà Repubblica e Stampa a livelli di vendite più alti? Sostituirà anche il capo della Gedi, Maurizio Scanavino, che insegue ancora l'attivo di bilancio, o ne rafforzerà la posizione?

 

A tutto questo va aggiunto il fatto che siamo in prossimità delle elezioni politiche e appare logico attenderne i risultati. Spesso la politica condiziona le scelte degli editori. Infine c'è la guerra Russia-Ucraina, i cui sviluppi sono stati seguiti da Repubblica e Stampa con molta attenzione e grandi servizi che hanno dato fastidio all'invasore russo, che più di una volta è intervenuto contro i due giornali, la cui linea è però condivisa in pieno dalla Gedi.

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